Questo titolo, così singolare, è un’espressione usata da Papa Giovanni Paolo II nel documento “Familiaris Consortio” uscito a seguito del Sinodo dei Vescovi circa la realtà del matrimonio e della famiglia cristianamente intesa. Inequivocabilmente questo titolo è un richiamo alla realtà dinamica e non statica della famiglia; dalla sua identità ne scaturisce anche la sua missione, i suoi compiti nella storia, il suo cammino, la sua vocazione.
Giovanni Paolo II ci ricorda che: “I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l'appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!” FC 17 (Familiaris Consortio). E ancora ci ricorda che: “l'essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall'amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa…e ogni compito particolare della famiglia è l'espressione e l'attuazione concreta di tale missione fondamentale.”

 


Quando si parla d’amore non ci si può fermare alla semplice sfera dei sentimenti che, pur importanti, sono una dimensione effimera nell’esperienza storica della nostra vita. L’amore interpella la nostra responsabilità circa l’ordine e l’orientamento con cui vogliamo giocarci nella vita.
L’uomo è un mistero d’amore, il cuore umano è fatto a immagine dell’amore e desideroso di un amore che dia senso alla vita, che dia compimento all’intimo desiderio di felicità.
Quando prendiamo sul serio questo desiderio di felicità si ha quasi l’impressione di naufragare dentro la storia, perché pare che nulla possa rispondere pienamente al desiderio del cuore e al bisogno d’amore che sembra rimandare sempre oltre, che tende all’infinito. Il nostro cuore è desideroso dell’Infinito.
Lo scoprirsi desiderosi dell’Infinito non può essere inteso come una poetica illusione di alcuni, soprattutto in un tempo che ha ridotto la vita dell’uomo alla sola dimensione orizzontale, e neanche una condanna all’infelicità per il fatto che sembra che nessun oggetto risponda pienamente al desiderio del cuore; è, invece, la circostanza in cui l’uomo si scopre come essere trascendente, cioè come un essere il cui compimento è oltre sé. Questo è l’amore: uscire da sé come donazione di sé.
Un uomo che salta da un’esperienza ad un’altra (esperienza di ogni genere, dal divertimento, al lavoro, all’amicizia, agli affetti) come un’ape che vola di fiore in fiore, finisce con lo sperimentare immediate soddisfazioni emotive ma una profonda inquietudine e solitudine, e un gran senso di vertigine. La propria umanità chiede di essere realizzata ma rimane in qualche modo insoddisfatta: manca il rispondere alla domanda di vita con l’amore.
Emerge, dunque, che l’amore è la fondamentale e nativa vocazione di ogni essere umano, e domanda che l’uomo viva scelte che tendano alla stabilità, al definitivo, al per sempre. E’ questo che fonda in modo naturale la realtà della famiglia fondata sul matrimonio quale dimensione pubblica. Un uomo che prende sul serio la domanda del proprio cuore, il desiderio di compimento, è chiamato a scegliere pubblicamente come dare “ordine” al modo di vivere il proprio donarsi nell’amore. Così come il matrimonio, anche una vita vissuta verginalmente come donazione di sé, risponde all’istanza dell’amore.
La famiglia si innerva sul matrimonio quale scelta e legame d’amore tra un uomo ed una donna.
Il matrimonio non è un’ingerenza sulla vita degli uomini da parte di un autorità civile e nemmeno della Chiesa, così non è neanche la sola espressione di una cultura legata ad un determinato periodo storico o luogo geografico; è un’istituzione di diritto naturale che pone le sue radici nella natura stessa dell’uomo e nel suo desiderio di compimento.
Lo stesso desiderio di compimento è espressione dell’amore; compiere la propria natura umana nel dono di sé e nell’accogliere l’altro da sé come complementarietà a se stessi: comunione nella varietà. Una comunione che genera qualcosa di nuovo, un soggetto nuovo che non è la semplice somma dei due coniugi ma è la realtà feconda della loro unione. L’amore è fecondo per la sua stessa natura, e si esprime, nel modo più proprio, nella generazione dei figli: la famiglia è aperta alla vita e questo compito non è un “accessorio” della istituzione matrimonio ma è un carattere fondante il matrimonio stesso.
