L’ANTEFATTO  CIOE’ MERCURIO

Il primo fu “Mercurio” dal nome del messaggero degli dei. Ne uscirono tre numeri, era l’organo di informazione del gruppo scout Casola Valsenio 1° . Quasi nessuno ormai se ne ricorda, salvo alcuni vecchi scout, allora ragazzini ed ora nonni.

Lo si stampava con un ciclostile modello primordiale in dotazione alla parrocchia. C’è qualcuno che si ricorda cosa era un ciclostile? Una cassetta con un paio di rulli, un inchiostratore ed una manovella.

Si preparavano delle matrici in cui un foglio trasparente, una specie di carta velina, incisa dalle lettere di una macchina da scrivere - rigorosamente Olivetti -  fungeva da supporto per lo scritto. Immessa una matrice nel ciclostile, questa si inchiostrava avvolgendosi in un rullo, poi dalle lettere incise fuoriusciva l’inchiostro che riproduceva lo scritto imprimendolo nel foglio bianco.

Con un punteruolo apposito si potevano anche incidere rudimentali disegni, tipo graffiti.

Il primo numero di Mercurio uscì il 5 Gennaio 1961 e rappresenta l’inconfutabile testimonianza che lo Scoutismo a Casola Valsenio, anche se consacrato ufficialmente solo nel Maggio del 1963,  con la pronuncia delle prime solenni promesse, in realtà esisteva già ben strutturato in una squadriglia libera fin dal 1960.

Nelle tre o quattro pagine di ogni numero di Mercurio troviamo un po’ di  vita scout della quadriglia, un po’ di cronaca del paese, un  racconto avventuroso di una tipica banda di adolescenti a puntate, qualche barzelletta e financo lo schema di un rudimentale  ricettore a distanza di radiotrasmittenti.

 

Il virus della carta stampata

La pubblicazione di Mercurio durò solo tre numeri ma l’esperienza fu sufficiente per innestare il virus della carta stampata ed il gusto del reportage giornalistico nello scoutismo casolano, un virus che esplose qualche anno dopo e che, salvo una breve pausa di riflessione a cavallo dell’anno 1995 e 1996, aprì una epopea che dura tuttora.

Sfogliare oggi i fogli ingialliti, rudimentalmente stampati e graffitati di Mercurio, con le simpatiche storielle delle avventure di una banda di ragazzi, con le barzellette di una arguzia semplice e disarmante  - che tuttavia, forse proprio per la loro freschezza, ancora oggi nel leggerle suscitano un moto di ilarità spontanea e istintiva - e con i severi “pistolotti” di elogio per la validità ed efficacia dei metodi e delle esperienze formative scouts contrapposte al qualunquismo ed al lassismo vigente in buona parte della società, provoca un moto di tenerezza e di simpatia, mista ad un leggero velo di nostalgica commozione per il passato “eroico” degli anni - ahimè! - perduti della giovinezza e per un tempo in cui, nonostante le ristrettezze economiche, tutto sembrava a portata di mano  e possibile, compreso un futuro migliore.

 

 

IL VIRUS  SI RIDESTA E NASCE  “LO SPECCCHIO”

Come abbiamo detto il virus covò silente per alcuni anni. Il gruppo scout “Casola Valsenio 1°” si costituì ufficialmente con la solenne  pronuncia delle promesse dei suoi componenti  il 19 Maggio 1963 e con il passare degli anni divenne forte e strutturato.

In una data imprecisata, fra la fine del ’66 e l’inizio del ’67, sulle colline palazzuolesi verso Bibbiana , durante una uscita del clan/noviziato “Ombre Mobili” del gruppo scout casolano, allora guidato da Fabio Piolanti, , il virus del giornalismo si rifece vivo, colpì e suggerì ai rovers l’idea di riprendere l’esperienza di Mercurio con un respiro un po’ più ampio.

Erano anni quelli (gli inizi degli anni ’60) caratterizzati da profondi cambiamenti di carattere economico e strutturale della società. Sotto una superficie ancora apparentemente calma, stava cominciando a ribollire quel fermento e quel rivolgimento di costumi e  di rapporti generazionali e relazionali che esploderanno con eccezionale clamore ed evidenza in tutto l’occidente nei  moti di contestazione della primavera del ’68.

Nel febbraio del 1966 era scoppiato il caso della “Zanzara” un rivista studentesca del Liceo Parini di Milano che, pubblicando una intervista sui temi della sessualità femminile, aveva sollevato grande clamore a livello nazionale e pertanto l’idea di dare vita ad un giornale, pur sulle orme di una prima originale esperienza, suscitò in qualcuno del gruppo  scout un po’ di scetticismo, ma la spinta dei ragazzi del clan fece superare ogni perplessità.

