Intervista a BARBARA BELLINI
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- Scritto da Riccardo Albonetti
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pittura organizzato dall’associazione casolana “Creativi sopra la media”. Lo scorso anno, nel suggestivo contesto del parco del Cardello, la vincitrice è stata la giovane Barbara Bellini, oggi imolese ma che ha vissuto a Casola i primi anni della sua vita. Barbara ha vinto con un bellissimo dipinto che riportiamo in fotografia. Impressionati dal suo lavoro le abbiamo rivolto alcune domande, curiosi di scoprire il suo mondo artistico.
Nella tua esperienza personale che cosa ha fatto scattare la molla di prendere in mano gli strumenti della pittura ed iniziare a dipingere?
Quando è nata questa passione? Quali sono state fino ad oggi le tappe più importanti?
Non saprei esattamente quando è successo, quando è scattata la molla come mi dici tu. Tutti in famiglia disegnano, chi più e chi meno; ho visto spesso mia zia dipingere quadri di Van Gogh, i suoi preziosissimi quadri di Van Gogh appesi per tutta la casa che potremmo o non potremmo avere fatto cadere… E ho visto mia mamma dipingere disegnare e ridipingere nature morte e i suoi amati girasoli che non molla mai. Mi ricordo precisamente però del primo ritratto che ho fatto, ero a casa di mio padre in salotto, avevo probabilmente 14 anni e mi aveva spronato a fare qualcosa di diverso da tigro, Lilo e Stich (avevo visto mia cugina Mayra in Messico disegnarlo su un blocco da disegno ed ero rimasta senza parole, avevo 11 anni e sono tornata a casa con quell’album), Pokemon e quei tatuaggi tribali che andavano di moda, perciò mi ha passato una mia fotografia di quando avevo 4 anni più o meno, che mi ha scattato nella vecchia casa in giardino, nascosta dietro ad un fiore giallo, devo dire che sono rimasta stupita da quanto ci somigliasse a lavoro finito. Poi per molto tempo sono stata lontana dai volti, mi venivano strani, con occhi che non si sapevano mettere d’accordo su dove guardare ed il resto dell’espressione forse un pò distorta, altroché Picasso. Perciò sono passata da paesaggi pochi, a Leoni, molti. Spronata di nuovo dai professori di un corso all’università aperta di Imola di usare fogli più grandi e da me stessa a buttarmi che tanto, di tempo a pensare sopra ce ne passavo comunque, la paura del foglio bianco non è da sottovalutare.
Come descriveresti la tua pittura?
Se dovessi descrivere la mia pittura direi controllata, nonostante finisca per sporcare muro, mobili, persone e facce la mia compresa, a volte per alcuni dettagli mi fondo il cervello, riempiendolo di ma, se e forse, avrei potuto farlo diverso, aggiungere, togliere, spostare..ma lo faccio o non faccio, e se è troppo? Però poi rimane vuoto. Poi, prima o poi mi decido, mi prendo da sola per sfinimento perché magari sto già disegnando dalle 4 di pomeriggio e sono le 2 di notte.
Mi piace e mi viene naturale disegnare, intendo disegnare e basta, non per forza bene, se devo improvvisare qualcosa dal nulla come tante persone ti chiedono di fare quando imparano che sai disegnare, mi rifiuto, perché su due piedi non riesco, mi viene molto difficile, finisco per fare ghirigori a caso e fiorellini stilizzati. Ho bisogno del mio tempo, mi piace ma allo stesso tempo è frustrante, perché sono un po’ "troppo perfezionista" quando disegno, mi hanno detto, che è vero ma non riesco a fare diversamente. Mi piacerebbe poter prendere il carboncino e lasciarlo scorrere sul foglio e creare qualcosa, come ad alcuni succede, ma non succede. Le tappe più importanti direi di averne fatto una cosa mia per me, che poi può piacere e non piacere, ma è principalmente per me e non avere troppa paura di attaccare il foglio che ora è diventato più grande un A4.
Hai vinto la scorsa edizione del concorso "Inquadra". Ci puoi presentare la tua opera (riportata nella foto)?
