Prima serata: 19 maggio Il Cinema Senio ha ospitato la prima serata del Festival “Oriani, il Cardello, il fascino della romagna”, che ha visto come direttori artistici il Maestro Michele Soglia e il Maestro Raffaello Bellavista. Questo primo evento è stato organizzato in collaborazione con la Pro Loco di Casola Valsenio e si inseriva all’interno della manifestazione “Erbe in fiore”. La serata è iniziata con i saluti da parte di Bruno Boni e Maurizio Nati, in rappresentanza della Pro Loco e dell’amministrazione comunale. Dopodiché si sono alternati momenti musicali e interventi da parte di illustri relatori. Ha aperto la serata il baritono Raffaello Bellavista, accompagnato dalla pianista bolognese Maria Laura Berardo, presentando alcune arie d’opera: da “L’elisir d'amore” di Donizetti a Mozart, fino ad arrivare a Bellini e alla struggente “Resta immobile”, tratta dal Guglielmo Tell di Rossini. La musica ha poi lasciato spazio all’intervento di due relatori d’eccezione, Giordano Conti, presidente della Casa Artusi e il principe Maurizio Agosti, attore e maestro delle cerimonie del Carnevale di Venezia. L’incontro tra questi due mondi è stato moderato dal giornalista Pietro Caruso. Il dibattito era incentrato su affinità e differenze tra la cucina tradizionale romagnola e la cucina futurista. Artusi è stato uno dei primi a dar vita al grande romanzo della cucina e si è fatto ambasciatore nel mondo della scienza in cucina e dell’arte di mangiar bene, esportando in tutto il mondo la tradizione culinaria romagnola. Lo dimostrano le innumerevoli esperienze all’estero che vedono protagonista la Fondazione Casa Artusi, la nascita di Accademie in Russia, Filippine e Brasile e le innumerevoli traduzioni in lingue straniere del volume di cucina del grande maestro. La cucina romagnola, come ha ribadito Conti, si fa portavoce nel mondo del valore della convivialità e si fonde con l’intero patrimonio storico e culturale dell’Italia, paese del “bello” e del “buono”. L’attore Maurizio Agosti ha invece indossato magistralmente i panni del futurista Filippo Tommaso Marinetti, autore del “Manifesto della cucina futurista”, il quale rompe con la tradizione e propone un modello decisamente innovativo e alternativo. In linea con gli ideali futuristi, anche il cibo modifica sostanzialmente le sue forme e le sue funzioni. I due relatori hanno quindi messo a confronto alcune ricette, presenti nelle opere di Artusi e di Marinetti, in una sfida tra “cappelletti di romagna – ricetta n° 7” e “pranzo ufficiale futurista” che ha particolarmente appassionato e divertito il pubblico. L’ultimo intervento musicale ha visto protagonista il Duo Bellavista-Soglia, che ha proposto tre brani in linea con gli ideali futuristi di velocità e dinamismo: “Doctor gradus ad parnassum” del compositore francese Debussy, in un arrangiamento per marimba, “Catching shadows” di Ivan Trevino, per pianoforte e marimba, e infine “Heroes”, il famosissimo brano di David Bowie, riarrangiato dai due Maestri ed eseguito con marimba, pianoforte, percussioni e voce baritonale. La serata si è conclusa con un ricco buffet offerto dalla Pro Loco. Seconda serata: 26 maggio La seconda serata del Festival ha visto la partecipazione di due ospiti d’eccezione: Ivano Marescotti e Franco Costantini. Ivano Marescotti ha dapprima deliziato il pubblico con un monologo incentrato sulle differenze dialettali all’interno della Romagna, per poi passare ad un discorso sulla poesia: “la maggior parte delle persone ha una concezione negativa della poesia, ma essa non è avulsa dalla nostra vita, essa fa parte della nostra vita quotidiana!”. La stessa Divina Commedia, la quale può essere considerata la più grande poesia di tutti i tempi, contiene dei termini in dialetto romagnolo nel XXI canto dell’inferno. Dante ha preso la lingua del popolo e l’ha elevata, e lo stesso hanno tentato di fare alcuni poeti romagnoli, non perdendo però mai di vista l’ironia. Marescotti e Costantini hanno intrapreso un viaggio all’interno della poesia romagnola, partendo da Vincenzo Monti (autore del poemetto “Prometeo” e traduttore dell’Iliade di Omero), passando da Raffaello Baldini e Olindo Guerrini, conosciuto come Stecchetti, e arrivando ad Alfredo Oriani, conosciuto come saggista ma non come poeta, nonostante in gioventù avesse scritto una raccolta di poesie, da lui stesso successivamente criticata. Non sono mancati i riferimenti al grande Giovanni Pascoli, che con la sua poesia “Romagna” ci dona una