Lo Specchio

Fu così che si decise di procedere a dar vita ad una rivista che, con finalità primariamente educative, stimolasse i ragazzi ad interessarsi ed a riflettere in primo luogo ed essenzialmente sui problemi e sui temi propri della comunità casolana, senza tuttavia trascurare, all’occasione, i più generali problemi dell’etica, della spiritualità, della politica e delle vicende nazionali ed internazionali.

Per la rivista fu scelto il nome “Lo Specchio” perché ritenuto appropriato a definire  uno strumento di comunicazione  in cui i giovani e la comunità casolana potessero ritrovare riflessa la propria immagine, avendo così modo di poterla esaminare, interpretare, commentare, giudicare, leggere  ed all’occasione correggerla.

Quanto questo obiettivo fu centrato ed indovinato lo testimonia soprattutto la rubrica “Lettere al direttore” che fin dai primi numeri ottenne un significativo consenso e partecipazione dei lettori, inaugurando una nuova era ed un nuovo corso nei modi di dibattere e discutere  i propri problemi da parte dei casolani.

La necessità di mettersi in ordine con la legge che regola la pubblicazione di giornali e riviste e che prevede vi sia un direttore responsabile e la registrazione presso il tribunale competente del territorio, fu risolto con l’aiuto dell’amico Bruno Scalini che, su suggerimento del padre, indicò la via da seguire: ovvero l’iscrizione di un membro del clan nell’elenco speciale dell’Ordine dei Giornalisti riservato a coloro che intendono dar vita a pubblicazioni periodiche che trattano specifiche tematiche tecniche o culturali.

Nella fattispecie la specifica tematica e conseguente finalità de Lo Specchio era, come lo è ancora, di natura educativa e legata al metodo educativo scout che con le sue attività tende a formare giovani responsabili, impegnati, e sensibili alle problematiche ed alle esigenze del prossimo ed in particolare della comunità di primo riferimento.

“Estote parati”   recita il motto degli scouts ovvero “Siate preparati”.

Per l’iscrizione all’elenco speciale dei giornalisti era necessario essere maggiorenni e l’unico maggiorenne del gruppo, a quella data, era Alessandro Righini, ovvero il capogruppo che divenne pertanto il direttore responsabile con una qualche perplessità perché non del tutto convinto della validità  e della riuscita dell’operazione.

Quanto le  perplessità del neo direttore fossero poco fondate lo ha poi in seguito abbondantemente dimostrato la tenuta del giornale, giunto oggi al 45° anno di vita, ed il suo stesso personale ininterrotto ed attivo coinvolgimento, spesso fino al collo, nella vita di redazione.

GLI STRUMENTI A DISPOSIZIONE NELLE FASI INIZIALI, GLI AUTORI E GLI ARGOMENTI TRATTATI

La stampante inizialmente usata fu ancora una volta il vecchio ciclostile della parrocchia. La  copertina del 1° numero datato Febbraio 1967 (14 pagine non numerate, piccola pubblicità compresa) raffigura uno specchio portatile stile decò  con i volti di alcuni casolani (Oriani compreso). L’immagine era stata realizzata grafitando con un apposito punteruolo la superficie cerata di una matrice. La disegnò Califfo, al secolo Carluccio Raspanti, che non faceva parte del clan, ne’ del gruppo scout. Un ragazzo di bello spirito,  semplice e poliedrico ad un tempo, popolare novellatore, battutista, cantautore ed appunto disegnatore naif, scomparso purtroppo un paio di anni fa.

In seguito, un po’ più tardi, fu Anna Musiletanzi (per tutti noi Anna Mu ) una vera professionista del disegno, a fare miracoli con il punteruolo arricchendo le pagine con disegni che ancora oggi, considerando la rudimentalità dell’attrezzo, destano ammirazione.

Quando poi si passò alle stampanti offset, come in seguito vedremo, nello staff dei grafici cominciò a brillare il genio e la mano sopraffina di Luisa Sangiorgi che per molti numeri produsse immagini di grande bellezza, fantasia e perfezione. Tanti altri fra i ragazzi e le ragazze di allora si misurarono con le copertine e con ottimi ottimi risultati: ne citiamo solo in velocità alcuni che emergono da una sfogliata veloce dei numeri degli anni settanta: Bruno Poli,  Teresa Montefiori, Luisa Alpi ed altri di cui è rimasto purtroppo solo lo pseudonimo.

