Cultura

Gianni Farina e Consuelo Battiston 2005 Casola Valsenio (RA)

Facciamo finta (ma forse neanche troppo) che i nostri lettori non conoscano per nulla Gianni Farina se non per il fatto di essere il figlio di, l’amico di, quello che viveva ecc ecc.. Facciamo finta di doverlo presentare ai nostri lettori. Quindi la prima domanda che dovrei porre è:

Che mestiere fai?

Se mi è rischiesta una riposta precisa dico che sono regista, drammaturgo, light and sound designer. Se  posso essere sintetico rispondo che faccio teatro. Ho fondato il gruppo Menoventi nel 2005 insieme agli attori Consuelo Battiston (di Fiume Veneto - un paesino friulano che aluni casolani conoscono bene: nel ‘96 ospitò un raduno degli speleologi) e Alessandro Miele (di Pompei, che ora ha lasciato la compagnia per fondare un suo gruppo a Lecce), ma a volte lavoro per progetti non direttamente connessi a Menoventi. 

Lasciamo perdere le domande del tipo “ma è un mestiere?”,  “ma ci campi?”, e vari altri ma che nascono da questo tipo di risposta. Un aspetto che reputo sempre interessante per un’intervista è conoscere come sono nate le passioni dei miei interlocutori A volte si tratta di un suggerimento dato da un amico, a volte da uno spunto a scuola o da una situazione che si presenta inaspettata. Nel più classico degli schemi una passione nata in famiglia. Nel tuo caso?

È frutto della somma di tanti piccoli passi, non riuscirei a individuare un momento X. Riesco però a ritrovare alcuni momento salienti. Il teatro mi ha sedotto subito dopo le medie,  grazie a una coraggiosa e intensa esperienza che alcuni gruppi romagnoli - allora quasi sconosciuti e ora ai vertici del panorama europeo -  realizzarono tra Casola e Tredozio. Tra questi c’era il Teatrino Clandestino, la formazione della nostra compaesana Fiorenza Menni, che mi fece anche scoprire il Festival di Santarcangelo, una rivelazione mozzafiato per un quindicenne. In seguito, alle superiori, frequentai diversi  laboratori e feci le prime esperienze sul palco, ma le contingenze economiche mi suggerirono di incamminarmi su strade meno incerte: ho fatto il cameriere, metalmeccanico, elettricista… è stato un percorso decisamente atipico per  mio attuale settore, popolato per lo più da persone di un’altra estrazione sociale. Nel 2001 anni ho saputo di un ottimo corso di formazione per attori, proprio a Santarcagnelo, e ho deciso di tentare: mi sono licenziato (era necessaria l’iscrizione all’ufficio di collocamento) senza sapere se avrei superato la selezione e mi è andata bene. Finito quel percorso ho ripreso la vita del cameriere, ma parallelamente non ho più mollato il teatro, fino a quando nel 2005 ho debuttato come regista con il gruppo menoventi. Lo spettacolo è andato molto bene e nel giro di tre anni ho smesso di fare altri lavori per mantenermi. Ovviamente tiro ancora molto la cinghia, il tetro non è la televisione.

Poi sappiamo che il sacro fuoco dell’arte non è sufficiente e diventano necessarie la volontà, la tenacia, la voglia di imparare e di migliorarsi, il bisogno di un maestro. Sbaglio?

Sul maestro posso aggiungere che ho incontrato almeno 4/5 persone che mi hanno cambiato la vita; mi hanno trasmesso curiosità, dedizione, uno sguardo più lucido sulla temibile struttura sociale che il genere umano ha generato. Grinta e argomenti, quindi, ma anche la necessità di avviare una ricerca formale onesta.

E la Fortuna?

Carissimi bimbi,
innanzitutto complimenti a tutti voi per i meravigliosi lavori per il concorso Scaccianoia che ci avete inviato, per noi è stato davvero un piacere leggerli!
Sarebbe bello se anche noi grandi avessimo il vostro stesso dono di saper comunicare con la vostra energia e simpatia anche in questi momenti.
Per questo ci teniamo a ringraziarvi per aver trasmesso freschezza e speranza a queste nostre noiose giornate. Per tutti questi motivi non ci è stato facile stilare una classifica, ma come in tutte le competizioni un vincitore ci deve essere! Perciò... squillino le trombeeeeee!!! 🎺🎺
 
🥇Siamo felici di annunciarvi che il vincitore del nostro primo concorso letterario è TOMMASO LODI con il suo fumetto intitolato “L’invasione del Coronavirus” che si aggiudica un buono gelato presso la gelateria “La Cremeria” un sacchetto di caramelle e dolciumi presso il negozio “Cantagalli Stefania” e un casco da bicicletta gentilmente offerto dal corpo di Polizia Municipale di Casola!
 
🥈Secondi classificati a pari merito: Ludovica Albonetti, Davide Campoli, Mattia Bertaccini e Lucas Lanzoni che vincono un buono gelato presso la gelateria “La Cremeria” e un casco da bicicletta gentilmente offerto dal corpo di Polizia Municipale di Casola!
 
🥉Terzi classificati a pari merito: Elena e Luca Campoli, Asia Nastasi, Angelica Baracani, e Leonardo Lodi. Anche per loro un buono gelato presso la gelateria “La Cremeria”! Pubblichiamo di seguito il fumetto del nostro vincitore Tommaso, nei prossimi giorni saranno pubblicati tutti gli altri racconti. Grazie ancora e complimenti a tutti! Tutti i lavori dei nostri lettori
 
 
 

Dopo due anni di lavoro, è uscito l’ultimo testo per l’insegnamento musicale redatto dal nostro concittadino Renato Soglia, assieme a Pier Giacomo Zauli e a Giuliana Pezzi, edito da Rizzoli (marchio Sansoni per la Scuola), in collaborazione con Erickson.

L’opera, rivolta alle scuole secondarie di primo grado, si suddivide in tre volumi (Fare musica, Ascoltare e comprendere la musica, Generi e forme musicali), ai quali si aggiunge la Guida per gli insegnanti, e si caratterizza come un percorso operativo, graduale e inclusivo.  Operativo in quanto, attraverso i diversi volumi, si può imparare “facendo e ascoltando”, grazie ad attività che possono essere svolte sia singolarmente, sia con l’intero gruppo classe. Graduale poiché è corredato da esercizi e brani di diverse difficoltà, a partire da quelli molto semplici, che permettono di coinvolgere i ragazzi fin dall’inizio del percorso di insegnamento musicale. Infine inclusivo, vista la presenza, al termine di ogni unità, di mappe concettuali a cura di Erickson, che permettono di rappresentare graficamente e in modo facilmente comprensibile a tutti gli alunni (anche a coloro che presentano particolari difficoltà nell’ambito dell’apprendimento), le informazioni presenti nel testo.

I libri includono un repertorio di 260 brani, appartenenti a diversi generi musicali, dotati delle rispettive basi musicali. Esse sono raccolte in 29 cd, la cui realizzazione è stata seguita personalmente dai tre autori. Tutti i volumi hanno anche una versione digitale, grazie alla quale è possibile accedere a vari materiali multimediali (audiolezioni, video, mappe modificabili e basi musicali). Il corso è inoltre affiancato dall’applicazione “HUB MUSIC”: grazie a questa App, gli esercizi e i brani sono disponibili in un ambiente che consente all’insegnante la proiezione degli spartiti in classe e agli studenti uno studio della pratica musicale assistito (grazie al video-metodo) e autocorrettivo (grazie alla funzione tutor, capace di indicare gli errori di esecuzione). HUB Music permette inoltre visualizzazioni facilitate degli spartiti.