Per il quadro del Concorso ho preso spunto da un ritratto che ha scattato un fotografo olandese, trovato per caso tramite Instagram, normalmente si occupa di fotomontaggi di suo figlio in ambienti fantastici, popolato da animali e devo dire da idee alle volte pazzesche, questa era una delle poche in bianco e nero, completamente differente dei suoi soliti lavori, l’ho salvato tempo fa, molto prima del concorso, promettendomi come con tante altre foto che l’avrei prima o poi disegnato, in ritardo come sono sempre a fare qualsiasi cosa, a due settimane dal concorso sono andata a spulciare la cartella e l’ho trovata in mezzo a diverse, sempre in attesa e ho deciso di farlo. Una settimana dopo, ovvero il giovedì, due giorni prima del concorso, ho gettato giù le basi, venerdì ho iniziato a colorare un angolino minuscolo, sabato in piena disperazione ho colorato, colorato e colorato, quasi non stop, mi sono fermata a cena dove non sapevo se bere vino perché dovevo rimanere lucida perché dovevo assolutamente finire, o berlo proprio per quello. Ero indietro parecchio e mancavano praticamente ore, ho continuato a disegnare fino alle 4 di notte, la mattina avevo promesso di svegliarmi alle 7, ma alla fine erano quasi le nove, due ore piccolissime per finire di disegnare e ritoccare gli ultimi dettagli. Ne è valsa la pena, fino all’ultimo, però magari quest’anno inizio prima, almeno così mi dico, almeno così non arrivo ad iscrivermi che sembro uscita da un camino. E certo c’è da dire che anche questa è stata una Tappa, non me l’aspettavo e mi è venuto un mini-infarto, se vogliamo dirlo. Mentre mi facevano la foto col quadro tremavo, magari c’è chi non ci ha neanche pensato, mi hanno premiato per qualcosa che ho fatto io, io. Ce l’ho fatta sul serio? Era quello che pensavo tra le orecchie che ronzavano e la mia famiglia che aveva deciso che contenersi dall'esultare è una cosa per altri.
Comunque nel caso in cui, mi mamma ormai lo mostra a qualsiasi persona entri in casa come sia suo figlio, bello cementato al suo muro che dal di lì non se ne va, non come uno dei leoni che avevo disegnato che se n’è andato più di 5 anni fa nella valigia di mia zia verso il Messico. L’ho saputo dopo.
Un sincero grazie a Barbara per la disponibilità
Riccardo Albonetti
Festa di Primavera 2018
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- Scritto da Albo
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- Categoria: Festa di Primavera
Successo per la Festa di Primavera, edizione 2018. A partire da qualche anno la Festa ha ripreso vigore, grazie anche all'impegno della Pro-Loco che è stata capace di introdurre alcune novità e di riempire la giornata con attività, punti di incontro, musica e altro. Alle 15:30 però ha avuto inizio il clou della festa, ovvero la sfilata dei carri allegorici. Non c'è dubbio che per un casolano i carri siano un evento fondamentale della vita del paese, capace di attirare l'attenzione e la curiosità a partire da marzo, quando si iniziano a vedere le sagome in legno, per proseguire dopo la festa, quando i verdetti hanno decretato vincitori e vinti. Come redazione de Lo Spekkietto abbiamo pensato di riesumare un'idea che avevamo avuto anni fa e che non aveva avuto seguito, la GIURIA POPOLARE.
Ovviamente il giudizio che esce da un voto popolare può essere diverso da quello di una giuria di tecnici, e certamente i presupposti teorici, il gusto, la capacità di lettura saranno sicuramente diversi, ma senza dubbio la Festa nasce come un'occasione anche popolare, di riflessione. Perchè allora non dare l'opportunità di esprimere il proprio giudizio personale? Perchè non permettere a tutti di giudicare un lavoro che chiede di essere visto, interpretato e valutato?
L'idea della GIURIA POPOLARE, nelle intenzioni, è quello di dare ancora più valore ai carri che richiedono un impegno, intellettivo, materiale, manuale e creativo notevolissimo. Sappiamo bene che il verdetto della giuria tecnica vale più tutto, ma vincere un trofeo rimane cosa gradita. Forse da quest'anno le società inizieranno a sognare la tripletta (diurna, nottura , popolare)?
La proposta è quindi da subito piaciuta alla Pro-Loco, che l'ha sostenuta, ed anche le società costruttrici dei carri hanno apprezzato la novità. Per dare più forza al voto abbiamo pensato che un premio al vincitore fosse doveroso, e così quest'anno è stata scelta un'opera in ceramica della casolana Paola Pozzi.