C’è da dire che un po’ di dilettantismo garibaldino sul piano formale caratterizza tutta una prima fase del nostro giornale, si può infatti constatare come al posto delle firme in calce agli articoli spesso compaiono solo gli pseudonimi o i nomi “d’arte” ed addirittura come in alcune copertine  manchi il numero o la data del mese e dell’anno di pubblicazione.

Che dire? Eravamo certamente scout, ma anche giovani ed un po’ sessantottini, irruenti e poco sensibili a certe formalità, Ora su defaillances di questo tipo inorridiremmo e sottoporremmo i colpevoli a severe reprimende.

Gli argomenti

Ma torniamo a bomba. Gli argomenti trattati dallo Specchio, come embrionalmente aveva già fatto Mercurio, e come accade ancora ora, sono in gran parte inerenti le problematiche ed i fatti della comunità casolana analizzati in chiave educativa, le attività del gruppo scout, le riflessioni etico, morali, religiose e di costume su temi attuali soprattutto all’interno dell’ambito casolano, la cronaca cittadina, il racconto delle vicende storiche e dei personaggi del nostro territorio, il commento sulla attività amministrativa del comune, sulle attività delle varie associazioni, senza trascurare ovviamente le necessarie puntate su temi di attualità ed importanza nazionale od internazionale quando si rende necessario, ma l’aggancio con la realtà locale è sempre preminente e privilegiato.

I redattori

I redattori sono sempre stati essenzialmente membri del gruppo scout, compreso il parroco don Giancarlo Menetti, o persone che con il gruppo avevano ed hanno allacciato rapporti di collaborazione e confronto. Una menzione speciale comunque va riservata, specie per alcuni periodi di particolare fervore dialettico, ai lettori  che con le loro lettere, comunicazioni, critiche ed interventi hanno animato e stimolato  il dibattito  all’interno della nostra comunità. Non è mancata in diversi momenti, con la rubrica “L’eco della Valle” ma soprattutto  a metà degli anni ’90, una estensione della attività informativa ai due comuni limitrofi di Riolo e Palazzuolo.

Gli epigoni

Va infine detto che, sull’onda dell’esperienza de “Lo Specchio”, vi sono stati diversi tentativi, da parte della sinistra politica organizzata casolana, di dar vita ad altri organi di informazione alternativi e spesso in netta contrapposizione. Ricordiamoli in ordine di tempo “Il Compagno”, “Il Senio” ed “Alta Valle”. Esperienze di varia durata (qualche anno) ma di volta in volta esauritesi e chiuse.

 

RIPARLIAMO DEGLI STRUMENTI TECNICI E DELL’EVOLUZIONE DEL GIORNALE

Un impegno corale

Lo Specchio è sempre stato un giornale particolare perchè fino a tutto il 2003 (compreso i primi anni del nuovo corso con il sopratitolo interno di “Spekkietto” ) è  stato fatto tutto in casa, compresa l’impaginazione, la stampa e la fascicolazione, operazioni fondamentali trattandosi di un giornale; operazioni che hanno sempre coinvolto un gran numero di ragazzi. Per questo  Lo Specchio è sempre stato il frutto di un impegno corale, coinvolgente, una creatura di carta generata da molte volontà e da molte competenze.

Il nuovo ciclostile

Abbiamo già detto del ciclostile e della sede parrocchiale, la famosa stanza del Clan.

Ad un certo punto il vecchio ciclostile venne sostituito da uno più moderno in grado di supportare anche matrici foto-impresse le quali tuttavia, da quanto si può dedurre da alcune note di commento nei redazionali, sono abbastanza costose e pertanto si possono usare solo con estrema parsimonia.

Ciò che più meraviglia nel cercare di ripercorrere la storia della tecnica di stampa utilizzata dalla redazione del giornale è l’estrema esiguità di informazioni che il giornale stesso fornisce sulla propria gestione interna.

I passaggi da una macchina ad un’altra, più che da notizie  espressamente pubblicate, si devono intuire dalla qualità di stampa dei vari numeri.

Ad esempio fino al n. 19 del Gennaio 1969 le pagine del giornale sono stampate solo da un lato, con il n. 20 del Febbraio 1969 le pagine iniziano ad essere stampate su due lati, cosa che potrebbe ipotizzare l’utilizzo di una stampante più efficiente e moderna e quindi si può ipotizzare in questa data il passaggio dal vecchio ciclostile al più moderno “Gestetner”,  tuttavia la qualità dei disegni e della grafica, a parte una maggior accuratezza, è abbastanza simile e quindi rimane un dubbio.