Questo testo riserva un’attenzione particolare anche al metodo di studio: ogni lezione è corredata da domande che orientano gli studenti durante la lettura, indicando loro le informazioni principali cui devono prestare attenzione. Inoltre, nelle unità di storia della musica le lezioni terminano con brevi schemi da completare per imparare a schematizzare, che si rivelano utili anche come traccia per l’esposizione orale.

Si tratta di un’opera completa e innovativa per quanto riguarda la didattica musicale, pertanto non possiamo che complimentarci con il Maestro Renato Soglia e con i suoi colleghi per il lavoro svolto!

Adesso la biblioteca di Casola Vaslsenio è chiusa per colpa del Corona-Virus, ma noi del gruppo Lettura continuiamo a leggere e potreste farlo anche voi (Vedi in fondo a questo articolo le modalità di consegna anche durante la quarantena).

Vi proponiamo alcuni libri con un parere, una breve recensione.

Li abbiamo letti in questi giorni di pensieri bui, paure e restrizioni pesanti.

Hanno tutti un comune denominatore: sperare, lottare, avere fiducia, apprezzare!

 

L’EDUCAZIONE di Tara Westover

Un’autobiografia forte e drammatica: Tara è cresciuta in una famiglia mormona sulle montagne dell’Idaho. Non è mai andata a scuola e non è mai stata visitata da un medico. Fin da piccola è stata costretta a lavorare insieme ai genitori, prima come aiutante-levatrice, poi nella discarica del padre. Questa situazione cruda e difficile viene vissuta dalla Tara bambina  come normale, che non può essere modificata fino al giorno in cui scopre “l’educazione”. Spronata da uno dei suoi fratelli inizia a frequentare prima il college poi l’Università. Questo distacco dalla famiglia è lento e doloroso , ma pian piano Tara riesce a capire tutti i soprusi che ha dovuto subire…..scopre la possibilità di emanciparsi.        

(CONSIGLIATO A CHI  VUOLE CONOSCERE  STORIE DI  DONNE VINCENTI!!!)

 

I LEONI DI SICILIA di Stefania Auci

Un romanzo appassionante, fatto di coraggio, ambizione e riscatto sociale. Un romanzo da divorare,nel quale si intrecciano eventi storici ( i moti del 1818, l’epidemia del colera, lo sbarco di Garibaldi) con le vicende personali dei Florio, una delle famiglie più ricche e potenti della Sicilia.

(CONSIGLIATO A CHI VUOLE CONOSCERE LA STORIA  DI  UNA FAMIGLIA VINCENTE)

 

 LA MOGLIE IMPERFETTA B.A. Pari

Possiamo fidarci o no delle nostre intuizioni? Quattrocento pagine che ci conducono negli angoli più oscuri della psiche, un thriller che permette al lettore di immedesimarsi facilmente nella protagonista, riuscendo a percepirne le angosce, i dubbi, i sensi di colpa. Un libro dal finale per nulla scontato che ci invoglia a finirlo per scoprirne la verità. Ma la verità fa intuire un bel domani.

(CONSIGLIATO A CHI, TRA DUBBI, PAURE, ANGOSCE, ANSIE, SCOPRE DI POTERCELA FARE, ANCHE SE TUTT’INTORNO IL MONDO E LE PERSONE MINACCIANO IL NOSTRO EQUILIBRIO)

 

NEL CONTAGIO di Paolo Giordano

Lui è l’autore del famoso “ La solitudine dei numeri primi” un matematico. Dice Giordano che ciò che stiamo attraversando ci svela la complessità del mondo con le sue logiche sociali, politiche, economiche interpersonali e psichiche. Nel contagio siamo un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani. Una bella riflessione. Anche per non sentirci soli ad affrontare questo nemico invisibile. 

(CONSIGLIATO A CHI VUOLE  IMMAGINARE UN CAMBIAMENTO IN MEGLIO DOPO L’EPIDEMIA)

 

LA PESTE di Albert Camus

Avevo letto il libro più di 40 anni fa, da ragazzina.

Mi era piaciuto molto, avevo colto il valore morale dell’impegno contro la peste che l’autore voleva comunicare, mi era piaciuto  il protagonista, medico ed  eroe laico, mi era piaciuta la similitudine  che l’autore poneva tra le epidemie, le guerre, tutto ciò che fa male all’uomo. Ora, nel rileggerlo durante questa  epidemia, mi sono risultati più comprensibili e più vicini i sentimenti di chi, in quella città algerina colpita dalla peste, era tagliato fuori dalla vita a causa di  un nemico invisibile che non perdonava. Sentimenti e sensazioni che appaiono incredibilmente attuali per noi.

(CONSIGLIATO A CHI SA CHE NON SI PUO’ VINCERE SEMPRE, MA CHE SA CHE BISOGNA SEMPRE LOTTARE!!!)

 

TERESA DEGLI ORACOLI di Arianna Cecconi

Una lettura piacevole e coinvolgente, un romanzo suggestivo che fa riflettere su molte situazioni della vita. C’è un gruppo di donne al capezzale della nonna immobile sul letto al centro del salotto: ci sono le figlie Irene e Flora, la cugina Rusi, la badante peruviana Pilar con le sue tradizioni andine e Nina, la nipote che racconta la storia.

Un romanzo per volare un po’ sopra la vita “come nei quadri di Chagall”.

Il saluto definitivo alla nonna, alla storia della sua vita, è vissuto coralmente dall’intera famiglia… Rispetto a ciò che succede oggi (tempo di epidemia) un capolavoro di addio.

(CONSIGLIATO A CHI VUOLE DARE UN SIGNIFICATO ALLA MORTE)

 

STONER di John Williams

“ Stoner”è la storia di un uomo che in apparenza ha una vita desolata, eppure Williams ne fa una vicenda appassionante e profonda che attraversa con grazia chi ha la fortuna di leggerla. E la traccia che lascia è indelebile.

(CONSIGLIATO A CHI APPREZZEREBBE ANCHE UNA VITA MODESTA E TRANQUILLA, SENZA  ESAGERAZIONI)

 

CEDI LA STRADA AGLI ALBERI di Franco Armino

Perennemente parcheggiato sul mio comodino sta, tra i vari libri che vanno e vengono, lo scritto “ Cedi la strada agli alberi”di Franco Arminio, il poeta del silenzio, dei sassi, dei borghi abbandonati, delle piccole insignificanti cose della natura. Un po’ Tonino Guerra, un po’ Rumiz. Lo so che la poesia non è di moda, ma vi assicuro che questo libriccino vi affascinerà. Da leggere e rileggere e rileggere…. Un piccolo assaggio:

“ Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche ad un semplice lampione, ad un muro scrostato…….”

(CONSIGLIATO A TUTTI PERCHE’ TUTTI ABBIAMO BISOGNO DI POESIA; ED ARMONIA; E PERCHE’ TUTTI CREDIAMO CHE LA NATURA CI POSSA SALVARE…….VIRUS A PARTE:::!)

Ed  ora tocca a voi…. Buona lettura!

 

A cura del Gruppo Lettura Biblioteca

 

La biblioteca di Casola si sta organizzando per fare arrivare a casa libri e DVD. Potete inviare le vostre richieste alla mail della biblioteca: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
oppure chiamare i numeri di telefono 054676168 / 0546976522.
Sul catalogo
https://scoprirete.bibliotecheromagna.it/opac/Opac.do
e sulla app di Scoprirete della Rete bibliotecaria di Romagna e San Marino potete vedere in tempo reale le disponibilità.

