C’era un tempo, non troppo lontano, in cui il mondo odorava di paglia, di latte… di letame….
In quel tempo, radunati fra tepidi odori, la gente delle colline e delle prime montagne romagnole trascorreva il tempo freddo filando, giocando e ascoltando le storie del fulesta in quel luogo così familiare da sembrare casa: la stalla.


Ai bambini si insegnava l’astuzia attraverso scioglilingua ed indovinelli, ai più grandi si raccontava la vita attraverso storie fantastiche e favole di ogni sorta, senza tralasciare qualche battuta “grassa” o frase licenziosa.

Con la guerra e soprattutto con la rinascita post bellica, questo mondo è finito, sepolto sotto le macerie delle case rurali distrutte dalle bombe e dall’incuria: la corsa alla città più evoluta, alla pianura più docile ed al lavoro meno faticoso hanno lavato via quella dimensione contadina che tanto aveva (a spesso ancora ha) il significato di vecchio, superato, rozzo.

Abbiamo ripulito le scarpe dalla terra, cosparso gli abiti di profumo, abbiamo scambiato il trattore con l’automobile…. E un’identità fiera e certa per la spersonalizzazione assoluta. Dai contadini della stalla siamo diventati la massa della città… nessuno ci conosce, nessuno si occupa e preoccupa di quel che facciamo… anche se siamo felici o, al contrario, se stiamo soffrendo… siamo i cittadini, tanti fra molti….

Teniamo i bimbi stretti per mano, anche in una piccola piazza di paese, anche in piazza Sasdelli la sera delle favole, quando nulla può accadere perché tutto accade…. E li teniamo stretti, redarguendoli di non allontanarsi dentro a quei cortili nei quali son tornati i fulesta per dirci che c’è una favola anche per noi, solo per noi.

Una favola detta a memoria, uguale a quella recitata dieci minuti prima ad altri occhi e ad altre orecchie, diversa ogni volta perché viva fra le labbra del fulesta che ogni volta inventa, affabula, trasforma…

Cortili come onphalos, ombelichi del mondo, chiusi agli sguardi, aperti sull’infinito cielo stellato, case private fatte ancor più belle nella notte delle favole perché piene di persone, individui che vengono a sedersi sulla pietra, sulla terra a sporcare un po’ gli abiti profumati di gas cittadino e ad ascoltare la vita.

Il potere della fantasia, nel cuore di Casola, ha portato Casola nel cuore nella notte delle favole.

E allora la mano lascia un po’ la presa affinchè questi nostri piccoli bambini possano capire che il tetto della stalla altro non è che un tetto di stelle.



Simonetta Santandrea
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