I numeri 11 – 12 e 13 rispettivamente del Febbraio, Marzo ed Aprile 1968 presentano una copertina più raffinata e non stampata con il ciclostile. Nel giornale si parla di notevole sforzo finanziario ma non si fa riferimento a chi e a come siano state fatte stampare.

Si noti tuttavia la regolare scadenza di uscita mensile, e sono numeri di 25 pagine di media.

Con il n° 14 del Maggio 1968 la copertina torna ad essere stampata con il ciclostile, evidentemente non si poteva più sostenere il costo della stampa esterna.

Le copertine dei  numeri 23 e 24 (30 pag di media) rispettivamente del Maggio e Giugno 1969 sono stampate da una ditta esterna e finanziate dalla Pro Loco ( nata anch’essa nel 1967).

La copertina del n° 27 del Dicembre 1969 presenta una novità, infatti è stampata con una matrice foto impressa ed altre pagine di pubblicità, stampate con lo stesso tipo di matrici, si registrano dal n° 31 dell’Aprile 1970 in poi. Segno evidente che a quella data il passaggio dal vecchio ciclostile al nuovo - che poteva anche utilizzare matrici di quel tipo -  è sicuramente avvenuto.

Nel n° 42 del Settembre 1971 si comincia a parlare della necessità di cambiare rotativa ( ??? Forse, al di là del nome altisonante ci si riferisce al ciclostile Gestetner )  perché il tecnico che provvede di tanto in tanto a ripararlo dice che ormai è arrivato alla frutta. Il tecnico  propone l’acquisto di una rotativa elettrica. Forse si riferisce già alla piccola rotativa della Rotaprint offset  che poi acquisteremo.

Rimane il dubbio della precisazione “elettrica” dal momento che anche la fotocopiatrice Gestetner ci par di ricordare che fosse elettrica.

La prima Rotaprint

Una cosa è certa il numero 46 del Gennaio 1972 è stampato con la piccola rotativa offset Rotaprint (una marca inglese) e nel n° 49 dell’Aprle 1972 Maurizio Montefiori cita testualmente la rotaprint nel suo articolo a pag. 3.

La Rotaprint in questione, come già specificato, era una stampante offset ovvero una macchina che utilizza matrici che agiscono come nel sistema litografico. La matrice piana, che può essere sia di materiale cartaceo (nei modelli più piccoli) ma soprattutto in lastra di alluminio, viene impressa in vari modi (quella in alluminio essenzialmente con metodi che sfruttano il principio della fotosensibilità) poi viene posta nel sistema de i rulli della stampante che la inchiostrano e provvedono a trasmettere l’inchiostro sul foglio di carta ricevente.

E’ un sistema che, se ben utilizzato, fornisce stampe di ottima qualità e di grande nitidezza.

La nostra prima Rotaprint era uno dei modelli più piccoli e stampava pagine di formato 21x31 appena poco più del formato A4.

Le matrici di carta servivano per il testo scritto e vi si poteva scrivere direttamente sopra con una macchina da scrivere e pure disegnare con apposite penne. Le matrici di alluminio, fotosensibili e più costose,  si usavano soprattutto per le foto o per i disegni che, realizzati su supporti trasparenti, venivano poi incisi sulla matrice stessa tramite lo schermo luminoso di una apposito fotoincisore.

Una foto della redazione di quegli anni ritrae la piccola Rotaprint che spunta nella sua parte superiore fra il gruppo di redattori che le si stringono attorno.

Primo trasferimento della sede della redazione

Intorno alla metà degli anni ‘70 (forse nel 1976 ?) la sede de Lo Specchio si sposta dalla parrocchia al vicino ex laboratorio di Poggiali Giuseppe (Pine’ l’orologiaio) in via Card. Soglia, 21. La scelta è determinata anche dal desiderio di evitare l’equivoco che il giornale venga recepito come un organo della parrocchia e non , come invece è, lo strumento di comunicazione di una associazione dotata di una propria autonomia (il gruppo scout) anche se fortemente legato per tradizione e condivisione di ideali etici e spirituali con l’entità religiosa. Sono infatti anni di grande fermento politico, di accese discussioni e di messa in discussione dei vecchi paradigmi educativi e si conviene che è bene che l’ente parrocchiale sia messo al riparo da eventuali eccessi di polemica o da prese di posizioni non ortodosse o comunque discutibili rispetto alle indicazioni ufficiali della Chiesa cattolica.