 

Pubblichiamo su Lo Spekkietto la nuova PLAYLIST della quarantena compilata dal nostro fidato intenditore di musica Manuel Andreotti

- Harry Styles – Adore You – 2019: Voce pazzesca, spruzzatine di funky in un pezzo pop all’ennesima potenza.

- Heaven Shall Burn – Eradicate – 2020: Violenza sonora! Una mazzata metalcore/death “in da face”.

- Lady Gaga – Stupid Love – 2020: singolo che anticipa il nuovo lavoro di Lady Germanotta; sonorità anni ’80 e groove da paura.

- Lamb of God – Memento Mori – 2020: in questo periodo, il pezzo perfetto da ascoltare in cuffia a volume spropositato, pura cattiveria. Testo attualissimo che ne enfatizza la riuscita.

- Dua Lipa – Phisical – 2020: La nuova regina del Pop. Produzione pazzesca e gandissima performer.

- King 810 – Hellhounds – 2020: disagio urbano, schifofrenia in musica. Perla di rara bellezza, in un panorama musicale sempre più privo di fantasia.

- Adele – Someone Like You – 2011: Lo so, qua arrivo tardi, ma come suol dire, “meglio tardi che mai”. Voce incredibile, testo strepitoso!

- Christina Aguilera – Fighter – 2002: che voce ragazzi, CHE VOCE!!! L’Italia si scorda di artisti del genere!

- Pink Floyd – High Hopes – 1994: un disco sublime, l’ultimo di una band leggendaria. Pezzo perfetto per le serate malinconiche forzatamente casalinghe.

- Timoria – Sole Spento – 2001: pezzo “nostalgia”. Testo particolarmente adatto al periodo che stiamo vivendo.

BUON DIVERTIMENTO

Rimandiamo a un nostro articolo del 2015 in cui si svelavano le origini della Marcia Funebre nr.9, la storica colonna sonora che accompagna la processione del Cristo Morto

LUGETE VENERES - finalmente svelato il mistero della “MARCIA FUNEBRE N. 9”

https://www.lospekkietto.it/attualita/2227-lugete-veneres.html

Già da diversi anni si sente spesso parlare di apprendimento online o e-learning. Con il termine apprendimento online (noto anche come apprendimento in linea, teleapprendimento, teledidattica o con il termine inglese E-learning) si indica l'uso delle tecnologie multimediali e di Internet per migliorare la qualità dell'apprendimento facilitando l'accesso alle risorse e ai servizi, così come anche agli scambi in remoto e alla collaborazione a distanza.

Molte istituzioni propongono progetti educativi caratterizzati dalla teledidattica, intesa come percorso didattico rivolto ad utenti aventi difficoltà di frequenza in presenza. Attraverso la teledidattica si facilita la formazione continua e quella aziendale, specialmente per le organizzazioni con una pluralità di sedi.

Tutti i sistemi di e-learning devono possedere alcuni elementi essenziali:

  • l'utilizzo della connessione in rete per la fruizione dei materiali didattici e lo sviluppo di attività formative basate su una tecnologia specifica, detta "piattaforma tecnologica" (learning management system, LMS);
  • l'impiego del personal computer;
  • un alto grado di indipendenza del percorso didattico da vincoli di presenza fisica o di orario specifico;
  • il monitoraggio continuo del livello di apprendimento;
  • la valorizzazione di:
    • multimedialità (l’integrazione tra diversi media per favorire una migliore comprensione dei contenuti);
    • interattività con i materiali (per favorire percorsi di studio personalizzati e l’ottimizzazione dell'apprendimento);
    • interazione umana (con i docenti/tutor e con gli altri studenti, per favorire la creazione di contesti collettivi di apprendimento).

Le caratteristiche che rendono gli oggetti di apprendimento riutilizzabili sono:

  • la facile reperibilità e trasportabilità;
  • la possibilità di gestire gli archivi dei contenuti;
  • l'assegnazione ai singoli oggetti di insiemi di metadati.

Attraverso la piattaforma tecnologica, si gestisce la distribuzione e la fruizione della formazione: si tratta di un sistema gestionale che permette di tracciare la frequenza ai corsi e le attività formative dell'utente. Tutte le informazioni sui corsi e gli utenti restano indicizzate nel database della piattaforma; questo permette all'utente di accedere alla propria offerta formativa effettivamente da qualsiasi computer collegato a Internet, generalmente senza la necessità di scaricare software ad hoc e a volte perfino senza necessariamente consentire attraverso il proprio browser il deposito e la memorizzazione di cookies. L'utente è totalmente delocalizzato e in virtù di ciò risulta più semplice il suo accesso al proprio percorso formativo modellizzato sul server, ovunque e in qualsiasi momento.

Prima serata: 19 maggio Il Cinema Senio ha ospitato la prima serata del Festival “Oriani, il Cardello, il fascino della romagna”, che ha visto come direttori artistici il Maestro Michele Soglia e il Maestro Raffaello Bellavista. Questo primo evento è stato organizzato in collaborazione con la Pro Loco di Casola Valsenio e si inseriva all’interno della manifestazione “Erbe in fiore”. La serata è iniziata con i saluti da parte di Bruno Boni e Maurizio Nati, in rappresentanza della Pro Loco e dell’amministrazione comunale. Dopodiché si sono alternati momenti musicali e interventi da parte di illustri relatori. Ha aperto la serata il baritono Raffaello Bellavista, accompagnato dalla pianista bolognese Maria Laura Berardo, presentando alcune arie d’opera: da “L’elisir d'amore” di Donizetti a Mozart, fino ad arrivare a Bellini e alla struggente “Resta immobile”, tratta dal Guglielmo Tell di Rossini. La musica ha poi lasciato spazio all’intervento di due relatori d’eccezione, Giordano Conti, presidente della Casa Artusi e il principe Maurizio Agosti, attore e maestro delle cerimonie del Carnevale di Venezia. L’incontro tra questi due mondi è stato moderato dal giornalista Pietro Caruso. Il dibattito era incentrato su affinità e differenze tra la cucina tradizionale romagnola e la cucina futurista. Artusi è stato uno dei primi a dar vita al grande romanzo della cucina e si è fatto ambasciatore nel mondo della scienza in cucina e dell’arte di mangiar bene, esportando in tutto il mondo la tradizione culinaria romagnola. Lo dimostrano le innumerevoli esperienze all’estero che vedono protagonista la Fondazione Casa Artusi, la nascita di Accademie in Russia, Filippine e Brasile e le innumerevoli traduzioni in lingue straniere del volume di cucina del grande maestro. La cucina romagnola, come ha ribadito Conti, si fa portavoce nel mondo del valore della convivialità e si fonde con l’intero patrimonio storico e culturale dell’Italia, paese del “bello” e del “buono”. L’attore Maurizio Agosti ha invece indossato magistralmente i panni del futurista Filippo Tommaso Marinetti, autore del “Manifesto della cucina futurista”, il quale rompe con la tradizione e propone un modello decisamente innovativo e alternativo. In linea con gli ideali futuristi, anche il cibo modifica sostanzialmente le sue forme e le sue funzioni. I due relatori hanno quindi messo a confronto alcune ricette, presenti nelle opere di Artusi e di Marinetti, in una sfida tra “cappelletti di romagna – ricetta n° 7” e “pranzo ufficiale futurista” che ha particolarmente appassionato e divertito il pubblico. L’ultimo intervento musicale ha visto protagonista il Duo Bellavista-Soglia, che ha proposto tre brani in linea con gli ideali futuristi di velocità e dinamismo: “Doctor gradus ad parnassum” del compositore francese Debussy, in un arrangiamento per marimba, “Catching shadows” di Ivan Trevino, per pianoforte e marimba, e infine “Heroes”, il famosissimo brano di David Bowie, riarrangiato dai due Maestri ed eseguito con marimba, pianoforte, percussioni e voce baritonale. La serata si è conclusa con un ricco buffet offerto dalla Pro Loco. Seconda serata: 26 maggio La seconda serata del Festival ha visto la partecipazione di due ospiti d’eccezione: Ivano Marescotti e Franco Costantini. Ivano Marescotti ha dapprima deliziato il pubblico con un monologo incentrato sulle differenze dialettali all’interno della Romagna, per poi passare ad un discorso sulla poesia: “la maggior parte delle persone ha una concezione negativa della poesia, ma essa non è avulsa dalla nostra vita, essa fa parte della nostra vita quotidiana!”.

