Io Maradona non lo ricordo bene. No, non bene. Adesso è facile. Prima ricordare bene non era così ovvio.

Ma ricordo che sembrava bizzarro, l'estate dei Mondiali in Italia, che l'Argentina avesse perso con il Camerun la prima partita della manifestazione.

Molto entusiasmo, nelle campagne di collina come nella piazza del paese, per la sconfitta del talento contro l'impegno. Del prevedibile, contro l'imprevedibile. Ricordo. Molto bene.

Dunque, nella mente di bambini e degli esseri maturi, un tributo inconscio alla sostanza e al caos. Sostanza e caos. Strano, conflittuale forse; ma tutto sommato credibile.

"Hai visto, Maradona ha perso?"

"Hai saputo dell'Argentina?"

"E alla fine non è riuscito a segnare…"

Io pure, che guardavo mio padre caricare pesche susine, che era l'ultimo giorno di scuola credo, che mi confondevo per l'estate in arrivo, io, pure, ne rimasi lieto. Lieto, spensierato e lieto.

Ero lieto perchè uno che non poteva perdere, aveva d'improvviso perso. E perchè i deboli, succede quindi, possono battere i forti.

Bhe, se questa necessità di gioire dell' imprevisto, di sorridere all'incapace che batte il capace, ha un senso, lo ha perchè probabilmente, Maradona, era archetipo di qualcosa di indecifrabile, ma che aveva a che fare con il "non sono belle le cose troppo scontate". Oppure: "A noi uomini piace ciò che non ci aspettiamo". E ancora: "A noi, esseri umani, piace quando un poco mette in difficoltà un tanto". Dunque, se il fato ha creato una sorte dove il poco e il tanto sono in eterno conflitto, questa sorte sarà ammirata, o, almeno, sarà studiata.

Poi sarà amata. Odiata. Amata. Odiata. E amata ancora. In tempi e in spazi diversi, con caos e passione. Sarà il nostro eroe, nemico, condottiero, avversario.

E infatti in quell'estate Maradona non era il buono. Quel pomeriggio del '90 contro il Camerun, Maradona era il cattivo. Era il cattivo, in quella partita con l'Inghilterra, per quegli inglesi che ancora oggi, nei pub, fanno cambiare canale. Era il cattivo, quando pranzava con l'allibratore di Bagnoli, per chi combatteva gli stilemi mafiosi. Era il cattivo.

Ma poi, poi non vuol dire. Poi le cose sono, e basta, e se regali matematicamente più sorrisi che lacrime, l'umano e l'animale, il vegetale non so, tende ad affezionarsi. E cattivo e buono diventano due termini di poco valore, utili solo se guardi Il Trono di Spade o se credi ancora alle finzioni della politica.

Sostanza o talento quindi? Caos o prevedibilità? No, in questo caso, il caso "Maradona", tutto. Tutto insieme. Come, ora che ci penso attento, in quasi tutti quelli che conosco e ho conosciuto.

 

 

È complicato. Lo so. Ma non dobbiamo stupirci degli uomini, dei loro rituali, delle loro slealtà. Mai. È tutto contemplato in millenni di finti conflitti e di finte strette di mano. Di ideologie trasformate in panini e di panini trasformati in ideologie.

È complicato, lo so. È complicato seguire chi stima la follia di un tocco di mano nel 1986, è complicato seguire chi odia la saga della sua microcriminalità antropologica. È complicato seguire chi crea caos, è complicato seguire chi lo odia, il caos.

È complicato astenersi dal dire il proprio parere sul suo rapporto con gli stupefacenti, è complicato ascoltare mio cugino che sostiene di non averlo mai seguito. Di non ricordare dove giocasse, di avere altri problemi, allora e ora. Certo, e ci mancherebbe altro.

Ma, sta chiaro e lampante, che nel 90, perdendo, Maradona aveva creato caos. Figuratevi allora, che poteva succedere quando vinceva. O quando se ne sarebbe andato. E infatti.

E non esiste moderazione nel giudizio e non esiste sentirsi obbligati a dire la propria. Va bene tutto. Lo sfogo da nemico degli eccessi e la malinconia del socialista ingenuo. Va bene tutto. Ma con l'eleganza rabbiosa del sapere, sempre, che al mondo siamo diversi. E di errori ne abbiamo fatti tutti. Bigotti o cubani, siamo nella stessa cazzo di barca.

Ma esiste invece, ed esiste davvero, che il calcio è una cosmologia tipica del pianeta Terra, tipica e articolata, e se capita che sei bravo, molto bravo, a muoverti in questa cosmologia, rischi di poter cambiare il mondo. Le mentalita. Le ideologie. La quotidianità delle giornate altrui. E cambiare, da drogato o da campione, la quotidianità altrui, non è facile. È un dono raro. Maledetto, ma raro.

Che tanto alla fine, e questo ormai lo sappiamo piuttosto bene, contenti tutti, non li ha fatti mai, davvero mai, nessuno.

 

Fabio Donatini

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