“L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”.

Questa frase è stata pronunciata da Franklin Delano Roosevelt in occasione del suo discorso di insediamento come presidente degli Stati Uniti d’America (primo mandato, 1932).

Il contesto a cui si riferiva riguardava la Grande Depressione del 29 e, in particolare, un sentimento popolare, diffuso e maggioritario in quel periodo, contrario a qualsiasi contromisura da prendere per tentare di rimediare alla crisi… si diceva che il pericolo di sbagliare era troppo alto, e con questo, finire ancora più in basso. Il prodotto della tesi, a fronte di un torrente in piena di parole, fu un lungo periodo di un immobilismo di azione quasi assoluto.

Poi, finalmente, l’America prese coraggio, e riuscì ad uscire dalla crisi cambiando senza paura di sbagliare, perché, comunque sia, ogni cambiamento non può sottrarsi alla possibilità di errore. Ciò che Roosevelt riuscì a far digerire al suo popolo, è che lo  stesso errore, se analizzato con ragionevolezza, può comunque indicare la strada giusta per approssimare sempre più un risultato corretto. Il principio è valido in assoluto. Lo sapevano bene i matematici indiani del VI e VII secolo, quando scoprirono che il valore esatto del Pi-greco poteva essere avvicinato sempre più per approssimazioni successive.

Ecco il punto, è difficile, e comunque il giudizio è soggettivo, fare oggi, e in un sol colpo, la tanto auspicata “buona riforma” … molto più facile arrivare ai “buoni frutti” tramite approssimazioni successive. Ma per far questo, un primo passo è indispensabile.

Pier Ugo Acerbi

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Commenti  

# Francesco Rivola 2016-11-27 11:11
Lasciare varchi aperti per consentire approssimazioni successive comporta troppi rischi: forse gli antiberlusconia ni della prima ora che oggi caldeggiano il SI hanno la memoria corta... Il tuo ragionamento non fa una piega ma la scelta sarebbe "SI, se fatta meglio" che equivale a "NO: con questi presupposti". Un progetto in quanto tale deve avere un inizio, una fine e tanti paletti che consentano di non uscire dai ranghi, la raffazzonata del momento non ci serve. Non oggi. Francesco Rivola

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