sintesi suprema della nostra terra: “Sempre mi torna al cuore il mio paese cui regnarono Guidi e Malatesta, cui tenne pure il Passator cortese, re della strada, re della foresta.” Il Duo Bellavista-Soglia per l’occasione ha proposto una rielaborazione in chiave colta alcune cante romagnole. I brani presentati sono stati “Gli scariolanti”, “La majê” (nel quale al duo si è aggiunta la voce della cantante Stefania Cattani) e “Bela burdela”. La serata si è conclusa con il brano “Libertango” di Astor Piazzolla. I Maestri hanno sottolineato l’affinità tra il brano e i temi trattati nel corso della serata: così come Dante aveva nobilitato il volgare, Piazzolla ha nobilitato il tango, portandolo nei grandi teatri di tutto il mondo. Terza serata: 9 giugno La terza serata del Festival si è tenuta nella bellissima location del Cardello ed è stata aperta dai saluti di Erik Lanzoni, presidente dell’IF Imola-Faenza Tourism Company. La Sala Pifferi ha accolto due ospiti d’eccezione: il giornalista Pietro Caruso e il giornalista sportivo Marino Bartoletti, conosciuto sia dal pubblico televisivo che da quello radiofonico per le sue apparizioni in qualità di direttore di Rai Sport e di commentatore del Giro d’Italia. Il dibattito si è sviluppato attorno al tema della passione dei Romagnoli per la bicicletta. Oriani può essere considerato il primo cicloturista della storia, perché ha fatto della bicicletta non solo un mezzo di locomozione, ma anche un mezzo di svago, utilizzato per evadere dai vincoli imposti e vivere esperienze di libertà. Caruso ha sostenuto che proprio questo senso di libertà sia da sempre appartenuto ai Romagnoli, che probabilmente hanno visto nella bicicletta un mezzo per esprimere tale sentimento. Marino Bartoletti ha poi rapito l’attenzione del pubblico con un affascinante racconto sulla storia del ciclismo e sull’importanza che questo sport ha avuto, nel corso della storia, per gli italiani. Fausto Coppi e Gino Bartali, conosciuti come i più grandi ciclisti nella storia dell’Italia, hanno compiuto imprese eroiche a cavallo delle loro biciclette, non solamente nei tracciati del Giro d’Italia: Bartali, durante le persecuzioni degli ebrei in Italia, trasportò all’interno della sua bicicletta documenti falsi per aiutarli ad avere una nuova identità e a sfuggire alla deportazione nei campi di concentramento nazi-fascisti. Un albero nel Giardino dei Giusti, a Gerusalemme, è dedicato a lui. “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca” (Bartali) Il 9 giugno 1940 Fausto Coppi, poco più che ventenne, vinse il suo primo Giro d’Italia, il 28esimo della storia. Il 29esimo iniziò più di sei anni dopo: il giorno dopo la vittoria di Coppi, infatti, Benito Mussolini annunciò l’entrata in guerra dell’Italia. Dopo la fine della Grande Guerra, la Francia, paese vincitore, non organizzò il Tour de France. L’Italia, paese vinto, organizzò invece il Giro d’Italia. Vennero racimolate un centinaio di biciclette, un centinaio di corridori, vennero organizzate delle squadre di sicurezza utilizzando alcune macchine e mezzi bellici. E il Giro d’Italia ripartì, il 15 giugno del 1946. Ripartì in un’Italia distrutta, rasa al suolo dai bombardamenti, un’Italia che aveva perso tutto. Ma non lo spirito che spingeva quei ragazzi a gareggiare, donando nuove motivazioni e nuovi sorrisi agli italiani. Bartoletti ha paragonato Coppi e Bartali, i grandi protagonisti di questo Giro, a Garibaldi, che nel lontano 1861 riuscì ad unire il Paese: “Garibaldi aveva costruito un’Italia che non c’era; loro ricostruirono un paese che non c’era più”. Il Giro partì da Milano e attraversò Napoli, Ancona, Roma, Firenze, Trento, Verona e Trieste, che in quel periodo era una terra straniera. Quel 29° Giro d’Italia passò proprio da Trieste, città per la quale era iniziata la Prima Guerra Mondiale, portando alla città la prima carezza degli italiani. Dopo aver parlato di grandi campioni, Caruso ha chiesto a Bartoletti di parlare dei gregari, di quei ciclisti spesso dimenticati che lavorano affinché il caposquadra possa vincere. Bartoletti ha sottolineato più volte l’importanza di tale ruolo nella squadra, citando due gregari che hanno segnato in modo particolare la storia del ciclismo: Davide Cassani, che ha messo a frutto la sua lunga esperienza e le sue competenze tecniche e divulgative, diventando commentatore televisivo e dirigente sportivo, e Michele Scarponi, l’atleta marchigiano tragicamente scomparso nell’aprile del 2017. Quest’ultimo