Martedì: è la prima volta che la comunità Capi del gruppo scout si ritrova dopo i campi estivi. L’incontro è fissato per le 20:30 in parrocchia per una pizza. La prima mezz’ora passa spensierata, si parla del più e del meno, si raccontano aneddoti dei campi, c’è quell’atmosfera che si crea tra amici quando ci si rivede dopo un po’ di tempo.
Finito di mangiare la pizza scatta il momento di fare una verifica sia dell’anno scout passato che dei campi e qui inevitabilemnte l’atmosfera cambia un po’, non perchè qualcosa sia andato male, anzi, ma nelle facce di alcuni di noi scende quella leggera malinconia che ti prende quando stai per lasciare qualcosa a cui sei molto legato. Terminato il giro di verifica è il momento di mettere sul tavolo le varie disponibilità di noi capi per l’anno che sta per cominciare e questo è uno dei momenti più duri mai vissuti dentro la “stanza del vescovo”. Si capisce benissimo che la situazione non è più la stessa di qualche mese prima: una capo non ci sarà più, un’altra ha partorito (mitico Damiano), qualcuno si è laureato e qualcuno lo sta per diventare, per altri il lavoro impedisce di svolgere il servizio... la situazione si fa drammatica. In poco tempo ci diamo una contata: a poter fare servizio siamo in sette. Inizia a questo punto un gioco massacrante in cui vengono proposte e vagliate tutte le varie combinazioni per poter aprire Lupetti, Reparto, Noviziato e Clan, per poter offrire ai ragazzi una proposta educativa completa e valida, per accontentare le esigenze di tutti e per non martirizzarci. L’unica soluzione plausibile è quella di chiudere una branca, molto probabilmente i lupetti, per poter dare continuità al gruppo e nella speranza di poter riaprire il prossimo anno, ma nessuno di noi si arrende all’idea di abbandonare i più piccoli. Presi dalla stanchezza a notte inoltrata (è l’una e mezza quando usciamo dal portone della parrocchia) andiamo a casa dandoci appuntamento per Domenica. (nella notte quasi nessuno riesce a dormire, saranno i quattro litri di Coca Cola?)

Domenica: stessa storia, proviamo a rivedere tutte le soluzioni ma sembra impossibile trovare la quadratura del cerchio. Alle otto di sera (ci siamo incontrati alle cinque) due capi si lanciano in una proposta assurda che viene accolta con molte perplessità. Tempo di salutarci e di andare a casa e i due capi, tornati a ragionare, capiscono di essersi fatti trasportare solo dall’emozione e di non avere considerato tutto ciò che quella decisione avrebbe comportato. Nel frattempo si è pensato di muoverci in più direzioni, chiedendo aiuto all’esterno.

Lunedì: i capi gruppo vanno a riunione di Zona a Faenza ed espongono il problema, lanciando un SOS. I capi della zona accolgono il nostro appello e decidono di far girare una mail a tutti i gruppi. Nonostante l’interessamento non avremo mai risposta.

Martedì: telefoniamo al gruppo scout di Riolo chiedendo se qualcuno è disposto a venire a Casola per prestare servizio.

Mercoledì: da Riolo riceviamo risposta negativa, nessun capo.

Giovedì: ci si ritrova nella solita stanza alla solita ora. I visi parlano da soli. L’unica soluzione è chiudere i lupetti. Abbiamo tutti un grande amaro in bocca, la tristezza ti si appiccica addosso.
Siamo esausti, non ne possiamo più di pensare a qualcosa che effettivamente non ha sbocco. Non ci resta che provare a migliorare questa situazione e così si opta per recuperare almeno qualche bambino. Si decide così che le tre ragazze grandi del Reparto passino in Noviziato e i grandi dei lupetti passino in Reparto. È brutto da dire, ma in questo modo solo tredici-quattordici lupetti sono fuori dal gruppo. È stato scelto il male minore, anche se di male sempre si tratta.
Si decide inoltre di indire una riunione straordinaria con tutti i genitori del gruppo per esporre e condividere la decisione presa, per trovare forse un po’ di conforto e sostegno, ma soprattutto per far comprendere la sofferenza che proviamo prendendo quella decisione.

Lunedì: la riunione ha l’esito che ci aspettavamo: grande delusione per i genitori i cui figli restano a casa e un sospiro di sollievo per i genitori dei lupetti che passano in reparto. A fine riunione anche noi abbiamo poca voglia di parlare, forse è difficile spiegarlo, ma il momento che speravamo non arrivasse mai ci è piombato addosso come un meteorite. Il cuore non è in pace anche se siamo consapevoli di avere fatto il possibile: abbiamo passato notti insonni, abbiamo fatto incubi, ci siamo rosi il fegato, siamo arrivati sul punto di scannarci, abbiamo sforzato la fantasia, ma il destino sembra più malvagio di quanto potessimo aspettarci.

Giovedì: ma il destino sembra più beffardo di quanto potessimo aspettarci. La situazione sembra avere trovato una sua conclusione ma alcuni capi sentono di non poter svolgere il loro servizio al meglio nella branca della quale sarebbero dovuti essere i capi e così lanciano lì un’altra idea: perchè non aprire il branco facendo passare i grandi come detto e non prendendo nessun cucciolo? Perchè no? E così dopo un’ennesima riunione arriviamo a questo accordo... tutti salvi, nessuno escluso.... per l’ennesimo anno il gruppo scout del Casola Valsenio 1 è al completo.

Scritta così la cronaca di questo calvario emotivo e nervoso può non avere trasmesso appieno gli stati d’animo che noi capi del gruppo abbiamo vissuto in quei giorni. Come è difficile esprimere la tensione e la rabbia per non poter aprire tutte le branche così è impossibile spiegare a parole la gioia nel rivedere tutto il gruppo il giorno dell’apertura, tutti felici e orgogliosi di esseci ancora. Noi siamo ancora qui, attaccati con le unghie al servizio che facciamo con i bambini e i ragazzi di Casola, siamo qui perchè ci crediamo ancora e perchè ci rende felici rendere gli altri felici. Siamo ancora qui nonostante sia dato per scontato che gli scout ci devono essere per forza mentre si fa una fatica del mondo a tirare avanti “la baracca”, nonostante molti genitori non si siano presentati alla riunione, nonostante le nostre vite si complichino di giorno in giorno, nonostante il futuro più immediato ci presenterà le medesime problematiche, nonostante tutto.
Nonostante tutto ci vedrete ancora in giro per Casola con le nostre divise e spero che nonostante tutto riuscirete a capire che essere scout non è poi così facile, anche se meravioglioso.


Ringraziamenti: la comunità capi ringrazia tutti coloro che ci hanno dato un appoggio morale, ringrazia tutti quei genitori che hanno dimostrato sensibilità e comprensione, ringrazia i vecchi scout (non sono vecchi ma non trovo la parola giusta) che ci hanno fatto un graditissimo regalo e che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. Infine vogliamo ringraziare la Coca Cola per esistere dal momento che nell’arco di quei giorni di tensione ce ne siamo scolati una ventina di litri.

La Comunità Capi del gruppo scout Casola Valsenio 1
(Riccardo Albonetti, Roberta Faziani, Nicola Rinaldi Ceroni, Elisa Malavolti, Valentina Grementieri, Silvia Landi, Veronica Ferrini, Sara Acerbi, Federica Faziani)
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