Una delle vere novità casolane di questi ultimi anni, in ambito internet, è stato sicuramente il sito “Come eravamo. Fotostoria casolana” che raccoglie moltissimo materiale fotografico sulla storia casolana. Intervistiamo il suo autore Gian Paolo Sbarzaglia.

 Quando è nata l’idea del sito?

R: Fotostoria Casolana nasce quasi per gioco un anno fa, dopo aver riscontrato il notevole interesse scaturito dalla pubblicazione su Facebook di una serie di vecchie cartoline. Si trattava di cartoline di Casola Valsenio dal 1900 agli anni ’60  che hanno poi dato vita alla raccolta “60 ANNI DI SALUTI DA CASOLA VALSENIO IN 100 CARTOLINE (1900/ 1960)”. Dal successo delle cartoline nasce l’idea di Fotostoria Casolana, per raccontare il nostro passato attraverso le immagini e lo vuol fare senza pretese, in un modo molto soft, leggero, poco più che un gioco, come abbiamo scritto nella presentazione dei siti.

 

Il sito è esploso attraverso Facebook in cui gli utenti si divertono a riconoscere le persone ritratte. Le informazione che provengono dagli altri utenti  come le gestisci?

R:  Fotostoria casolana ha poche e semplici regole. Pubblica foto dal 1900  agli anni 70 rigorosamente in bianco e nero (il colore è proibito). Gli interventi degli utenti sono assolutamente liberi sia nella pubblicazione di foto che nei commenti. Anzi, Fotostoria casolana si regge sul gioco di squadra, noi mettiamo le foto e il pubblico le informazioni, gli aneddoti, l’ironia e perchè no anche la bischerata. Fotostoria casolana si avvale poi della collaborazione di WikiTullio (Tugliaresi) quello che “E’ CNOS TOT”, pronto a far luce su ogni immagine o volto. Ad esempio l’ultimo WikiTullio dixit: “L’è la Tugnazina la sorela de Plicò dla Dispereda”. Fotostoria casolana è oramai l’album collettivo della famiglia casolana, un archivio fotografico digitale importante che vuol contribuire alla riscoperta delle radici della nostra storia, per mantenere viva la nostra identità, per ricordare quanto vissuto o sentito raccontare.

C’è una foto a cui sei più affezionato? Perché?

R: Una immagine inedita di Via Umberto I° del 1901. Con l’ effetto zoom si scoprono, dietro i personaggi posti in primo piano, le suggestive scene di vita quotidiana nella via all’ ombra della Torre dell’Orologio. Qualcuno ha pure evocato Peliza de Volpedo in bianco e nero!

A quando risale la foto più antica?

R: Una foto della “Banda Filarmonica di Casola Valsenio” che risale al 1890

Come fai a reperire il materiale?

R: Ad oggi registriamo ben 36 fonti di provenienza delle foto, puntualmente citate sia nelle informazioni della pagina – rubrica su Facebook, sia nel sito-blog. Determinante però è stata la collaborazione con il Circolo Fotografico Casolano, con il Centro di Documentazione sulla Guerra di Liberazione e con l’archivio personale di Linguerri Flavio. Poi il passa parola è stato occasione per molti  di aprire e rispolverare album di famiglia, aprire le vecchie scatole di latta arrugginite e riscoprire immagini e i momenti passati di vita familiare, parenti, amici ed eventi del paese. Da precisare che le foto pervenute, una volta “scannerizzate”, sono sempre puntualmente restituite.

Nell’ultima serata900, in cui sei stato giustamente ringraziato dal Presidente del CFC Maurizio Cardelli per avere dato piena disponibilità all’uso del materiale da te raccolto, è emerso come anche dalle fotografie sia possibile ricostruire bene il contesto sociale ritratto. Ad esempio, forse la mia è una ovvietà, mi è parso evidente come ai primi del Novecento fosse ben visibile la differenza tra le classi sociali. Questo materiale potrebbe, ad esempio, essere utilizzato nello studio della storia locale da parte degli studenti delle elementari e delle medie. Cosa ne pensi?

R: Le vecchie fotografie sono un po' lo specchio dove le nostre radici ci ricordano come eravamo. Nello scorrere queste immagini netta è la percezione del  contesto sociale, i conflitti e le contraddizioni: proprietario terriero e contadino, padrone e operaio, benestante e povero. Quello che colpisce nel volto di ciascuno di questi lavoratori ritratti, siano essi contadini o mezzadri, ciabattini o fabbri, nei cantieri “fanfani” o  impegnati nella trebbiatura del grano, è il senso di umiltà, onore, rispetto e fierezza che emerge, oggi purtroppo, spesso non riusciamo più a trovare. Queste foto possono essere utilizzate anche a scopo didattico? In tutta sincerità non so rispondere. Nei ragazzi e nei giovanissimi mi pare di intravedere non di rado una vera e propria insofferenza verso ciò che è passato, ciò che è vecchio. La storia , mi pare, è tendenzialmente per i giovani qualcosa di sbiadito e poco attraente, è lenta e noiosa, è roba da adulti insomma. Sono abituati al ritmo dei Nintendo, delle PlayStation, dei video e della TV, già la foto a colori è statica. Il bianco e nero  poi per loro, l’impressione è tutta mia, appare quasi innaturale e preistorico. Detto questo, se  queste foto possono rivelarsi un utile strumento per una seria riflessione critica sul nostro tempo "usa e getta", credo varrebbe la pena provare ad utilizzarlo.

Tra i pregi  che ho trovato  nel sito c’è quello che finalmente si guarda al passato senza quella nostalgia carica di rimpianto, all’insegna del “come era bello una volta”. Dalle fotografie si possono notare invece una certa “bruttezza del paesaggio”, condizioni di vita a volte miserevoli, scarsità di mezzi da parte della popolazione. Per quanto se ne dica le fotografie sembrano testimonianze più vere di altre fonti. Non credi?

R: Queste foto ci trasmettono l'immediatezza del momento, ci propongono squarci di un passato, ci ricordano la durezza dei tempi andati. Fermano attimi di vita di una comunità, ritraendo volti, attività, eventi, feste, tragedie, guerre, miseria, abitazioni, animali, vestiti. Un insieme di ritratti spietati e comici, commoventi e malinconici allo stesso tempo, qualcuno di questi rasenta la poesia. Ma il tutto all’insegna del “come era “dura” una volta”.

Ci potrà essere un giorno spazio per un prodotto cartaceo?

R: Per ora, forse senza volerlo,  si è creato un grande (oggi a metà febbraio 2014 siamo a circa 1900 immagini “postate”) album fotografico collettivo digitale, che ogni casolano può usufruire liberamente ma anche arricchire con altre immagini, facendolo crescere sempre di più e contribuendo alla salvaguardia della memoria storica del nostro paese.

Un prodotto cartaceo? La vedo “dura” ma mai mettere limiti alla provvidenza.

Intervista a cura di Riccardo Albonetti

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