L'idea è piaciuta evidentemente anche agli spettattori; infatti un migliaio di persone, moltissime non casolani, hanno espresso la propria preferenza per il carro che li ha colpiti di più. Riportiamo di seguito la classifica uscita dallo spoglio
1°classificato
493 preferenze (46%)
189x94: Fuori di Tela - Extra
2°classificato
354 preferenze (33%)
U-j vò'na biètta - Sisma
3°classificato
225 preferenze (21%)
Invasori - Nuova Società Peschiera
Unità Viniliche V2
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- Scritto da gucci
- Categoria: Cultura
Fare una compilation ai tempi delle musicassette era un rito ed ognuno aveva il suo metodo, c’era chi registrava dalla radio, chi dal televisore, chi preferiva dividerle per generi e chi andava a sentimento, mettendo ai primi posti le canzoni da “smisurare”, in modo da riavvolgere il nastro velocemente ed avere subito pronto il riascolto.
In questa nostra cassettina, tendente al Rock abbiamo raccolto dei brani che negli ultimi mesi hanno catturato la nostra attenzione.
Questo il link per godervela su spotify: https://open.spotify.com/user/rivola/playlist/7KRWvnqnxcDDoqDJuTLXEX
e questo su YouTube https://www.youtube.com/watch?v=xnUQLnQLQ_M&list=PLWZFMk7czFFXtUc0VEF8khcy0BpIRHdgW
Alessandro Gucciardo
Spedizione Speleologica Papua 2017
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- Scritto da Andrea Benassi
- Categoria: Cultura
Blank Under the Map
I saatelliti delle serie Sentinel sono in grado di fotografare e mostrarci ogni angolo del pianeta e i suoi cambiamenti ogni tre giorni. Vista sotto questa prospettiva, la Terra potrebbe sembrare un posto immerso in un eterno presente, privo di angoli bui. Un posto dove ormai parrebbe impossibile trovare luoghi blank on the map: spazi vuoti sulle carte, capaci di affascinare e raccontare nuove storie proprio perché ancora ignoti. Fortunatamente per la nostra fantasia e umanità, gli speleologi sanno che l’ignoto e l’esplorazione sono un qualcosa ancora oggi vivo e reale. Qualcosa di cui per ora non vediamo la fine. Le chiazze bianche si sono solo spostate divenendo blank under the map, al riparo dall’occhio indiscreto di Sentinel. Seguendo le strade segrete dell’aria e dell’acqua la geografia della Terra è ancora una via da esplorare e percorrere con il proprio corpo. Se poi l’acqua che si decide di seguire è tanta, si possono avere belle sorprese. Come speleologo sono cresciuto leggendo e sognando sui racconti delle esplorazioni di Minye, Nare e delle altre incredibili grotte della Nuova Guinea. Luoghi dove roccia, acqua e vuoto si sono alleati: decisi a rendere difficile la vita agli esploratori. La speleologia tropicale non è tutta uguale. Dopo oltre vent'anni passati ad organizzare spedizioni a cavallo dell'equatore, con gli amici del nostro gruppo ci siamo domandati se non fosse arrivato il momento di andare a caccia di qualcosa di diverso. Non solo chilometri di grandi gallerie fossili, ma anche qualcosa dove l'acqua fosse la vera padrona dei luoghi. La domanda che ci poniamo è semplice: dove si trova il fiume sotterraneo con la maggiore portata? E sopratutto è mai stato esplorato? Nel 2012 sotto il coordinamento del gruppo Acheloos Geo Exploring, nasce così il progetto Call for river, proprio con obbiettivo la documentazione e l’esplorazione dei fiumi sotterranei con il maggiore regime idrico esistenti sul pianeta.
Call for river...