Cari lettori, siamo qui per dare spazio ad un progetto veramente interessante. Si tratta di ABILISSIMI PROTAGONISTI. Nelle testate locali, ma anche nei quotidiani nazionali questo progetto ha avuto un’eco notevole; per chiarire il tutto facciamo qualche domanda al regista e curatore del progetto, il nostro compaesano FABIO DONATINI.

Ciao Fabio. Anzitutto che cos’è ABILISSIMI PROTAGONISTI?

Ciao Riccardo. Abilissimi Protagonisti è una serie di corsi sui mestieri del cinema dedicati a ragazzi disabili. Un corso di sceneggiatura e scrittura, un corso di tecniche di ripresa, un corso di recitazione e un corso di preparazione al set cinematografico. Il tutto è stato ideato per allargare il concetto di cinema all’universo della disabilità.

Come è partita questa idea?

Ricordo un’estate di due anni fa, insieme a Luca Carubelli. Parlammo molto di come poter organizzare qualcosa che potesse coinvolgere i disabili della vallata. Cercare, dopo corsi introduttivi, di fare un breve film che raccontasse in maniera originale e simpatica la vita di un portatore di handicap. Poi come sempre le cose evolvono, cambiano, trovano sostenitori, partner e patrocini. Una grande mano ci è stata offerta soprattutto dalla Pro – Loco di Casola anche se poi il corso si è svolto soprattutto a Imola.

Perché questo nome al progetto?

Perché la disabilità diventa quasi sempre abilità, anzi abilità “superlativa” e il protagonismo, che è un concetto chiave nel cinema, lo diventa anche per i nostri allievi; allievi che si trovano al centro dell’attenzione, al centro dello sviluppo di una storia, nella scrittura di battute e nell’interpretazione di un ruolo nel breve film che vorremmo realizzare.

Chi ha partecipato al progetto?

Il corso è stato organizzato dalla Zarathustra Film e in particolare da Chiara Nicoletti e Marilisa Murgia. I docenti del corso sono stati lo sceneggiatore Christian Poli, il montatore e produttore esecutivo Nicola Spaccucci, il regista Francesco Merini e l’amico attore e cantante Alan Giagni. Io ho seguito il corso di regia e recitazione. L’ufficio stampa, che cura da sempre il progetto, è invece Stefania Pollastri.

Dal numero di articoli apparsi abbiamo potuto notare che il progetto è stato apprezzato?

Molto apprezzato. Uscire nel corriere nazionale per me è un grande onore. Soprattutto le caratteristiche del breve film che vogliamo girare hanno colpito i media. La volontà di rigirare scene famose della storia del cinema sostituendo disabili ad attori normodotati ha colpito un po’ tutti.

E adesso come procederà il progetto?

Abbiamo deciso di far partire un crowfunding per raccogliere i fondi necessari a girare il nostro breve video che ha come coautori e attori tutti i nostri allievi.

Spiega bene ai nostri lettori che cosa è esattamente il crowfunding?

Traducendo dall’inglese siamo di fronte ad un “finanziamento della folla”, un finanziamento dal basso. Esistono piattaforme web che presentano il progetto attraverso un video e un’attenta descrizione del prospetto. La nostra piattaforma è GINGER (www.ideaginger.it), la quale raccoglie i finanziamenti che possono essere effettuati da tutti in maniera molto semplice. Esiste poi un target economico da raggiungere e/o superare in un arco di tempo specifico, il nostro è tre mesi dal primo dicembre. Nel momento in cui il target è raggiunto i fondi ricavati possono essere utilizzati per sviluppare il progetto in questione: ovvero il nostro film. Per chi non conoscesse l’universo del crowfunding consiglio a tutti di navigare sul sito di GINGER e cogliere il potenziale incredibile di questa modalità di finanziamento dal basso.

Nel tuo caso a cosa serviranno queste risorse?

All’indirizzo https://www.ideaginger.it/progetti/se-il-mio-film-avesse-le-ruote-storia-del-cinema-in-carrozza-a-rotelle.html si possono trovare tutte le specifiche e il fine della raccolta, ovvero le riprese di un piccolo film (10 minuti) intitolato “Se il mio film avesse le ruote” dove, come dicevo prima, verranno riprodotte scene cult della storia del cinema reinterpretate da attori disabili. Da Sergio Leone a Murnau, da Federico Fellini a Ridley Scott, sarà come se questi registi avessero avuto a che fare con attori disabili e circostanze sensibili alle questioni della disabilità. Un piccolo film sulla storia del cinema “diversamente abile”.

E se una persona volesse fare una donazione di persona?

Per una donazione di persona nella Vallata di Casola ci si può rivolgere alla Pro Loco nella figura del presidente Boni Bruno (3471714411) oppure alla sostenitrice del progetto Cavallari Claudia (3356666744) lasciando nominativo, cellulare ed e-mail.

Grazie

Intervista a cura di Riccardo Albonetti

 

