i ricordi di Nicoletta
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- Scritto da Alessandro Righini
- Categoria: Cultura
I RICORDI DI NICOLETTA CAVINA
Dopo 50 anni oggi è la prima volta che scrivo alcune righe per Lo Specchio/Spekkietto.
Il mio ricordo della vita della redazione va a quelle sere di sabato quando ci si ritrovava tutti insieme ,dopo cena , per finire il giornale e per farlo uscire entro il fine settimana.
C’era chi doveva ancora finire l’articolo, chi con gli ormografi scriveva i titoli, chi incominciava a ciclostilare girando la manovella: io ero una di queste. E finalmente alle prime ore del mattino terminavamo impaginandolo molto soddisfatti. Era molto bello stare insieme e condividere le nostre idee. Ricordo anche quando i nostri amici universitari raccontavano a noi, che vivevamo soprattutto la vita del paese, quello che accadeva a Bologna durante le manifestazioni studentesche. Insieme discutevamo gli articoli appena pubblicati e insieme facevamo proposte per quelli che avremmo scritti per il numero successivo. Voglio ribadire “insieme, nel bene e nel male” come ricorda una vecchia canzone scout, oggi un po’ dimenticata; E’ così che siamo cresciuti. Ora è tutto computerizzato, tutto on-line. Si scrive con la posta elettronica, su Facebook, un computer a testa e con Whatsapp si fa il resto. Ognuno a casa sua e il giornale te lo trovi già fatto e confezionato in una scatola, pronto per la distribuzione.
IL PRIMO FU “MERCURIO” POI VENNE “LO SPECCHIO” CHE GENERO’ “LO SPEKKIETTO”
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- Scritto da Alessandro Righini
- Categoria: Scout
L’ANTEFATTO CIOE’ MERCURIO
Il primo fu “Mercurio” dal nome del messaggero degli dei. Ne uscirono tre numeri, era l’organo di informazione del gruppo scout Casola Valsenio 1° . Quasi nessuno ormai se ne ricorda, salvo alcuni vecchi scout, allora ragazzini ed ora nonni.
Lo si stampava con un ciclostile modello primordiale in dotazione alla parrocchia. C’è qualcuno che si ricorda cosa era un ciclostile? Una cassetta con un paio di rulli, un inchiostratore ed una manovella.
Si preparavano delle matrici in cui un foglio trasparente, una specie di carta velina, incisa dalle lettere di una macchina da scrivere - rigorosamente Olivetti - fungeva da supporto per lo scritto. Immessa una matrice nel ciclostile, questa si inchiostrava avvolgendosi in un rullo, poi dalle lettere incise fuoriusciva l’inchiostro che riproduceva lo scritto imprimendolo nel foglio bianco.
Con un punteruolo apposito si potevano anche incidere rudimentali disegni, tipo graffiti.
Il primo numero di Mercurio uscì il 5 Gennaio 1961 e rappresenta l’inconfutabile testimonianza che lo Scoutismo a Casola Valsenio, anche se consacrato ufficialmente solo nel Maggio del 1963, con la pronuncia delle prime solenni promesse, in realtà esisteva già ben strutturato in una squadriglia libera fin dal 1960.
Nelle tre o quattro pagine di ogni numero di Mercurio troviamo un po’ di vita scout della quadriglia, un po’ di cronaca del paese, un racconto avventuroso di una tipica banda di adolescenti a puntate, qualche barzelletta e financo lo schema di un rudimentale ricettore a distanza di radiotrasmittenti.
Il virus della carta stampata
La pubblicazione di Mercurio durò solo tre numeri ma l’esperienza fu sufficiente per innestare il virus della carta stampata ed il gusto del reportage giornalistico nello scoutismo casolano, un virus che esplose qualche anno dopo e che, salvo una breve pausa di riflessione a cavallo dell’anno 1995 e 1996, aprì una epopea che dura tuttora.
Sfogliare oggi i fogli ingialliti, rudimentalmente stampati e graffitati di Mercurio, con le simpatiche storielle delle avventure di una banda di ragazzi, con le barzellette di una arguzia semplice e disarmante - che tuttavia, forse proprio per la loro freschezza, ancora oggi nel leggerle suscitano un moto di ilarità spontanea e istintiva - e con i severi “pistolotti” di elogio per la validità ed efficacia dei metodi e delle esperienze formative scouts contrapposte al qualunquismo ed al lassismo vigente in buona parte della società, provoca un moto di tenerezza e di simpatia, mista ad un leggero velo di nostalgica commozione per il passato “eroico” degli anni - ahimè! - perduti della giovinezza e per un tempo in cui, nonostante le ristrettezze economiche, tutto sembrava a portata di mano e possibile, compreso un futuro migliore.