Tra carte topografiche, immagini satellitari e calcolo dei bacini idrogeologici scopriamo così come inaspettatamente molti dei maggiori corsi d'acqua sotterranei del pianeta siano ancora inesplorati e in molti casi mai documentati. Il grosso si concentra nell'area del Sud Est Asiatico e dell'Oceania e indubbiamente sull'isola della Nuova Guinea sembrano esserci obbiettivi realmente grandiosi. Nel 2016, una survey nella Bird’s Head, penisola settentrionale di West Papua, parte indonesiana dell'isola, ci convince oltre ogni dubbio. Obbiettivo i grandi trafori idrogeologici e i sistemi carsici che il fiume Aouk-Kladuk ha creato lungo la sua vallata. Con una lunghezza di oltre 250 chilometri su un bacino di oltre 4000 km², si tratta di uno dei principali corsi d’acqua nella Bird’s head peninsula. Originato dal versante meridionale della catena dei monti Tamrau, scorre verso sud-ovest attraversando la grande area carsica del plateau di Ayamaru fino a sfociare nel mare di Seram. La posizione del suo bacino a ridosso della catena montuosa, fa si che intercetti un altissimo regime pluviometrico, che nella parte alta supera i sei metri annui di precipitazioni, portando il corso d’acqua ad avere alla foce una portata stimata nell’ordine di oltre 300 metri cubi al secondo. Proprio la verifica sul campo e l’inizio delle esplorazioni, ci ha confermato che l’Aouk-Kladuk, potrebbe essere quello che stavamo cercando. Lungo la sua vallata il fiume ha infatti creato una serie di grotte e trafori che in alcuni tratti arrivano ad avere una portata media stimata in oltre 180 metri cubi al secondo. Un luogo fatto di acqua e di pietra che s’intreccia con la storia e la mitologia dei Mey Mare, la popolazione che abita le foreste di questa parte della piana di Ajamaru, ma anche con le storie degli antichi esploratori della Nuova Guinea. Odoardo Beccari, primo europeo che visitò l’interno della penisola nel 1873, esplorando la valle del fiume Wa Samson, arrivò a circa una dozzina di chilometri dal fiume Aouk. Ma nel suo ultimo viaggio nel 1875 si reco presso la sua foce, nel golfo di Samei da dove riconobbe e per primo descrisse la lunga dorsale di coni calcarei dove scorre il fiume. Alcuni decenni più tardi, nel 1914 il tenente Gustav Ilgen al comando di una pattuglia di esploratori olandesi riuscì invece a raggiungere e fotografare proprio l’imbocco di uno dei trafori. Nella carta che contribui a produrre, una piccola sigla segna per la prima volta l’esistenza di una parte del corso sotterraneo dell’Aouk. A oltre un secolo da quel primo e unico segno su una carta geografica, la nostra spedizione si propone di seguire il fiume lungo il suo corso, tentando l’esplorazione e la documentazione di questo incredibile patrimonio geologico. Perché anche oggi, nell’era dei satelliti, è ancora tempo per andare a caccia di luoghi e di nuove storie da raccontare.
0°57'25”S 132°20'18”E Waykut: unconventional Speleo
Il primo impatto con il grande fiume e le sue grotte è sempre traumatico. Quando lo scorso anno abbiamo iniziato le esplorazioni, alla fine ci siamo salutati sull'onda di un Banjir: più che una piena, un vero e proprio tsunami di fiume. Nonostante tutta la nostra buona volontà, qui di stagioni secche proprio non se ne parla: diciamo che semplicemente non esistono. Cosi anche questa volta i giorni passano esplorando gallerie tra una piena e l'altra. Questa volta quando va bene si gioca con trenta o quaranta metri cubi d'acqua al secondo, quando decide di piovere e va male... beh in quel caso è meglio uscire molto rapidamente. Giocare con così tanta acqua in grotta è strano. C'è un limite sottile che separa il molto divertente dal molto pericoloso. Un limite fatto di velocità dell'acqua, turbolenze, trappole e tronchi. Una speleologia diversa dal solito, dove è tutto un mischiare tecniche e attrezzi. Cosi accanto a caschi e attrezzi da grotta, compaiono corde galleggianti, giubbetti di salvataggio, moschettoni a sgancio rapido, arpioni, taglisagole e perfino una variante delle piccozze da ghiaccio: costruita apposta per risalire controcorrente. Dimenticavo: ovviamente gli immancabili Packraft, i kayak gonfiabili per navigare gallerie e rapide sotterranee! Il tutto per provare a dimenticarci che il fiume e la sua voce fanno veramente paura. D'altronde il luogo esige sicuramente rispetto: Waykut, il luogo delle eclissi, ovvero l'enorme portale dove il fiume scompare, ma anche dove si avviano i morti: la madri e i padri che diventeranno antenati. Antenati dei Mey Mare, ovvero del popolo che abita da tempi immemorabili queste foreste. Aouk è la loro voce. Ma visto che è il fiume dopo il suo viaggio nel sottosuolo ha scavato anche una via per uscire nuovamente alla