Il Parco della Vena del Gesso, nonostante la sua limitata estensione, non finisce mai di stupire. Questa importante area carsica dell'Emilia Romagna oltre alle esplorazioni speleologiche, ci regala infatti spesso nuove e importanti testimonianze storico-archeologiche. Che molte delle grotte presenti in questo territorio conservino tracce di frequentazione umana non è mai stato un mistero, ma dopo la scoperta nel 2011 del ruolo giocato dall'estrazione del Lapis Specularis durante l'età romana, molti siti hanno subito importanti rivisitazioni e approfondimenti. Dopo ampi studi abbiamo oggi l'immagine di un luogo in cui la vocazione mineraria ha giocato un ruolo importante almeno per alcuni secoli. Eppure molte delle tracce presenti in diverse grotte conservano ancora un alone di mistero apparentemente di difficile interpretazione. Alla luce di tutto questo, e partendo dall'idea che forse anche in questi casi si potessimo trovare davanti a testimonianze di attività estrattive o comunque legate alla ricerca di risorse naturali, nel 2018 ho avviato una survey in alcuni siti. Una revisione critica di alcuni contesti ipogei, alla ricerca di marcatori e tracce che potessero spiegare una tale frequentazione. Ovvero cercando di identificare un pattern o dei marcatori comuni e la presenza di una qualche risorsa naturale utilizzabile. Inaspettatamente attraverso una minuziosa osservazione dei tre siti archeologici ipogei presi in esame, nello specifico Grotta del Re Tiberio (ER RA36), Grotta della Tanaccia (ER RA114) e Grotta dei Banditi (ER RA384), è emersa una diffusa presenza di tracce di lavorazione che interessavano i sedimenti argillosi, i riempimenti limosi e gli interstrati tra i banchi di gesso. Queste tracce, diverse e da non confondere con quelle lasciate dall'attività speleologica di scavo e d esplorazione, permettevano di riconoscere tanto l'utilizzo di strumenti di metallo quanto altri di forma ignota, ma interessavano sistematicamente i sedimenti contenenti abbondanti ossidi e idrossidi di ferro e manganese. Queste mineralizzazione, diffuse nella serie gessosa, conferiscono spesso a questi fanghi un caratteristico colorito giallastro, rossiccio o bruno. A questo punto è stato facile identificare in questi fanghi una discreta presenza di ocra allo stato nativo. L'ocra, nelle tonalità dal giallo fino al marrone, rappresenta da millenni una risorsa fondamentale in molteplici contesti umani. Si tratta infatti di uno dei primi e più usati pigmenti a scopo decorativo, artistico e rituale. Cennino Cennini, importante artista vissuto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, in un suo trattato sulle tecniche e i materiali usati nella pittura, cosi ci racconta la sua ricerca di questi pigmenti in una grotticella nella Val d'Elsa a sud di Firenze. “...in una grotta molta salvatica, e raschiando la grotta con una zappa, io vidi vene di più ragioni colori: cioè ocria, sinopia scura e chiara, azzurro e bianco... Ancora in nel detto luogo era vena di color negro.” Per il periodo romano, numerosi autori classici, tra cui Plinio e Vitruvio ci raccontano tecniche e modalità estrattive di questi pigmenti, nonché i processi di depurazione e cottura degli stessi. Sempre in ambito romano è arrivata fino a noi, tramite La Mappae Clavicula, la descrizione del pigmento noto come Lapis Fissus, più tardi conosciuto come Terra d'ombra. Un idrossido di manganese particolarmente scuro di cui troviamo abbondanti depositi proprio tra i sedimenti presenti nella grotta di Tiberio. Anche le altre due grotte hanno restituito sedimenti utilizzabili come pigmenti, mentre il confronto con le ricerche realizzati nella Grotta della Monaca, in Calabria, uno dei pochi studi sulle antiche miniere d'ocra, sembrano conferire consistenza all'ipotesi. Proprio da questo confronto è maturata infatti l'ipotesi che anche alcune ulteriori tracce di difficile interpretazione possano legarsi all'attività estrattiva. In particolare la presenza di una sistematica distruzione di concrezioni e crostoni concrezionati nella Grotta dei Banditi, potrebbe essere la traccia proprio di una modalità estrattiva documentata nella grotta calabrese. Per verificare la resa dei pigmenti raccolti, dopo aver depurato e macinato il materiale grezzo, ho realizzato con leganti a base di albumina, prove di colore sia su pietra che su legno. I composti coloranti ottenuti sono risultati perfettamente utilizzabili dal punto di vista artistico. I siti oggetto della survey, hanno una importante storia di scavi archeologici e attraverso i reperti ritrovati, testimoniano una frequentazione protrattasi lungo un ampio arco temporale, principalmente compreso tra l'età del bronzo e l'età romana. Allo stato attuale è impossibile determinare meglio l'entità, l'importanza e la continuità che potrebbe aver avuto l'estrazione dell'ocra in questi luoghi. Appare però fuori di dubbio che una tale risorsa possa aver giocato un ruolo non secondario nella frequentazione di alcuni contesti, magari anche intrecciandosi con altre motivazioni sociali o rituali. A questo punto, c'è da sperare che ulteriori ricerche possano confermare una tale ipotesi. Anche alla luce della recente candidatura delle aree gessose dell'Emilia Romagna come patrimonio Unesco, la presenza di questa nuova potenziale testimonianza storica non potrebbe che arricchire ulteriormente il valore di questa piccola ma importante area carsica.

 

Andrea Benassi

Fare una compilation ai tempi delle musicassette era un rito ed ognuno aveva il suo metodo, c’era chi registrava dalla radio, chi dal televisore, chi preferiva dividerle per generi e chi andava a sentimento, mettendo ai primi posti le canzoni da “smisurare”, in modo da riavvolgere il nastro velocemente ed avere subito pronto il riascolto.
In questa nostra cassettina, tendente al Rock abbiamo raccolto dei brani che negli ultimi mesi hanno catturato la nostra attenzione.

Questo il link per godervela su spotify: https://open.spotify.com/user/rivola/playlist/7KRWvnqnxcDDoqDJuTLXEX 

e questo su YouTube https://www.youtube.com/watch?v=xnUQLnQLQ_M&list=PLWZFMk7czFFXtUc0VEF8khcy0BpIRHdgW

Alessandro Gucciardo

 

Blank Under the Map

I saatelliti delle serie Sentinel sono in grado di fotografare e mostrarci ogni angolo del pianeta e i suoi cambiamenti ogni tre giorni. Vista sotto questa prospettiva, la Terra potrebbe sembrare un posto immerso in un eterno presente, privo di angoli bui. Un posto dove ormai parrebbe impossibile trovare luoghi blank on the map: spazi vuoti sulle carte, capaci di affascinare e raccontare nuove storie proprio perché ancora ignoti. Fortunatamente per la nostra fantasia e umanità, gli speleologi sanno che l’ignoto e l’esplorazione sono un qualcosa ancora oggi vivo e reale. Qualcosa di cui per ora non vediamo la fine. Le chiazze bianche si sono solo spostate divenendo blank under the map, al riparo dall’occhio indiscreto di Sentinel. Seguendo le strade segrete dell’aria e dell’acqua la geografia della Terra è ancora una via da esplorare e percorrere con il proprio corpo. Se poi l’acqua che si decide di seguire è tanta, si possono avere belle sorprese. Come speleologo sono cresciuto leggendo e sognando sui racconti delle esplorazioni di Minye, Nare e delle altre incredibili grotte della Nuova Guinea. Luoghi dove roccia, acqua e vuoto si sono alleati: decisi a rendere difficile la vita agli esploratori. La speleologia tropicale non è tutta uguale. Dopo oltre vent'anni passati ad organizzare spedizioni a cavallo dell'equatore, con gli amici del nostro gruppo ci siamo domandati se non fosse arrivato il momento di andare a caccia di qualcosa di diverso. Non solo chilometri di grandi gallerie fossili, ma anche qualcosa dove l'acqua fosse la vera padrona dei luoghi. La domanda che ci poniamo è semplice: dove si trova il fiume sotterraneo con la maggiore portata? E sopratutto è mai stato esplorato? Nel 2012 sotto il coordinamento del gruppo Acheloos Geo Exploring, nasce così il progetto Call for river, proprio con obbiettivo la documentazione e l’esplorazione dei fiumi sotterranei con il maggiore regime idrico esistenti sul pianeta.

 

Call for river...