rinunciò alla vittoria di quella che sarebbe stata la tappa più importante della sua vita per aiutare il suo caposquadra Vincenzo Nibali. Il simbolo della Fondazione Michele Scarponi, nata dopo la sua prematura scomparsa, raffigura il ciclista con un piede a terra, mentre si ferma per lasciar passare gli altri atleti e aspettare il suo caposquadra in difficoltà. Quel giorno Scarponi avrebbe potuto vincere, ma non si è tirato indietro quando gli è stato chiesto di fermarsi. “Scarponi è un atleta che ha fatto della lealtà la sua bandiera” e quel piede a terra non è simbolo di sconfitta, bensì di una grande umanità. Pietro Caruso ha rivolto un’ulteriore domanda a Marino Bartoletti, chidendogli di fare un salto nella storia del ciclismo e di passare dagli anni gloriosi di Bartali e Coppi agli anni ’80, caratterizzati dallo scandalo del doping. Bartoletti ha risposto in modo molto semplice ma non banale: il doping sono gli sponsor e le loro pressioni crescenti, il doping sono i giornalisti sportivi, sono gli organizzatori delle gare, sono gli spettatori, che chiedono di alzare sempre più il livello, in uno sport in cui la fatica fisica è una componente innegabile, in uno sport in cui spesso si sono dovute correre tappe di oltre 390 km. Il doping non va giustificato, ma bisognerebbe, a suo parere, adottare un atteggiamento più indulgente nei confronti degli atleti. L’intervento dei due relatori si è concluso ricordando Marco Pantani, un atleta che è stato in grado di fermare l’Italia, portando tutto il grande pubblico davanti agli schermi televisivi e lungo le strade, per assistere alle sue grandi imprese. Bartoletti ha avuto la fortuna di conoscere personalmente Pantani e, in sua memoria, ha letto un passo del suo libro, nel quale racconta di un compleanno festeggiato assieme a lui e cita alcuni versi del cantautore Francesco Guccini: “Voglio però ricordarti com’eri, pensare che ancora vivi, voglio pensare che ancora mi ascolti e che come allora sorridi…” Il Duo Bellavista-Soglia ha eseguito per l’occasione i tre tempi del concerto “Magellan” del compositore francese Sejourne, ispirato al viaggio del grande esploratore portoghese Ferdinando Magellano. La Sala Pifferi ha accolto per l’occasione numerose stampe e biciclette storiche, appartenenti a collezioni private, tra cui figuravano alcuni pezzi unici: una bicicletta militare, la bicicletta del medico, quella del lustrascarpe e quella dei pompieri. Quarta serata: 16 giugno L’ultima serata del Festival si è aperta con l’Inno di Mameli e con la Marsigliese, ad opera del Duo Bellavista-Soglia e della cantante Stefania Cattani. La musica ha poi lasciato spazio alla storia, e più precisamente alla narrazione, ad opera di Antonio Patuelli, relativa al Risorgimento italiano. Il suo intervento è stato mediato dal giornalista Pietro Caruso e ha riguardato interessanti aspetti del Risorgimento in Romagna, con riferimenti all’influenza dello Stato Pontificio sul territorio, all’impegno politico di Alfredo Oriani e alla vita quotidiana delle persone, che cambiò dopo l’introduzione del matrimonio civile. Dopo la conferenza tenuta dal Presidente dell’ABI Antonio Patuelli, il Duo Bellavista-Soglia, ancora una volta accompagnato dalla cantante Stefania Cattani, ha proposto un repertorio di composizioni popolari legate al periodo risorgimentale e alla cultura francese. Il Festival “Oriani, il Cardello, il fascino della romagna” ha voluto mettere in luce la ricchezza del nostro territorio e delle bellezze che Casola possiede. Ha ospitato numerose personalità appartenenti a molteplici settori culturali, che hanno rapito con il loro sapere l’attenzione e la curiosità degli spettatori. Ad essi si sono aggiunti i M° Bellavista e Soglia, che con la loro professionalità e capacità di coinvolgere il pubblico, hanno presentato in ogni serata repertori affini alle tematiche trattate. I ringraziamenti per la realizzazione di questa ricca rassegna culturale vanno innanzitutto alla neo-nata Accademia del Melo Silvestre, di cui Raffaello Bellavista e Michele Soglia sono rispettivamente Presidente e Vicepresidente. Grande merito va inoltre all’Amministrazione Comunale e alla Pro Loco di Casola Valsenio, che hanno reso possibili le quattro serate. Per ultimi, ma non per importanza, vanno ringraziati i relatori che hanno preso parte a questa rassegna e ovviamente il numeroso pubblico che ha partecipato con grande interesse. Benedetta Landi
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