 

La leggendaria Rotraprint R 90

Nel 1976 il clan acquista una macchina stampante offset Rotaprint più grande e professionale, pesante 6 quintali,  in grado di stampare fogli di formato doppio rispetto alla prima Rotaprint e con un sistema di rulli, di inchiostrazione e di regolazione abbastanza complessi. La nuova rotativa (celebrata e ricordata anche in alcuni romanzi di Cristiano Cavina) fa la sua apparizione, assieme alla sorella minore,  nella copertina del n. 87 del dicembre 1976 all’interno della nuova sede della redazione in via Card. Soglia 21. Nel contempo  matura anche l’idea, che poi si rivelerà un po’ troppo ambiziosa,di dar vita ad una vera e propria attività tipografica tramite la costituzione di una apposita cooperativa.

La cooperativa Culturale Luigi Sasdelli

Il 17 Febbraio 1977 si costituisce infatti  la Coop. Culturale Luigi Sasdelli alla presenza del notaio Paolo Baruzzi di Faenza.

Il nome della cooperativa si riferisce al nome del noto martire antifascista casolano ucciso la sera del 9 Gennaio 1922 da alcuni squadristi sul portone della sua casa che si affacciava sulla attuale omonima piazza.

Luigi Sasdelli era un tipografo, militante nel partito socialista, una persona misurata, responsabile ma anche decisa e determinata che aveva particolarmente a cuore il problema di coltivare l’educazione del popolo ed in particolare della classe operaia. E’ per questa sua valenza di educatore e di tipografo e di combattente per la giustizia e la libertà che la redazione  ritiene di poterlo prendere a simbolo e ad esempio per l’attività della cooperativa.

Anche il Gruppo Scout sposta la sua base a Prugno dove è parroco Don Angelo Figna

Nel n° 95 del dicembre 1977 si da notizia di una sofferta decisione assunta dal Gruppo Scout che, pur essendo intenzionato a svolgere la propria attività essenzialmente al servizio della parrocchia di Casola, sposta la propria sede nella canonica della parrocchia di Prugno.

E’ una decisione pesante che fa seguito ad uno stato di tensione che si era verificato all’interno del gruppo stesso  nei rapporti con alcuni componenti che, unitamente a nuovi coadiutori pro tempore del parroco don Giancarlo Menetti, criticavano certe aperture cultural/ideologiche che il gruppo da qualche anno stava affrontando, cercando di indirizzarle a degli sbocchi positivi e compatibili con l’etica dello scoutismo cattolico.

Bisogna mettere in conto il clima di acceso dibattito politico e di grande fermento e rivolgimento dei costumi e delle idee del  mondo giovanile (e non solo) di allora e del sorgere di nuovi movimenti all’interno della Chiesa promotori di una concezione di vita e metodologie educative  legate ad una interpretazione più integrale e rigida di certi dettami della Chiesa rispetto a quanto  non avvenisse tradizionalmente nello scoutismo.

Lo scoutismo, compreso quello cattolico, pur essendo basato su precisi presupposti etici e morali, ha sempre mantenuto una visione ampia ed aperta sul mondo ed ha sempre mantenuto una propria autonomia organizzativa e di relazione. Soprattutto ha sempre utilizzato un metodo dialogico ed aperto verso le istanze giovanili, pur nel rispetto di saldi principi di fondo.

Di fronte alle problematiche, alle istanze ed agli interrogativi che emergevano prepotentemente nel mondo giovanile di quegli anni - e che a volte portavano anche a prese di posizioni discutibili da parte di qualcuno - occorreva pazienza, capacità di ascolto, di confronto ed eventualmente azioni correttive intelligenti e lungimiranti. Prevalse invece l’impazienza e la tendenza allo scontro.

Il clima in parrocchia si fece pesante, il parroco Don Menetti, il nostro “Arci”, che fino ad allora era sempre stato pazientemente vicino al gruppo scout, cominciò a manifestare segni di insofferenza ed a dare più credito alle critiche dei  nuovi coadiutori ed al gruppetto di giovani che li seguivano. Dall’altra parte del gruppo ci fu un corrispondente irrigidimento e si finì con il convenire che sarebbe stato meglio cambiare ambiente per riacquistare serenità.

Ai problemi sopraccennati poi si aggiungeva l’esigenza di un cambio generazionale ed un rinnovamento di persone nella conduzione delle varie branche e questo è sempre un momento critico per un gruppo che deve operare in una comunità piccola con una base di “utenza” limitata ed in cui purtroppo tanti giovani capaci, per ragioni di lavoro, devono allontanarsi da casa per  andare a risiedere altrove e dunque necessitano di essere sostituiti.

A Prugno era diventato parroco Don Angelo Figna, per diversi anni cappellano a Casola e vicino al gruppo scout, così la sede del gruppo fu spostata a Prugno e don Angelo divenne il nuovo assistente ecclesiastico anche se, come abbiamo già in precedenza affermato, il campo di azione intenzionale era rimasto essenzialmente la parrocchia di Casola e non avrebbe essere potuto essere diversamente.