Tra carte topografiche, immagini satellitari e calcolo dei bacini idrogeologici scopriamo così come inaspettatamente molti dei maggiori corsi d'acqua sotterranei del pianeta siano ancora inesplorati e in molti casi mai documentati. Il grosso si concentra nell'area del Sud Est Asiatico e dell'Oceania e indubbiamente sull'isola della Nuova Guinea sembrano esserci obbiettivi realmente grandiosi. Nel 2016, una survey nella Bird’s Head, penisola settentrionale di West Papua, parte indonesiana dell'isola, ci convince oltre ogni dubbio. Obbiettivo i grandi trafori idrogeologici e i sistemi carsici che il fiume Aouk-Kladuk ha creato lungo la sua vallata. Con una lunghezza di oltre 250 chilometri su un bacino di oltre 4000 km², si tratta di uno dei principali corsi d’acqua nella Bird’s head peninsula. Originato dal versante meridionale della catena dei monti Tamrau, scorre verso sud-ovest attraversando la grande area carsica del plateau di Ayamaru fino a sfociare nel mare di Seram. La posizione del suo bacino a ridosso della catena montuosa, fa si che intercetti un altissimo regime pluviometrico, che nella parte alta supera i sei metri annui di precipitazioni, portando il corso d’acqua ad avere alla foce una portata stimata nell’ordine di oltre 300 metri cubi al secondo. Proprio la verifica sul campo e l’inizio delle esplorazioni, ci ha confermato che l’Aouk-Kladuk, potrebbe essere quello che stavamo cercando. Lungo la sua vallata il fiume ha infatti creato una serie di grotte e trafori che in alcuni tratti arrivano ad avere una portata media stimata in oltre 180 metri cubi al secondo. Un luogo fatto di acqua e di pietra che s’intreccia con la storia e la mitologia dei Mey Mare, la popolazione che abita le foreste di questa parte della piana di Ajamaru, ma anche con le storie degli antichi esploratori della Nuova Guinea. Odoardo Beccari, primo europeo che visitò l’interno della penisola nel 1873, esplorando la valle del fiume Wa Samson, arrivò a circa una dozzina di chilometri dal fiume Aouk. Ma nel suo ultimo viaggio nel 1875 si reco presso la sua foce, nel golfo di Samei da dove riconobbe e per primo descrisse la lunga dorsale di coni calcarei dove scorre il fiume. Alcuni decenni più tardi, nel 1914 il tenente Gustav Ilgen al comando di una pattuglia di esploratori olandesi riuscì invece a raggiungere e fotografare proprio l’imbocco di uno dei trafori. Nella carta che contribui a produrre, una piccola sigla segna per la prima volta l’esistenza di una parte del corso sotterraneo dell’Aouk. A oltre un secolo da quel primo e unico segno su una carta geografica, la nostra spedizione si propone di seguire il fiume lungo il suo corso, tentando l’esplorazione e la documentazione di questo incredibile patrimonio geologico. Perché anche oggi, nell’era dei satelliti, è ancora tempo per andare a caccia di luoghi e di nuove storie da raccontare.

 

0°57'25”S 132°20'18”E Waykut: unconventional Speleo

Il primo impatto con il grande fiume e le sue grotte è sempre traumatico. Quando lo scorso anno abbiamo iniziato le esplorazioni, alla fine ci siamo salutati sull'onda di un Banjir: più che una piena, un vero e proprio tsunami di fiume. Nonostante tutta la nostra buona volontà, qui di stagioni secche proprio non se ne parla: diciamo che semplicemente non esistono. Cosi anche questa volta i giorni passano esplorando gallerie tra una piena e l'altra. Questa volta quando va bene si gioca con trenta o quaranta metri cubi d'acqua al secondo, quando decide di piovere e va male... beh in quel caso è meglio uscire molto rapidamente. Giocare con così tanta acqua in grotta è strano. C'è un limite sottile che separa il molto divertente dal molto pericoloso. Un limite fatto di velocità dell'acqua, turbolenze, trappole e tronchi. Una speleologia diversa dal solito, dove è tutto un mischiare tecniche e attrezzi. Cosi accanto a caschi e attrezzi da grotta, compaiono corde galleggianti, giubbetti di salvataggio, moschettoni a sgancio rapido, arpioni, taglisagole e perfino una variante delle piccozze da ghiaccio: costruita apposta per risalire controcorrente. Dimenticavo: ovviamente gli immancabili Packraft, i kayak gonfiabili per navigare gallerie e rapide sotterranee! Il tutto per provare a dimenticarci che il fiume e la sua voce fanno veramente paura. D'altronde il luogo esige sicuramente rispetto: Waykut, il luogo delle eclissi, ovvero l'enorme portale dove il fiume scompare, ma anche dove si avviano i morti: la madri e i padri che diventeranno antenati. Antenati dei Mey Mare, ovvero del popolo che abita da tempi immemorabili queste foreste. Aouk è la loro voce. Ma visto che è il fiume dopo il suo viaggio nel sottosuolo ha scavato anche una via per uscire nuovamente alla luce, il luogo da cui ricompare è al contrario uno spazio di nascita e vita. Quan: l'immagine stessa della donna pronta per partorire. Nei racconti del nostro amico Samuel, morte e rinascita si uniscono nel corso sotterraneo del fiume Aouk. Morte e rinascita: devo dire che questi pensieri mi passano nella mente mentre scendo la lunga calata di oltre 150 metri che ci permette di atterrare direttamente davanti al portale. Non è tanto l'altezza a mettere pensiero, quanto la roccia a cui sono attaccato. Calcarenite del Miocene, ovvero un calcare corallino pieno di conchiglie e sabbia. Marc quando l'ha vista ha detto di non aver mai trovato una roccia peggiore per fare armi e piantare chiodi. Siamo stati tutti perfettamente d'accordo. Mentre scendo, guardo perplesso le grosse viti da 12mm di diametro che abbiamo fissato. Thomas è stato più di mezz'ora appeso alla ricerca di un pezzo di roccia solida in cui avvitarle. Il suo ultimo messaggio via radio prima di scendere è stato un laconico “Ok! Ne ho trovato un pezzetto solido grande come una mano!”. Nonostante tutto, alcuni giorni dopo, stringendo in mano la fine dell'ultima corda a disposizione, dobbiamo accettare a malincuore che anche questa volta il fiume è stato più forte di noi. E' buffo essere in mezzo ad una galleria larga quasi quaranta metri, alta oltre settanta e non poter proseguire. Andare avanti a nuoto o in Kayak, non sarebbe certo un problema. Ma in questo tratto, con le sponde completamente e verticali e la fortissima corrente, senza un traverso di sicurezza non ci sarebbe modo di tornare indietro. In tre settimane con l'esplorazione di circa sei chilometri di enormi gallerie abbiamo cominciato a dare una forma ai trafori del fiume Aouk. Una river cave veramente unica, che con i suoi circa 50 metri cubi di portata media, si pone sullo stesso ordine di grandezza della Xe Bang Fai in Laos o del sistema Gebihe in Cina, ovvero tra le due tre più grandi dell'intero pianeta. Ovviamente è solo un arrivederci e la partita con Waykut è solo rinviata al prossimo anno.