La Chiesa insegna che Gesù non ha inventato il matrimonio ma che ha elevato questa istituzione naturale, tra un uomo e una donna, a dignità di sacramento; cioè nell’amore espresso e vissuto dai coniugi si rende presente e si comunica l’Amore stesso di Dio per la santificazione degli sposi e della famiglia, e per rendere feconde tutte le relazioni a cui la famiglia è chiamata a vivere nella dimensione sociale, in vista della salvezza di ogni uomo.
Per vivere in modo consono la propria vocazione battesimale alla santità, la Chiesa invita i cristiani al matrimonio sacramentale ma, nello stesso tempo, riconosce la profonda dignità del matrimonio civile quale espressione di quella intima vocazione umana all’amore.
La preziosità della famiglia fondata sul matrimonio è quella di essere luogo in cui si vive e si educa all’amore, alla comunione, al bene comune e alla trascendenza. E’ questa una preziosità irrinunciabile del vivere sociale. Ma è vero che oggi la famiglia è umiliata e mortificata in ogni modo. C’è un pensiero dilagante che esalta l’individuo è non più la visione dell’uomo come essere umano, ma noi non possiamo ridurre l’umanità a singoli individui, abbiamo una stessa natura umana che ci accomuna, e una medesima vocazione all’amore e alla comunione. Da questa riduttiva visione individualista, perde sempre più significato il valore di qualunque scelta pubblica a favore di una vuota e illusoria pretesa di liberalismo, per cui la scelta del matrimonio (come ogni altra scelta personale) è separata da un pensiero di compimento umano, che possa essere fecondo per la società, e viene relegata alla pura sfera privata del “fai quello che ti pare”.
Su questa strada vanno anche il pensiero e le scelte istituzionali di molti governi che esaltano e tutelano il singolo individuo ma mortificano la famiglia come istituzione. Da questo ne deriva anche un pensiero nuovo e storpiato di “bene comune” che è pensato come la somma del bene di ogni singolo individuo e non dell’umanità in quanto tale, e così ci troviamo davanti a diritti individuali che possono essere contrastanti tra di loro: il diritto alla vita a tutti i costi (fecondazione assistita di ogni genere) e il diritto all’aborto nel modo più assoluto. Il “bene comune” non può esistere se non in relazione alla intima natura umana, e prevede il riscoprire un’etica e dei valori che promuovano l’essere umano in quanto tale e non il singolo individuo.
Oggi ci vuole coraggio per sposarsi, anche dal punto di vista economico le nostre istituzioni pubbliche non sostengono la famiglia; per chi si sposa ci sono più spese e si hanno meno diritti (sia per i coniugi che per i figli, es: spese mediche, tasse, assegni famigliari) rispetto ad una unione di conviventi.
Sostenere la famiglia vuol dire rilanciare il valore del vivere sociale a servizio dell’uomo.
Famiglie, siate coraggiose, non perdetevi d’animo, ripartite sempre dal fondamento dell’amore, siate luogo dove si educa alla vita, alla comunione, al sacrificio (fare della propria vita un dono sacro) in vista di un bene comune, e, soprattutto davanti a certe difficoltà, sappiate ancora guardare a Dio e ad invocare il suo amore, non abbassiamo lo sguardo davanti alle prove, cerchiamo invece aiuto per cercare quel bene che c’è dentro ad ogni prova. Dio, che ha donato tutto di sé in Cristo Gesù per amore nostro, è sempre pronto a donarci il suo amore che, come balsamo, scende sulle nostre ferite per sanarle e consola ogni nostro pianto e ogni invocazione di vita. Papa Francesco ci ricorda che Dio è sempre pronto a perdonarci e non si stanca mai, ma noi siamo sempre pronti a domandare il suo amore e il suo perdono?

Don Euterio Spoglianti

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