La redazione del giornale tuttavia rimase a Casola nella nuova sede di via Card. Soglia 21 e va sottolineato che il parroco don Menetti non cessò mai di collaborare alla stesura del giornale con le sue dotte ricerche storiche e con la precisa e puntuale cronaca degli avvenimenti della nostra comunità..

Il trasferimento a Prugno tuttavia  non risolse il problema, ormai si era ingenerato un processo di sfaldamento del gruppo che portò alla sospensione delle attività delle branche in capo ad un anno.

Anche in parrocchia i nuovi coadiutori del parroco furono in successione destinati ad altri incarichi in Diocesi e con loro si defilarono dall’impegno parrocchiale anche diversi dei ragazzi che a loro si erano legati.   

L’ “Arci” si ritrovò a dover gestire la situazione giovanile con i metodi dell’epoca pre-scautistica per fortuna aiutato da alcuni scout  che  non avevano condiviso il trasferimento a Prugno, che dunque avevano seguito la diaspora favorita dall’atteggiamento dei coadiutori precedentemente ricordati, ma che ora si ritrovavano a riapplicare una sorta di metodo scout  adattato per le circostanze.

Nelle prime pagine del n. 100 de Lo Specchio si possono leggere due interventi che illustrano con molta chiarezza e anche molta amarezza questo stato di cose: il primo è una lettera di Venturi Lamberto, scout della prima generazione, che ora si trova a dover invocare il ripristino della attività delle branche scout, il secondo è la risposta di Alessandro Righini che purtroppo deve constatare per il momento lo stato di stallo in cui si è caduti.

L’organo di riferimento de Lo Specchio diventa la cooperativa culturale Luigi Sasdelli.

Il n° 100 de Lo Speccchietto è datato Dicembre 1978. E’ ovviamente un numero anche celebrativo dell’importante traguardo raggiunto, ma inizia con una nota che segna una fase di passaggio.

In precedenza Lo Specchio portava sempre in calce al sommario la nota “Mensile del gruppo AGESCI” con il n° 100 il retro della copertina richiama invece il fatto che Lo Specchio è una emanazione della Cooperativa Culturale Luigi Sasdelli che trae origine da precedenti esperienze del gruppo scout.

Come già ricordato infatti il Gruppo scout, ad un anno dal suo trasferimento a Prugno, aveva sospeso le attività. Occorreva allora trovare un nuovo ambito organizzativo per l’attività e la promozione degli ideali che avevano motivato la nascita del giornale nell’ormai lontano 1967 e questo ambito operativo fu naturalmente individuato nella Cooperativa.

Va notato che in questo periodo il giornale era arrivato a comporsi spesso di quasi 50 pagine a numero.

Da tempo, grazie alle nuovi stampanti, era diventato possibile corredare articoli con foto e disegni di ottima qualità, così come in generale appare di buona qualità la stampa e l’impaginazione.

La sede della redazione si trasferisce nell’ala più nuova del convento delle Suore Dorotee.

Nel periodo fra il Novembre 1980 e l’Aprile 1981 si registra un nuovo trasferimento della sede della redazione. Ancora una volta deduciamo le date sulla base delle fotografie, infatti a pag. 17 del n.112 del Novembre 1980 vi è la foto di  un incontro organizzato dalla redazione sul problema della gestione del fiume Senio. L’incontro si svolge nella sede di via G. Soglia 21.  Nel n. 117 dell’ Aprile 1981 a pag. 50 si vedono invece i componenti della redazione nella sede collocata nell’ex convento delle Suore Dorotee.

Il trasferimento si rese necessario poiché il sig. Poggiali Giuseppe ebbe necessità di riutilizzare per proprie esigenze la sede di via Soglia 21 precedentemente concessa in uso alla redazione.

Le suore Dorotee - che avevano disponibile una intera ala del loro convento dove per molti anni si erano svolte le attività e le scuole di maglieria e di cucito da loro gestite, ma che all’epoca erano da alcuni anni quasi inutilizzate - concessero in uso alla redazione una grande sala al primo piano.

E’ ancora ben vivo il ricordo del problema da risolvere per  trasferire nella nuova sede  la grande Rotraprint, del peso di diversi quintali. Fu necessario utilizzare una piccola gru. Per fortuna la sala si apriva con ampie vetrate su di un largo terrazzo accessibile dal cortile interno del convento e da lì, con l’aiuto gratuito di una piccola gru della ditta Turrini (Gigì ed Vagliò) fu fatta passare la Rotaprint.

