Recentemente sono stati rinvenuti i bozzetti originali del nostro monumento ai caduti.
Il ritrovamento si deve all’attività e alla perspicacia di Francesca Cortecchia-Conti, nostra concittadina, da molti anni residente a Bologna, dove gestisce una avviata e rinomata “bottega” di antiquariato nella centralissima e chicchissima “Corte Isolani”, raffinato corridoio cittadino che congiunge p.za S. Stefano a Strada Maggiore.
Il nostro monumento ai caduti, inaugurato il 9 settembre del 1923, è opera dello scultore Cleto Tomba, nato a Castel San Pietro nel 1898, poi trasferitosi a Bologna, città in cui studiò, insegnò, esercitò la propria arte e visse sino al 1987, anno della sua morte.


Cleto Tomba è uno degli artisti bolognesi più prestigiosi della prima metà del ‘900.
Cleto, precocissimo, ancora bambino, nella natia Castel San Pietro era solito scappare di nascosto sul greto del fiume dove, con innato talento, si divertiva a modellare statuine di creta che riproducevano personaggi o momenti della sua vita.
Il padre un giorno, preoccupato dalla sua assenza, lo andò a cercare e trovandolo intento al suo passatempo preferito si meravigliò dell’abilità del figlio tanto che, all’età di soli sei anni, dopo un esame pratico, riuscì ad iscriverlo ad una scuola d’arte privata presso lo studio Legnani che aveva sede nel palazzo Ercolani in Strada Maggiore a Bologna.
Dopo le scuole elementari lo scultore andò a studiare presso l’Accademia delle Belle Arti a Bologna, ospite di una zia e successivamente, nel 1912, frequentò la scuola di scultura presso il maestro Barberi.
Nel 1916 riuscì a posticipare la chiamata alle armi di un anno e vinse un premio del Ministero di 50 lire, poi partì come militare per il fronte della Grande Guerra combattendo anche a Caporetto e dove rimase ferito per ben 5 volte.
Nel 1920 congedatosi tornò a Castel San Pietro e nel 1922 vinse il primo premio al concorso per il monumento ai caduti di Imola.
Nel 1923, trasferitosi definitivamente a Bologna, fece amicizia con diversi artisti bolognesi ottenendo anche un lavoro regolarmente retribuito presso l’Accademia Ragazzi. Fra le conoscenze di Cleto Tomba citiamo anche il poeta-scrittore Adolfo Albertazzi, autorevole esponente dell’elite intellettuale bolognese, anch’egli originario di Castel San Pietro e di cui lo scultore tratteggiò un ritratto eseguito sullo stesso foglio su cui erano stati disegnati il bozzetto del monumento, tre propri autoritratti, ed il volto di Cristina Conti e di Giuseppe Sandri di cui parleremo in seguito.
Nel 1933 Tomba ottenne la cattedra presso il Liceo Artistico di Bologna, incarico che ricoprì sino al 1969.
Lo scultore è morto all’età di 89 anni. Agli anni anni ’30 risalgono anche i monumenti celebrativi progettati per Bologna – “Minatori di Ca’ di Landino” del 1933 - e per Castel San Pietro – “Ai caduti di Castel San Pietro “ del 1936.
Tipiche della sua produzione artistica sono piccole statuine che riproducono personaggi della vita comune raffigurati con immediatezza, personaggi che traspirano bontà, ironia e prendono vita in un armoniosità fuori della realtà. Ma vi sono anche le opere più meditate ed è il caso dei monumenti e dei lavori eseguiti su commissione. L’artista era solito fare bozzetti prima di plasmare le sue opere e spesso sono state trovate molteplici riproduzioni incomplete della medesima figura, evidentemente prove che l’artista eseguiva finché non raggiungeva il risultato voluto.
E’ difficile catalogare Tomba, lo scultore ha certamente partecipato alle stagioni artistiche più avanzate: impressionismo, espressionismo, cubismo e futurismo, ma in nessuna di queste correnti è organicamente inquadrabile ed è difficile attribuirgli ascendenze particolari.
Il mio stile è libero – afferma lo scultore – e me lo sono creato da solo. Io non ho soggetti e non voglio averne. Esiste un tipo umano che è uguale dappertutto, nel Texas come a Casola Valsenio, e credo persino in mezzo alla foresta….. e quel tipo è l’uomo.
Ed è con questa inaspettata e curiosa citazione del nostro paese che apriamo la parentesi Casolana dell’artista.
Il nostro monumento ai caduti fu commissionato a Tomba forse in seguito ad un concorso, ma è certo che lo scultore aveva già agganci con certi ambienti casolani, prova ne sia il fatto che fra i disegni ed i bozzetti rinvenuti, come abbiamo già anticipato, figurano anche un ritratto schizzato della “signorina Tina Conti” di Casola Valsenio e soprattutto quello di un certo sig. Giuseppe Sandri, originario anch’egli di Castel San Pietro come Tomba, di professione impiegato di banca, che giunse a Casola nel 1922, vedovo, che qui si risposò nel 1925 con la signora Ferruzzi Assunta nella chiesa di Valsenio e qui visse sino al 1930, anno in cui partì per stabilirsi a Bologna.
E’ al sig. Sandri che va fatto risalire il ritrovamento dei disegni e dei bozzetti, databili fra il 1922 ed il 1923, di cui stiamo trattando, da costui infatti furono conservati gelosamente per molti anni, assieme ad altre opere di artisti emiliano-romagnoli e poi passati suoi eredi.
E’ abbastanza logico arguire che il sig. Sandri, la cui collezione di disegni e bozzetti fa pensare ad una amichevole frequentazione con i migliori artisti della nostra regione, abbia a suo tempo interessato e coinvolto lo scultore - suo conterraneo e certamente suo amico e coetaneo - nella realizzazione del progetto del monumento casolano.Tutto ciò appare ancor più certo se si pensa che il monumento fu proprio realizzato ed inaugurato nei primi anni in cui Sandri visse a Casola Valsenio. Dai documenti rinvenuti, soprattutto da un primo modello in gesso del monumento, si può pensare che l’opera abbia avuto una elaborata gestazione ed è probabile che la prima versione, in cui nel giovane soldato morente traspare una forza rabbiosa e tragica, abbia subito qualche censura. Nell’opera definitiva infatti il soldato caduto, abbandonata la grinta rabbiosa, sembra quasi addormentarsi in pace fra le ali della morte. Non a caso in alcuni recenti riferimenti, sia iconografici che letterari, è stato paragonato ad una figura angelica.
Anche la forma dell’ala dovette essere modificata in corso d’opera rispetto al bozzetto, infatti lo sviluppo molto arcuato della prima versione avrebbe comportato l’impiego di un masso di marmo troppo voluminoso e pertanto lo scultore optò per una forma più lineare.
Notiamo che nella breve biografia sopra riportata sono citati anche il premio che lo scultore vinse per un monumento ai caduti di Imola, e gli altri due monumenti di Bologna e di Castel San Pietro e da ciò si può forse anche arguire che in anche in questo settore il Tomba avesse acquisito una certa esperienza e notorietà, sebbene la sua predilezione fosse soprattutto rivolte a sculture e statuine di piccole dimensioni.

Alessandro Righini

I disegni riprodotti sono di proprietà di Francesca Cortecchia Conti e non sono riproducibili senza specifica autorizzazione della proprietaria
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