C’è chi lo ha scritto su un foglietto, il suo viso, è bello come quello di una Principessa.
Il caffè che accompagna il risveglio del giorno. I passi che si dissolvono come fossero all’interno di una trincea. La voce che si dilata nel silenzio.
Il ritratto, è di una persona che si dondola tra pazzi simboli del nostro destino.
Nella sua casella, popola la solitudine.
L’espressione desta una sorta di un’invincibile ripugnanza, ed evoca sinistri rumori.

Una finestra s’oscura, un’altra s’illumina.

Una luce che comincia dove finisce quell’ombra, che nasce e si allunga da un silenzio pieno di indignazione.
La memoria di tutto quello che si è vissuto in pochi giorni, non smette di essere materia di ispirazione.
Il paesaggio è di un incarnato candido, il cielo è davvero vicino, sembra quasi mostrare il suo lato vulnerabile.
In questa parte del nord, vuole prendersi la libertà di guardarsi con i suoi occhi e non con quelli degli altri.

Il paesaggio, non è una scelta.
Il vento che cambia le forme della natura, la trepidazione della pioggia che cade sui campi a fianco.
Il porto pittoresco, una manciata di case fuori città, il palcoscenico è adatto ad un paradiso senza male. Non sono luoghi dove nulla succede e tutto funziona.
Quando la natura è qualcosa di fermo, la resistenza alle avversità è una piacevole battaglia.
Ogni giorno, da ogni lato, sotto ogni forma, fa irruzioni incandescenti che sovvertono tutte le aspettative.
E le città, le persone, le regole, qui non sono da ostacolo.
Ogni singolo momento, è un piccolo capolavoro che ha ampio spazio tendente all’infinito e non un circolo che si ripete continuamente perdendone il sapore.
Nei rivoli d’acqua si riflette la sensazione di poter scegliere come vivere, non come morire.


r.l. (324# Oslo, Copenhagen – Agosto ’08)
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