 

Kladuk_Ilgen sink

L'Aouk è un fiume che ha tante storie da raccontare, cosi strada facendo decide di cambiare nome è diventare Kladuk. Ormai è enorme, ha oltre 2800 chilometri quadrati di bacino su cui piove sempre: raramente il suo colore non è scuro e limaccioso. Siamo più vicini al mare che alle montagne, ma lui ancora non si è levato il vizio di scomparire sottoterra. Questo è il nostro secondo obbiettivo. Un traforo potenzialmente assurdo percorso da un fiume con una portata stabile di 130-180 metri cubi di acqua al secondo. Le immagini satellitari ci mostrano chiaramente il punto dove il fiume scompare e quello dove ricompare in una enorme rapida di acque bianche. Nel mezzo alcune grandi chiazze nere hanno tutta l'aria di enormi pozzi dove provare a scendere. Quando arriviamo davanti al grande lago dove s'inghiotte, riconosciamo la foto fatta oltre un secolo fa dal tenente Gustav Ilgen, mentre esplorava questa parte della Nuova Guinea. Come allora una enorme catasta di legna ricopre come una lastra di ghiaccio lo specchio d'acqua. Sembra di camminare su terreno solido, ma sotto di noi scorre il fiume. Sul fondo la parete e una bocca larga e bassa. Ci avviciniamo con circospezione, un grande antro prosegue all'interno fino a quella che sembra una parete, un sifone. Qui non si può ne nuotare ne camminare e anche il resto serve a poco, non ci resta che tentare la risorgente a valle. Se a monte il Kladuk scompariva quasi silenzioso nel grande lago, qui dove esce ruggisce con tutta la sua forza. Più che rapide sono vere e proprie onde e anche se è praticamente in magra saranno oltre cento i metri cubi che sputa verso di noi. Purtroppo anche da questo lato l'acqua esce sotto la parete e non ci resta che contemplare la più grande risorgente carsica del pianeta. Nel vicino villaggio di Saluk, conoscono bene il loro fiume e la sua abitudine a nascondersi nel sottosuolo. Cosi il loro Re ci accompagna presso una di quelle macchie scure a metà strada. Dall'alto il ruggito è inconfondibile, sotto questo Tiankeng scorre il Kladuk. Tra foresta e pareti, una lingua d'acqua torna a giorno per settanta metri traversandolo da un lato all'altro. Lo spettacolo è grandioso. Purtroppo anche qui due sifoni ci sbarrano la strada. Abbiamo ancora pochi giorni a disposizione; mentre risalgo penso che avendo più tempo, forse cercando meglio potremmo avere più fortuna. Eppure, allo stesso tempo sono contento di aver vissuto questo luogo incredibile. Pensandoci bene, mi sembra ovvio e giusto che il fiume sotterraneo più grande del pianeta abbia deciso di conservare intatto il suo buio e il mistero. Almeno fino alla prossima spedizione...

Andrea Benassi (coordinatore spedizione Papua 2017)

 

 

 

Partecipanti: Andrea Benassi (Società Speleologica Saknussem), Ivan Vicenzi (Gruppo Speleologico Sacile), Thomas Pasquini (Gruppo Speleologico Piemontese); Katia Zampatti (Gruppo Speleologico Brescia), ; Riccardo Pozzo (Gruppo Speleologico Biellese); Tommaso Biondi, Marc Faverjon e Paolo Turrini.

Un ringraziamento agli sponsors che con il loro appoggio e fiducia hanno reso possibile la spedizione: Petzl; Rodcle Equipment; Korda’s; CT Climbing technology; Kikko Lamp; Repetto Sport; Enomad; AlpackaRaft; Società Geografica Italiana; Società Speleologica Italiana; Museo di Storia Naturale di Firenze; Museo di Sgtoria Naturale di Verona; Unione dei Comuni della Romagna Faentina; Parco regionale della Vena del Gesso; Parco regionale delle Dolomiti Friulane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mestiere dell'archeologo, grazie anche a film come Indiana Jones o alle avventure di eroi dei fumetti, ha qualcosa di estremamente affascinante e di misterioso. Spiegaci anzitutto in cosa consiste. Come ti sei avvicinato all'archeologia?

Occorre precisare fin dal principio che l'Archeologia è a tutti gli effetti una disciplina scientifica, il cui scopo è lo studio delle civiltà e delle culture antiche, basandosi principalmente sulla raccolta, tramite scavo archeologico, sullo studio e sull'analisi delle tracce da esse lasciate nel corso dei secoli, ad esempio monumenti, oggetti d'uso comune e sepolture. In quanto disciplina scientifica l'Archeologia prevede una considerevole preparazione teorica, che deve abbracciare diversi ambiti disciplinari, tra cui Storia, Topografia, Archeometria e quant'altro; per citare il professor Jones: "toglietevi dalla testa città abbandonate, viaggi esotici e scavi in giro per il mondo, noi non seguiamo mappe di tesori nascosti, e la X non indica, mai, il punto dove scavare. Il 70% del lavoro dell'archeologo si svolge in biblioteca, facendo ricerche, leggendo". Per quanto riguarda la mia personale esperienza mi sono avvicinato all'attività archeologica durante il triennio di studi in Storia Antica, da sempre mia grande passione. Grazie ad un mio professore partecipai ad uno scavo archeologico gestito dall'Università di Bologna nelle Marche, e da lì decisi di conseguire la Laurea Magistrale in Archeologia e Culture del Mondo Antico.

So che hai scritto la tua tesi di laurea sul patrimonio archeologico di Casola. Che cosa hai studiato in particolare?

Mi sono concentrato sul periodo più antico della storia casolana, dalle prime testimonianze di presenza antropica, durante il Paleolitico, fino a tutta l'età Romana. Dalla mia ricerca è emerso un quadro di popolamento nella vallata pressoché continuo nel corso dei secoli, con la presenza di siti archeologici di una discreta importanza. Tra i siti più rilevanti abbiamo sicuramente la necropoli umbra, con annesso insediamento, rinvenuta nei primi anni '50 in località Monteroni e databile tra la fine del VI e l'inizio del V a.C. (gli Umbri furono una popolazione italica affine ai più famosi Sanniti e Sabini). Altri siti di particolare interesse sono l'abitato dell'età del Bronzo di Monte Battaglia e le numerose fattorie di età Romana.

Pensi che questo patrimonio possa essere valorizzato? Perché?

Quest’estate  è uscito il libro di racconti (e personaggi )  di Sonia Galliani .

Il libro “ Come le volpi”, edito da “ Tempo al  libro” raccoglie dieci  storie accadute a Casola e dintorni che hanno come protagonisti donne e uomini di diverse età e condizioni, collocate tutte in un passato che noi abbiamo appena sfiorato, ma che è stato il mondo dei nostri genitori e dei nostri nonni, in questo angolo di Romagna . Oggi  possiamo solo intuire, passeggiando lungo i  sentieri e le sterrate, guardando i ruderi delle case che sorgevano in luoghi impossibili, o imbattendosi in  chiese,  anche grandi, in zone dove ora sono solo boschi( chissà da dove giungevano le anime da salvare!?), che lì, su quelle colline, vivevano tante famiglie e tante persone  che si spostavano solamente a piedi, non conoscevano l’automobile, venivano in paese due volte all’anno, frequentavano al massimo tre anni di scuola, producevano quasi tutto ciò di cui avevano bisogno, avevano una conoscenza della terra e della vita che risaliva alle generazioni precedenti, quasi senza mutamenti, da secoli. Leggendo il libro ci si trova immersi in quel mondo “lontano” più dell’effettivo tempo che ce ne separa, quegli odori, quelle abitudini, quel dialetto, quella antica saggezza, quei radicati pregiudizi, quelle incertezze nel trovarsi  in situazioni storiche drammatiche senza conoscere quasi nulla  del mondo di fuori, riemergono dal passato con vivacità e forza e anche con un sorriso.  E pure i  personaggi emergono dal passato tracciati con forza ed energia dall’autrice , quasi mai vittime passive, ma sempre attaccate alla vita e pronte a lottare , oltre le difficoltà, i limiti, le paure.                                                         

Il libro è stato preceduto, come sappiamo, nella storia  e nelle precedenti esperienze dell’autrice, dai “racconti dimenticati” a cui Sonia  è appassionata da quando questa rassegna esiste.

