Ciao,
finalmente un po’ di sole. E’ vero, stiamo bene qui, meglio che altrove. Ogni volta che scambiamo due parole, possiamo ascoltare anche il respiro di ogni frase. Facciamo due passi, camminiamo. Amiamo questa dimensione, il tempo lento, la luce che ti socchiude gli occhi, l’aria che perde il suo peso e che vince con il suo profumo.
Apparteniamo alla categoria dei vivi, o perlomeno proviamo ad esserlo. Certo che la vita, sembra avere due direzioni inverse. Man mano che passa il tempo, impari cosa avresti dovuto sapere e fare nel tempo che precedeva.
Non è necessario spiegarlo, sarà forse l’ordine dei campi che si vede da qui. Oppure è la manata di azzurro data al cielo di questa giornata, che addolcisce lo sguardo. C’è un confine, dove senti il cuore sobbalzare. Dentro di noi, fra osso e osso, fra muscolo e muscolo. Là, tra le viscere dove c’è un sacco di spazio vuoto. Proprio in quei posti dove a volte, se soffi aria, riesci a sentire il dolore. Un nemico, dico io. Il più sincero degli amici, dici tu.
Quelle esperienze, erano come fughe. Mi piace pensarci come dei carcerati sorpresi dal fascio di luce dei secondini. Ma non scappavamo, noi, andavamo incontro. Non per fare i fenomeni, ma per dare una mano. Come quando ti guardi dentro, e cerchi di dare un senso a quelle parole che ti premono, che non trovano uscita, e ti disturbano. Cerchiamo il loro senso, quello più profondo. Cerchiamo di occupare lo spazio, e riempirlo di quel senso. Con umiltà, con passione, con tenacia, con durezza, cor grida e pugni chiusi.
Ci sono incontri, capaci di resuscitare l’attenzione. Il calcio, quello nostro, in fondo è solo un mezzo. Lì, non siamo altro che delle “marmellate”. La vita, quella nostra, è la partita che giochiamo ogni giorno. Lì, dobbiamo giocare come ci hai insegnato.

Per il resto, tutto ciò che è umano, non è degno di molta considerazione.

Il Casola sta andando bene. Per certi aspetti, quest’anno si fanno i miracoli. La squadra è abbastanza nuova. Ci sono alcuni giovani che sembrano in gamba. Quest’anno manca la tranquillità. La buona posizione di classifica, dovrebbe favorire il voler giocare bene. Il provare a fare quello che si fa in allenamento. Senza paura e senza tensione. Ma questo, succede ogni tanto. Bisogna crescere, e buttarla dentro.
Ciao,
r.l.
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