Dopo tanto tempo abbiamo il piacere di reintervistare Fabio Donatini che avevamo lasciato qualche anno fa con il docu-film “Tuber”, ambientato principalmente a Casola, che raccontava di un mondo, quello del tartufo, fatto di luci e ombre, di passione ma anche di denaro, di amicizia ma anche di rivalità. Fabio ce lo aveva presentato con la sua solita ironia, con voglia di prendersi un po’ in giro, con l’immancabile dose di surrealismo.

Come era andato Tuber?

Direi bene. La Regione lo ha trasmesso in varie città, anche se la parte “surreale” ha suscitato qualche lamentela da parte dei committenti. Ma ci può stare, non si può piacere a tutti. Anzi, distinguersi e ricevere critiche è spesso sentore di una buona ricezione del messaggio; nel senso che il film viene seguito e capito, poi, può piacere e non piacere. Spesso alcuni prodotti non vengono proprio recepiti, e quindi neanche criticati. Mi è capitato, e non è una bella sensazione.

Che cosa è successo dopo Tuber?

Tante cose. Ho girato un medio metraggio, finanziato dal Ministero dei beni culturali. Ma non è andato bene. Non è stato distribuito. Questo mi ha fatto penare parecchio, credo di non aver ancora superato il trauma. Un film di 70 minuti che ti rimane nel cassetto e che viene proiettato solo una decina di volte è, nel mio settore, una cosa piuttosto dolorosa. Tipo sbagliare un rigore ai mondiali. Ma anche questo ci può stare, c’est la vie. Ti lascia molta insicurezza nelle ossa, ma poi devi rimetterti a scrivere e pensare al progetto successivo. Poi mi sono legato professionalmente a Bottega Finzioni, un scuola di scrittura e agenzia di contenuti. Per la Bottega ho fatto diverse regie: un video aziendale per la Banca di Bologna, una web-serie per Unipol Banca, l’assistente di regia per un lungometraggio, la scrittura di diverse puntate de “Le muse ignoranti” (un format in onda su Sky Arte giunto alla terza stagione), alcuni spot virali, alcuni videoclip a basso budget per cantautori emergenti, tre cortometraggi. Insomma, mi sono dato da fare attraversando vari linguaggi. Ora sto lavorando per Bologna Welcome, l’ente turistico del Comune di Bologna. Ci stiamo dedicando alla costruzione di brevi virali dedicati a persone famose vissute a Bologna. In questi giorni stiamo montando Umberto Eco. Uscirà in rete a fine novembre.

Sappiamo che hai sceneggiato una puntata della serie televisiva in onda su Rai2, “L’Ispettore Coliandro”. Come è scrivere la sceneggiatura di una serie che passa in prima serata sulla RAI?

Molto difficile. Davvero. Rispettare e capire le regole della serialità non è per niente immediato. Carlo Lucarelli, creatore della serie, mi ha aiutato molto a capire le caratteristiche di Coliandro, caratteriste che devono essere reiterate in tutte le puntate della serie. Bisogna quindi conoscere bene come si comporta e come parla il personaggio, come reagisce a date situazione e cosa può o non può fare; nel senso che devi immedesimarti molto con lui, perché quello che faresti tu, ovviamente, non è quello che farebbe l’ispettore Coliandro. Per capirlo ci vuole tempo. E ovviamente ti devi guardare tutte le puntate passate. E dopo un poco di tempo può diventare leggermente monotono. Solo leggermente però. Inoltre bisogna rapportarsi continuamente con attori, registi e produttori, che spesso ti chiedono di cambiare scene, battute, azioni. E questo si verifica più e più volte, anche durante i giorni di ripresa. Stressante direi. Ma passare in prima serata è ovviamente una soddisfazione.

 

 

Il tuo mestiere ti permette di conoscere persone che noi identifichiamo con un personaggio, un programma, un film ecc... Lavorarci fianco a fianco però ovviamente deve essere un’altra cosa. Ti va di raccontare qualcosa di interessante di una persona con cui hai lavorato che ti ha lasciato qualcosa di importante?

Forse la persona che mi è rimasta più nel cuore è Pif. Abbiamo collaborato per diverse cose, poi, con la fine del suoi rapporti lavorativo con “Le Iene” e “Il testimone”, il rapporto si è sfilacciato e ci siamo un po’ persi. Abbiamo passeggiato tanto per Bologna scambiandoci idee e pareri. Era strano fare due passi con lui, perché lo fermavano sempre per autografi o foto ed io, che chiaramente sono nessuno, mi allontanavo imbarazzato, come se mi sentissi in colpa ad avere un personaggio televisivo come amico. Io tendo ad essere più sperimentale come approccio creativo, mentre Pierfrancesco (suo nome di battesimo) mi consigliava sempre di avvicinarmi al “pop”, di essere un poco più “commerciale”. Non credo ci riuscirò, ma sicuramente stare con lui ha influito nella mia crescita creativa.

E oggi cosa bolla in pentola? Quali novità?

Per sviluppare alcune mie idee bizzarre, e per accedere a finanziamenti nazionali e regionali, ho aperto una mia piccola casa di produzione, casa di produzione con una linea editoriale specifica: il grottesco, il bizzarro, la commistione di generi e il surreale. La Zarathustra Film, questo il suo nome, ha già in sviluppo alcuni progetti particolari; un documentario sulla gente “brutta”, o diversamente bella per usare un eufemismo, e un lungometraggio,“KILOP”,  di cui stiamo iniziando a scrivere la sceneggiatura. Entrambi i progetti si muovono nell’ambito  della mescolanza di genere, quindi alchimie tra il drammatico e il grottesco, tra il tragico e la commedia. Ambito nel quale mi trovo bene, ma che in Italia non ha moltissima presa. Vedremo. Bisogna lavorare molto e non avere fretta, perché gli audiovisivi sono una razza strana, necessitano di molto denaro per essere sviluppati, prodotti e distribuiti. Spero nella nuova legge sul cinema, presentata dal governo pochi giorni fa. Anche se il nepotismo, qui come altrove, è sempre un ostacolo arduo da superare. Per questo, se voglio tenere in vita la mia piccola Zarathustra Film, dovrò fare anche molti aziendali e spot, sperando di mantenere sempre il taglio linguistico che prediligo: il tragicomico.

Dove possiamo trovare tracce del tuo lavoro?

Alcune mie cose, quelle di cui possiedo anche diritti, sono in rete, in una pagina Vimeo. Basta digitare Fabio Donatini  Vimeo, e dovrebbe comparirvi immediatamente il link. Ci sono una ventina di cose. Alcuni videoclip, spot per l’estero, vecchi cortometraggi. Il trailer di Tuber e del film. Cose un po’ particolari. Quelle più recenti le metterò con l’anno nuovo.

Garzie mille

Grazie a te Riccardo

Riccardo Albonetti

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