luce, il luogo da cui ricompare è al contrario uno spazio di nascita e vita. Quan: l'immagine stessa della donna pronta per partorire. Nei racconti del nostro amico Samuel, morte e rinascita si uniscono nel corso sotterraneo del fiume Aouk. Morte e rinascita: devo dire che questi pensieri mi passano nella mente mentre scendo la lunga calata di oltre 150 metri che ci permette di atterrare direttamente davanti al portale. Non è tanto l'altezza a mettere pensiero, quanto la roccia a cui sono attaccato. Calcarenite del Miocene, ovvero un calcare corallino pieno di conchiglie e sabbia. Marc quando l'ha vista ha detto di non aver mai trovato una roccia peggiore per fare armi e piantare chiodi. Siamo stati tutti perfettamente d'accordo. Mentre scendo, guardo perplesso le grosse viti da 12mm di diametro che abbiamo fissato. Thomas è stato più di mezz'ora appeso alla ricerca di un pezzo di roccia solida in cui avvitarle. Il suo ultimo messaggio via radio prima di scendere è stato un laconico “Ok! Ne ho trovato un pezzetto solido grande come una mano!”. Nonostante tutto, alcuni giorni dopo, stringendo in mano la fine dell'ultima corda a disposizione, dobbiamo accettare a malincuore che anche questa volta il fiume è stato più forte di noi. E' buffo essere in mezzo ad una galleria larga quasi quaranta metri, alta oltre settanta e non poter proseguire. Andare avanti a nuoto o in Kayak, non sarebbe certo un problema. Ma in questo tratto, con le sponde completamente e verticali e la fortissima corrente, senza un traverso di sicurezza non ci sarebbe modo di tornare indietro. In tre settimane con l'esplorazione di circa sei chilometri di enormi gallerie abbiamo cominciato a dare una forma ai trafori del fiume Aouk. Una river cave veramente unica, che con i suoi circa 50 metri cubi di portata media, si pone sullo stesso ordine di grandezza della Xe Bang Fai in Laos o del sistema Gebihe in Cina, ovvero tra le due tre più grandi dell'intero pianeta. Ovviamente è solo un arrivederci e la partita con Waykut è solo rinviata al prossimo anno.
Kladuk_Ilgen sink
L'Aouk è un fiume che ha tante storie da raccontare, cosi strada facendo decide di cambiare nome è diventare Kladuk. Ormai è enorme, ha oltre 2800 chilometri quadrati di bacino su cui piove sempre: raramente il suo colore non è scuro e limaccioso. Siamo più vicini al mare che alle montagne, ma lui ancora non si è levato il vizio di scomparire sottoterra. Questo è il nostro secondo obbiettivo. Un traforo potenzialmente assurdo percorso da un fiume con una portata stabile di 130-180 metri cubi di acqua al secondo. Le immagini satellitari ci mostrano chiaramente il punto dove il fiume scompare e quello dove ricompare in una enorme rapida di acque bianche. Nel mezzo alcune grandi chiazze nere hanno tutta l'aria di enormi pozzi dove provare a scendere. Quando arriviamo davanti al grande lago dove s'inghiotte, riconosciamo la foto fatta oltre un secolo fa dal tenente Gustav Ilgen, mentre esplorava questa parte della Nuova Guinea. Come allora una enorme catasta di legna ricopre come una lastra di ghiaccio lo specchio d'acqua. Sembra di camminare su terreno solido, ma sotto di noi scorre il fiume. Sul fondo la parete e una bocca larga e bassa. Ci avviciniamo con circospezione, un grande antro prosegue all'interno fino a quella che sembra una parete, un sifone. Qui non si può ne nuotare ne camminare e anche il resto serve a poco, non ci resta che tentare la risorgente a valle. Se a monte il Kladuk scompariva quasi silenzioso nel grande lago, qui dove esce ruggisce con tutta la sua forza. Più che rapide sono vere e proprie onde e anche se è praticamente in magra saranno oltre cento i metri cubi che sputa verso di noi. Purtroppo anche da questo lato l'acqua esce sotto la parete e non ci resta che contemplare la più grande risorgente carsica del pianeta. Nel vicino villaggio di Saluk, conoscono bene il loro fiume e la sua abitudine a nascondersi nel sottosuolo. Cosi il loro Re ci accompagna presso una di quelle macchie scure a metà strada. Dall'alto il ruggito è inconfondibile, sotto questo Tiankeng scorre il Kladuk. Tra foresta e pareti, una lingua d'acqua torna a giorno per settanta metri traversandolo da un lato all'altro. Lo spettacolo è grandioso. Purtroppo anche qui due sifoni ci sbarrano la strada. Abbiamo ancora pochi giorni a disposizione; mentre risalgo penso che avendo più tempo, forse cercando meglio potremmo avere più fortuna. Eppure, allo stesso tempo sono contento di aver vissuto questo luogo incredibile. Pensandoci bene, mi sembra ovvio e giusto che il fiume sotterraneo più grande del pianeta abbia deciso di conservare intatto il suo buio e il mistero. Almeno fino alla prossima spedizione...