Il Gruppo scout rinasce.

Alla fine del 1980 o agli inizi del 1981 alcuni ex scout - già ricordati - che avevano continuato ad operare fra i ragazzi in parrocchia, si convinsero che era tempo di riportare gli scouts a Casola e tanto fecero che rifondarono il gruppo Casola Valsenio 1°. Il giorno in cui alcuni nuovi piccoli scouts pronunciarono la loro promessa fu un giorno di grande consolazione.

Il nuovo gruppo continuò ad operare per circa 5 anni sino alla fine del 1985 e poi, sempre per motivi di difficoltà nell’avvicendamento dei capi, si registrò una nuova sospensione delle attività.

 Scioglimento della Cooperativa Luigi Sasdelli e costituzione della associazione culturale Graffiti News.

Il giorno 13 Maggio 1993 si costituisce l’associazione culturale “Graffiti News” che dovrà subentrare alla coop culturale Luigi Sasdelli nella gestione della attività attività redazionale del giornale.

Il subentro si rende  necessario poiché si decide  di sciogliere La Coop. Culturale Luigi Sasdelli in quanto,  tramontata l’idea di dar vita ad una tipografia professionale, la sua gestione si era rivelata troppo onerosa, pesante e sovradimensionata per svolgere la semplice attività di stampa del giornale. La gestione di una associazione culturale infatti è molto più semplice, sotto il profilo formale, della  gestione di una cooperativa.

La Coop. Culturale Luigi Sasdelli  si scioglie  con l’assemblea straordinaria del  27 Maggio 1993 e ottiene la cancellazione dal registro prefettizio delle cooperative con decreto prefettizio del 21 Giugno 1994.

Nuovo  trasferimento delle attrezzatura di stampa del giornale nei locali della Ferromax

Verso la fine del 1994, dopo circa 14 anni di permanenza nei locali dell’ex convento, la redazione del giornale deve procedere ad un nuovo trasferimento delle attrezzatura di stampa. Lo spostamento si rende necessario in quanto è prevista una completa e complessa ristrutturazione di molti locali del convento per ricavarne appartamenti.

Nell’emergenza viene in soccorso la generosa disponibilità della ditta Ferromax che mette a disposizione della redazione un spazio degli spogliatoi del suo piccolo, ma glorioso stabilimento localizzato nella zona industriale di Valsenio.

L’impegno dei giovani tipografi

Riteniamo debba essere rimarcato a questo punto l’ indispensabile e prezioso impegno, volontario e generosamente disinteressato, dei tanti ragazzi e ragazze che per anni, curvi sulle macchine da stampa o sulle matrici o sulle macchine da scrivere e sui primi rudimentali computers, hanno permesso l’uscita materiale del giornale.

Un giornale è certamente un prezioso strumento di comunicazione delle idee ma per raggiungere il suo scopo e riuscire a comunicare deve prima di tutto “uscire” (come un notissimo direttore di una famosa ed illustre testata non cessava mai di rimarcare) e ciò comporta, oltre alla tempestiva stesura degli articoli da parte dei giornalisti  tutta una complicata e complessa attività manuale senza la quale le idee e gli scritti rimarrebbero all’interno della redazione.

Ci verrebbe la voglia di citarli tutti i “ragazzi” de Lo Specchio, ma ci sarebbe il rischio di spiacevoli lapsus e dimenticanze, allora ci limitiamo ad una citazione corale ed a tutti rivolgiamo nel silenzio una ringraziamento sommesso e riconoscente. D’altronde, come si potrà notare, in questa ricostruzione cronologica della storia de Lo Specchio-Spekkietto la citazione dei nomi è limitata al massimo. Verrà il momento forse in cui si colmerà la lacuna e si darà vita al libro d’oro dei protagonisti, ma per ora ci atteniamo precipuamente, salvo qualche necessaria eccezione, ad una linea di ricordi di genere fattuale e non personale.

Rinasce su solide basi, per la terza volta, il gruppo scout Casola Valsenio 1°

Si sono registrate, come si è sopra ricordato, alcune periodiche defaillance, anche di medio periodo, ma evidentemente il virus dello scoutismo a Casola è radicato nel fondo degli animi di molti giovani e non più giovani. Dopo tanti anni di esperienze ed attività, il virus (una volta tanto un buon virus) ha lasciato un segno indelebile nella memoria storica di tutta la comunità per cui inevitabilmente, riattivato dai ricordi prima o poi torna a colpire.

