PURTROPPO in questi momenti confusi e incerti della politica non possiamo essere interessati a quello che succederà nelle prossime ore e nei prossimi giorni, ma siamo interessati e preoccupati per quello che succederà nei prossimi mesi ed anni. Era tanto che non vivevamo una fase così tormentata e difficile. Non serve chiedersi se la crisi somiglia a un lento declino, ha i tratti di un fulmineo collasso o si presenta come decadenza inesorabile.

Piuttosto sarebbe giusto concentrarsi sull'analisi delle cause e intervenire con rimedi impietosi. Prima imputata è la classe politica, comodo bersaglio spesso di campagne qualunquiste che mettono i brividi tanto sono velenose e povere di idee. Partiti e governanti si sono distinti, al di là degli schieramenti, per la loro chiassosa inconcludenza. Destra e sinistra si sono specchiati in una sorta di concorrenza al ribasso in cui ciascuno ha dato il peggio di sé. L'alternanza alla guida del paese è avvenuta sotto una specie di bipolarismo aggressivo e delegittimante, dagli esiti vani. C'è stata continuità, non rottura, nell'arte di agitarsi stando fermi, galleggiare, rinviare, occupare intanto qualunque metro quadro di potere. Abbiamo raggiunto vette di incomparabile perfezione pagando costi ogni giorno più dolorosi: privilegi, incapacità, clientele, sprechi. La casta è esosa e famelica, e la gente si vendica con il disincanto e la sfiducia. Non c'è istituzione che sfugga al giudizio di sostanziale condanna, tutte, anche le grandi organizzazioni sociali ed economiche, rischiano di essere coinvolte nel crollo di aspettative. Siamo davvero alle prese con una transizione ininterrotta, che non cancella le nostre storiche anomalie ( ingovernabilità cronica, radicalismi, ribellismi e ostinata arretratezza) ma anzi le esalta? Un paese disorientato ed esausto, un quadro a pezzi 'senza colla, senza ganci, senza cornici'? Credo che gli scenari apocalittici e le diagnosi estreme non aiutino. Al contempo non servono semplici richiami alla concordia o al cambio delle regole del gioco. E' necessaria una legge elettorale decente: quella attuale è inqualificabile e oscena, sconfessata dai suoi artefici, giusto per capire dove siamo finiti, anche se non risolverà tutti i problemi. E' ridicolo sentire elogi sperticati delle meraviglie del metodo proporzionale dagli stessi che, non tanto tempo fa, si accanivano a magnificare le virtù esoteriche del maggioritario. Il livello di frammentazione e di ripiegamento egoistico, di logorio dei partiti è tale che nessuna legge rischia di bastare .Occorre cambiare uomini e comportamenti, evitando il rito delle primarie finte e facendone di serie. E anche questa la forza di una democrazia praticata seriamente. Sul punto qualche parola netta è il caso di spenderla, nell'interesse dei partiti che nessuno vuole abolire (verrebbe semmai da dire che ci stanno pensando loro). La nostra classe politica è vecchia e selezionata dall'alto, per lascito dinastico. La sua lontananza dalla vita comune spiega anche la sordità verso le condizioni reali delle famiglie. Si continua a parlare dell'inflazione come qualcosa di là da venire, quando l'erosione dei redditi da lavoro, non solo per motivi fiscali, risale a pochi mesi dopo l'ingresso nell'euro. Anno di grazia 2002. Ora se ne accorgono anche gli statistici. E veniamo a scoprire il già noto: una famiglia a reddito fisso su sette arriva alla fine del mese col cuore in gola, per molte di esse una spesa di € 600 è in grado di fare saltare i conti, e via di seguito. Nel Mezzogiorno - a riprova che siamo una delle nazioni europee più diseguali - è una famiglia su quattro a soffrire, il resto non c'è bisogno di ricordarlo. Coppie monoreddito con figli e pensionati soli scivolano al fondo della scala sociale, ingrossano le fila dei nuovi poveri , c 'è un blocco prolungato dei salari, che si contrasta con aumenti diffusi di produttività, nei settori pubblici e privati e con una politica fiscale immediata e mirata .Per il lavoro dipendente e per le famiglie numerose si tratta di agire su imponibile, detrazioni e riduzioni, di rivedere le aliquote e gli scaglioni di reddito, di annullare o alleggerire il carico fiscale sui contratti di secondo livello. Una manovra complessiva che allevii il peso del nucleo famigliare dei lavoratori dipendenti, sostenga le pensioni più basse, stimoli la domanda interna, dia slancio a una ripresa di competitività, faccia risalire l'economia del paese. Sono superflue le lezioni di buona condotta che ogni tanto qualcuno elargisce , a titolo gratuito. Quel che è indispensabile è un sussulto di dignità generale. Siamo arrivati a un punto di caduta grave, dovremmo cercare risollevarci ma con un drastico abbandono di vizi antichi e nuovi e con uno scatto di orgoglio nazionale.


Stefania Monducci
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