Per la rassegna, chiamata “ La festa dei racconti dimenticati” o “ La notte delle favole”, Sonia ha raccolto , negli anni, una grande quantità di storie e testimonianze, che ha  raccontato con passione e precisione nei cortili  e, leggendo le storie scelte per il libro, sembra di sentire uscire dalle pagine l’ energia e la  meticolosità della sua voce. Energia che serve sia a catturare l’ascoltatore , sia, in questo caso, a catturare il lettore.

 Oltre alle vicende di  quel mondo lontano , sono esaltati i sentimenti della vita , così simili a quelli che viviamo noi: l’amore in primo luogo, la tristezza, la speranza, ma soprattutto una forte voglia di vivere… di vivere…. anche in situazioni difficili!

Prima di rivolgere qualche domanda a Sonia voglio ancora aggiungere che le storie sono state raccolte da Sonia dalla viva voce dei protagonisti o da chi li ha conosciuti e ne ha tramandato oralmente le vicissitudini. Quindi “ testimonianze” che hanno come comune denominatore la fatica della vita in questi luoghi ( che sono poi anche i luoghi della vita universali ): fatica nell’amore per essere accettato, fatica nella guerra, fatica nella povertà, fatica nelle scelte nei periodi bui e difficili della storia, fatica nella morte, la “ fatica” come ci ricorda Donato, il protagonista dell’ultimo e più lungo dei racconti.

Sonia tu sai che sono stati pubblicati molti libri che raccontano del passato  nel nostro angolo di Romagna, cosa ha trovato di nuovo l’editore nel tuo libro che lo ha spinto a pubblicarlo con entusiasmo?

Quando l’editore ha letto la prima stesura dei racconti, che all’inizio erano sei, poi sono diventati dieci, mi ha detto che è stato colpito dalla forza con cui sono stati scritti, per cui gli sono apparsi subito particolarmente “veri”.

Come è nata l’  idea di scrivere un libro?

Io avevo raccolto delle testimonianze dai miei familiari o da conoscenti e le avevo utilizzate per la rassegna dei “ Racconti dimenticati” che si tiene a Casola Valsenio in agosto da ben dieci anni. Nel corso di questa rassegna alcuni casolani si sono cimentati nel raccontare vecchie storie ad un pubblico di bambini ed adulti nei cortili del centro storico di Casola. Oltre ai casolani, nei cortili, hanno narrato storie anche alcuni dei più importanti narratori italiani e non solo italiani. Mi sono  appassionata subito a raccogliere le storie e narrarle, cercando di catturare l’attenzione dei miei piccoli ascoltatori. Il fatto di scriverle è stato un ulteriore lavoro per fare conoscere e non fare cadere nell’oblio tante storie di vita, che mi sono da sempre sembrate degne di essere ricordate.

Sonia ti piace di più scrivere o raccontare? Sono simili le due cose nella tua esperienza?

Per me c’è il momento di raccontare e c’è il momento di scrivere. Però scrivere è un’esigenza di cui ormai non posso fare a meno. Mi piace moltissimo riflettere per comunicare le storie in una modalità espressiva differente . Mi piace  rielaborare le storie che ho conosciuto per renderle  vive, toccanti, indimenticabili.

Tu  hai cercato di raccontare le storie  nel modo più realistico o hai trovato il modo di adattarla alla tua sensibilità?

Le ho rivissute con la mia sensibilità e mi sono accorta spesso che il racconto specifico, locale, aveva comunque una valenza universale, che riguardava anche me , di un’altra generazione ..

Ora che il libro è andato via hai già l’idea di una nuova fatica che ti coinvolgerà?

Molti che hanno letto il mio libro mi hanno chiesto: “ E quando uscirà il secondo? Uscirà presto?”

Per ora però non ci penso. Ho ricominciato a raccogliere del materiale , però per ora “raccolgo” solo, forse presto incomincerò a riscrivere questo materiale, a ripensarlo e reinterpretarlo , poi si vedrà.

Tu sei nata e cresciuta in campagna… e dal libro si capisce la vivacità e l’orgoglio delle tue radici…. hai raccontato la storia degli altri, ma anche un po’ la tua con questo libro?

Per forza è anche la mia storia. Trascrivere e riflettere su queste storie mi ha permesso di affondare ulteriormente le mie radici in questa terra.

Nella mia giovinezza mi sono sentita a volte un po’ “ provinciale” per il fatto di essere nata e vissuta in campagna ( mi chiamavano Heidi!), ma ho avuto, poi, come l’intuizione che questa era la mia ricchezza, una mia risorsa e non un mio limite.

Battute in dialetto, detti vecchi, perle di saggezza contadina sono sedimentate in me quasi a mia insaputa e al momento opportuno, mentre racconto o scrivo, riemergono ad effetto!

A cura di Paola Giacometti

È uscito per la Emil Editrice di Bologna, il romanzo di Pier Ugo Acerbi:

OI, MAROS MAROS                              

Pier Ugo, per i casolani il De, per molti anni ha svolto la sua attività lavorativa all’estero, avviando gli impianti industriali che una nota azienda cooperativa imolese installa in tutto il mondo. Come già per il precedente “… RITORNO IN MAGGIO”, anche quest’ultimo libro trova ispirazione tra i ricordi di un trasfertista, e tra fantasmi di un mondo che non esiste più.

Kromtau, Kazakhistan, URSS. Inverno del 1990, un inverno particolarmente freddo anche per le abitudini della gente, forte e caparbia, che vive da quelle parti.

I personaggi principali del racconto sono Vladia, interprete e autista tuttofare, ma soprattutto persona di cultura, buona e saggia, Anatoly, direttore di fabbrica e uomo subdolo, degno rappresentante della nomenclatura di partito, Avksenty, ragazzo furbo e intelligente tanto da potersi procurare qualsiasi cosa al mercato nero, e Alexandra, cameriera conosciuta in un malandato e squallido posto-ristoro della città:

« Alexandra è russa da parte di madre e kazaca da parte di padre. Per questo motivo, sopra il suo viso slavo si intuiscono lineamenti orientali, in particolare la linea sinuosa seguita dagli zigomi. I capelli biondi e il colore azzurro degli occhi, un azzurro molto molto chiaro, li ha invece ereditati dalla madre. È una ragazza alta e longilinea, e come tutte le persone aggraziate parla sempre a viso aperto, diretta, guardandoti fisso negli occhi, lentamente e con calma. E non sia agita mai. Ha vent’anni e scrive con la sinistra.»

Infine, il protagonista principale del racconto… l’Impero Sovietico al suo tramonto:

«…a giustificare il sacrificio del momento c’erano i freschi e nobili ideali del socialismo… l’avvenire pieno di speranza per i figli.-

Vladia si passa una mano tra i capelli lunghi, che gli cadono sugli occhi, e scopre un viso solenne del quale è difficile dubitare. Riprende a parlare:

-Ma il momento è passato, e sono passati gli anni e poi i decenni. E piano piano la speranza si è spenta, sostituita con l’abitudine al disagio… un disagio continuo e avvilente. Ne è nata una malattia, proprio lì, nella fatiscenza dei caseggiati popolari. Una malattia dalla quale non si guarisce perché quando si vive in mezzo a pidocchi, pulci, topi e scarafaggi… dimmi un po’ tu: come si fa a guarire?... e così il minuscolo appartamento si trasforma nella mano stessa del regime, che ti trattiene, ti opprime e ti contiene come fosse una bara, nei suoi spazi angusti, con il corridoietto dove si passa uno solo per volta, con le parole disperate del vicino che attraversando le sottili pareti divisorie ti raggiungono in ogni angolo della casa. Fino a quando la bara si chiude per davvero e ti portano via in verticale, perché altrimenti non si esce dalla porta.-»