Al di qua del mare
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- Scritto da pier ugo acerbi
- Categoria: Attualita
Premetto che lo spirito solidale espresso nella bella poesia di Riccardo è condivisibile e meritoria. Vorrei però sottolineare che scappare dalla guerra attraversando il mare, tra l’altro prendendosi il rischio di finire annegati, non è l’unica opzione. “Al di la dal mare”, parlo dal nostro punto di vista, non tutto è inferno. Esistono nazioni come la Turchia, la Tunisia, l’Algeria e addirittura il Sud Africa per i profughi etiopi e somali, che sono molto più accessibili dell’Italia e dove è possibile trovare un rifugio sicuro per la propria vita e per la propria dignità. L’intenzione espressa da chi preferisce invece “attraversare il mare” è chiara. Non interessa sfollare in attesa che la pace trionfi e sia finalmente possibile il ritorno, interessa piuttosto fare una scelta definitiva: quella di stabilirsi per sempre in Europa. Dunque, una migrazione dove prevale la l’opzione economica. Se così non fosse non si spiega come mai il campo allestito in Turchia tra Bozuyuk e Kutahya, esteso su un territorio che potrebbe comodamente contenere parecchie volte l’abitato di Casola, territorio pieno di casette prefabbricate allineate con una precisione quasi teutonica, sia completamente vuoto. Sono passato li davanti non più di 15 giorni fa e ho chiesto all’autista di fare una sosta per vedere da vicino questa meraviglia che magari farebbe comodo anche da noi per alloggiare i nostri terremotati del centro Italia. Struttura nuova, bella, comoda, attrezzata e… inesorabilmente vuota. Non si tratta quindi di “…brandire bastoni e ricacciare quelle mani da dove sono venute.”, per fortuna la stragrande maggioranza degli europei non pensa a questo.
Al di là del mare
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- Scritto da Riccardo Albonetti
- Categoria: Parole allo specchio
Al di là del mare le terre bruciano
bruciano le case, i campi, i raccolti, le provviste.
Al di là del mare qualcuno piange, ma noi non lo sentiamo
Noi non lo ascoltiamo
Al di là del mare qualcuno scappa
E corre più veloce che può
Le mani si uniscono, si aiutano, si fanno forza.
Una mano grande può contenere una mano piccola, che arranca, che fatica.
A volte alcune mani restano sole e si fermano.
Al di là del mare qualcuno lascia tutto, prende con sé quel poco che può essere utile
Che può servire al di qua del mare.
Al di qua del mare in molti tendono le mani
Stringono le mani più piccole, quelle affaticate, quelle rovinate dal sole e dalla salsedine
Al di qua del mare in tanti, in troppi, non muovono le loro mani
O vorrebbero usarle per brandire bastoni e ricacciare quelle mani da dove sono venute.
Noi siamo di qua dal mare
Noi abbiamo la fortuna di esserci nati, di esserci approdati, di esserci arrivati.
Come si può abbandonare qualcuno in mezzo al mare?
Come si può tollerare di rispedirlo al di là del mare?
A.R.Noi e il cinema
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- Scritto da Jader Cavina
- Categoria: Attualita
Il 28 gennaio 2017 i ragazzi dell’Ape e Fiordaliso sono stati invitati ad un evento molto emozionante, il regista Casolano Fabio Donatini, in collaborazione con la proloco di Casola Vasenio , ha un incontro . lezione sul cinema interamente dedicato a persone che difficilmente avrebbero l’opportunità di vedere e conoscere come nasce un film iniziando dall’idea, la storia,il soggetto e le sceneggiature. La mattinata che si è svolta nell’aula magna delle ex Medie e a visto la partecipazione di molte persone, ad ognuno di noi è stato chiesto quale genere cinematografico piaceva di più, sono state fatte delle riprese e abbiamo anche provato a recitare una piccola parte del copione.
Oltre al regista erano presenti anche una sua collaboratrice, un cameramen e un attore comico di Riolo Terme, Alan Giagni, molto simpatico che ci ha fatto divertire con le sue battute.
Abbiamo pranzato tutti insieme, con polenta al ragù, pizza e dolci, offerti dall’Agriturismo Oriali.
Dopo pranzo siamo andati nel piazzale della chiesa e ci anno illustrato il cortometraggio che intendono realizzare, il cui titolo è “CRONACA ROSA”.
Per realizzare questo cortometraggio e proseguire per proseguire per questa avventura servono finanziamenti e io spero nella generosità di tutti, perché sarebbe davvero molto bello ed entusiasmante poter recitare in un film e dar voce a chi diversamente non ne ha.
A cura di Jader Cavina
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