Colpì duro anche nel 1994 quando da un gruppo di giovani che avevano pronunciato la promessa durante la seconda rinascita, con l’aggiunta di qualcuno che a suo tempo aveva trovato alloggio nel gruppo di Riolo, decisero di rifondare il gruppo.

Riolo in questo frangente fornì un prezioso appoggio, restituendo quello ottenuto per l’avvio della sua prima esperienza scout ,unitamente a Borgo Rivola, dal gruppo di  Casola a metà degli anni ’60.

Dopo un paio d’anni di rodaggio il nuovo gruppo scout si rese autonomo rispetto a Riolo e da allora, fino ai giorni nostri, sull’orlo del compimento del 50° dal giorno del pronunciamento delle prime promesse, gli scouts continuano ad essere una presenza viva nel nostro paese e rappresentano l’unico gruppo giovanile organizzato che opera stabilmente in campo educativo.

Lo Specchio diventa Lo Spekkietto

Il numero 183 dell’aprile 1995 de Lo Specchio (un numero di ben 100 pagine) si apre con una nota del direttore nella rubrica “Aperitivo” in cui si evidenzia la necessità di una pausa di riflessione e ripensamento sulla struttura del giornale. I numeri stanno uscendo sempre più intervallati e qaundo escono sono mastodontici. Il direttore parla di balena insabbiata.

Occorre ritrovare una certa freschezza e soprattutto occorre rinnovare e ringiovanire la redazione. Occorre anche riallacciare il rapporto con il rinato gruppo scout per tornare alle origini (in questo numero infatti l’associazione di riferimento, come ricordato in margine al sommario) è ancora la Graffiti News subentrata alla Cooperativa Luigi Sasdelli.

Passa quasi un anno e mezzo e finalmente il messaggio viene raccolto dal gruppo scout che lo interpreta in chiave originale. Lo Specchio, anche se ufficialmente rimarrà tale, nella sostanza diverrà Lo Spekkietto, cioè l’organo giovane di un gruppo giovane, leggero ma non banale, impegnato ma non serioso,  frizzante  pungente stimolante.

La decisione matura il 31 ottobre del 1996 in una serata trascorsa alla Chiesa di Sopra, la notte di Halloween.

Ufficialmente Lo Specchio è il titolo della testata, ma rimane scritto in caratteri minuscoli in fondo alla seconda pagina di copertina, mentre il sottotitolo “Lo Spekkietto” balza evidente in copertina e sarà il termine  di uso comune per identificare la rivista.

Il primo numero del nuovo corso, il numero zero de Lo Spekkietto, ed il 184° de Lo Specchio esce nel dicembre 1996. Un numero tutto dedicato all’attività dell’attuale gruppo scout ed alla memoria delle fasi di transizione storica dello scoutismo casolano.

La Rotaprint va in pensione e con essa l’attività di stampa, impera la composizione digitale, nasce il sito Internet www.lospekkietto.it

I primi 22 numeri de Lo Spekkietto ( fino al n.207 de Lo Specchio del dicembre 2003) vengono stampati in proprio dalla redazione ma con il n. 23 ( 208 de Lo Specchio) si opera la rivoluzione.

La Rotaprint viene messa in pensione e lo Spekkietto verrà stampato da una tipografia esterna a cui testi e disegni saranno inviati in via telematica. Ormai tutti i ragazzi sono dotati di computer e la redazione è diventata virtuale grazie alla rete ed ai sistemi elettronici. Alcuni coordineranno l’ impaginazione. Naturalmente anche la veste grafica diventa più professionale ed elaborata.

Ma c’è un di più, infatti, grazie soprattutto all’abilità e alle conoscenze informatiche di Kecco, alias Francesco Rivola,  lo Spekkietto, come si suol dire, sbarca in rete con un proprio sito Internet.

E’ l’apoteosi ma per la “Rotaprint R 90” amica ed a volte incubo di tanti pomeriggi e nottate trascorse sui suoi rulli è la fine.

In un pomeriggio di struggente malinconia e commozione, nella primavera avanzata del 2006, la mitica stampatrice, impacchettata a dovere, salutata dai redattori, viene caricata agli Olmatelli ,dove era stata depositata, sul furgone di un trasportatore. Unica consolazione, non andrà alla demolizione perché, grazie alla “rete” e ad un ben mirato annuncio pubblicitario, è stato trovato un gruppo di giovani in Puglia interessato all’acquisto. Qualche centinaio di euro il ricavato in denaro, ma una ben più gratificante ricompensa è insita nel sapere che essa continuerà a vivere, girare e a sfornare fogli in una lontana cittadina del Salento o giù di lì.

Alessandro Righini   

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