Andrea Benassi (coordinatore spedizione Papua 2017)
Partecipanti: Andrea Benassi (Società Speleologica Saknussem), Ivan Vicenzi (Gruppo Speleologico Sacile), Thomas Pasquini (Gruppo Speleologico Piemontese); Katia Zampatti (Gruppo Speleologico Brescia), ; Riccardo Pozzo (Gruppo Speleologico Biellese); Tommaso Biondi, Marc Faverjon e Paolo Turrini.
Un ringraziamento agli sponsors che con il loro appoggio e fiducia hanno reso possibile la spedizione: Petzl; Rodcle Equipment; Korda’s; CT Climbing technology; Kikko Lamp; Repetto Sport; Enomad; AlpackaRaft; Società Geografica Italiana; Società Speleologica Italiana; Museo di Storia Naturale di Firenze; Museo di Sgtoria Naturale di Verona; Unione dei Comuni della Romagna Faentina; Parco regionale della Vena del Gesso; Parco regionale delle Dolomiti Friulane.
Risultati elezioni 5/3/2018 Casola Valsenio
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- Scritto da lospekkietto
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Candidati Uninominale Camera 2018 | |||||
voti | % | ||||
PD Partito Democratico | Marco Di Maio | 529 | 33,5 | ||
Civica Popolare | |||||
Insieme | |||||
+ Europa | |||||
MOVIMENTO 5 STELLE | De Bellis Annam. | 365 | 23,1 | ||
Noi con l'Italia UDC | Andrea Cintorino | 553 | 35,0 | ||
Forza Italia | |||||
Lega | |||||
Fratelli d'Italia | |||||
Candidati Uninominale Senato2018 | |||||
voti | % | ||||
PD Partito Democratico | Stefano Collina | 499 | 34,0 | ||
Civica Popolare | |||||
Insieme | |||||
+ Europa | |||||
MOVIMENTO 5 STELLE | Ruffilli Alessandro | 335 | 22,8 | ||
Noi con l'Italia UDC | 520 | 35,4 | |||
Forza Italia | Alberghini | ||||
Lega | Masssimiliano | ||||
Fratelli d'Italia |
Dati esposti nella bacheca del PD | ||||
ELEZIONI POLITICHE 2018 | camera | senato | ||
partiti | voti | % | voti | % |
DESTRE UNITE Forconi | 1 | |||
IL POPOLO DELLA FAMIGLIA | 10 | 0,6 | 11 | |
PARTITO REPUBBLICANO | 3 | 0,2 | 4 | |
POTERE AL POPOLO | 10 | 0,6 | 10 | 0,7 |
CIVICA POPOLARE Lorenzin | 17 | 1,1 | 10 | 0,7 |
INSIEME | 6 | 0,4 | 5 | |
+ EUROPA | 31 | 2,0 | 27 | 1,9 |
PD Partito Democratico | 459 | 30,0 | 445 | 30,9 |
Per una sinistra Rivoluzionaria | 3 | 0,2 | 4 | |
PARTITO COMUNISTA | 20 | 1,3 | 20 | 1,4 |
CASA POUND | 10 | 0,6 | 5 | |
LIBERI E UGUALI | 64 | 4,1 | 52 | 3,6 |
FORZA NUOVA - FIAMMA | 6 | 0,4 | 5 | |
MOVIMENTO 5 STELLE | 347 | 22,6 | 335 | 23,2 |
FORZA ITALIA | 165 | 10,7 | 149 | 10,3 |
LEGA | 335 | 21,8 | 325 | 22,5 |
NOI CON L'ITALIA UDC | 8 | 0,5 | 6 | |
FRATELLI D'ITALIA Meloni | 36 | 2,3 | 33 | 2,3 |
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