Qualche giorno dopo, sul giornale mi capitò di leggere queste righe: «Nel mondo ci sono due categorie di persone: chi ha visto Springsteen e chi deve ancora vederlo». E penso che sia vero, se vi piace la musica e fate parte della seconda categoria, dovreste far presto a coprire questa mancanza, perché un concerto del “Boss” è semplicemente un’esperienza che va vissuta.

Tenera è la notte che ci riaccompagnò a casa dopo quella sera. Springsteen a manetta sulla radio della macchina e carichi duri per questo concerto. Springsteen, rock che più rock non ce n'è. Musica da consumo diretto, senza filtri. Come un abbraccio, perchè il modo migliore per viverlo è consumarlo direttamente.

Due righe da rivista specializzata, per capire meglio il personaggio.

Il nonno materno di cognome faceva Zerilli ed era originario di Vico Equense. «Sono sorrentino e prima o poi vorrei vedere quei posti». Non c’è scaletta che tenga. Non rispetta nemmeno quella che consegna allo staff pochi minuti prima di salire sul palco. Springsteen capta l’umore che arriva dalla platea e decide al volo. «Chiamo le canzoni che mi passano per la mente o che la gente mi suggerisce, la band mi legge sulle labbra e via. Se fai uno show con luci e fuochi d’artificio sei costretto a legarti a una scaletta. Noi siamo una bar band, abbiamo iniziato a suonare nei bar dove non hai bisogno di presentarti più di tanto, ma devi saper essere molto flessibile. 

 

Devi saperti muovere fra le canzoni e far sentire a chi ti viene a vedere che ogni show è personalizzato, che quella che sta seguendo è la sua serata e che sarà diversa da quella di ieri e da quella di domani». «Il concerto? Un’arte in estinzione». Il Boss è preoccupato. «Quella dei concerti è un’arte che si sta perdendo. C’è molto artificio oggi. Noi abbiamo iniziato quando i grandi erano ancora in scena: James Brown, Sam & Dave, i grandi del soul che probabilmente avevano imparato in chiesa dove è tutto un botta e risposta: dico una cosa e mi attendo una reazione. L’obiettivo è mettere in piedi una serata che faccia divertire, ma che renda ancora più profondo il tuo messaggio». Ed è per questo che avrei voluto fossero con me tutte le persone a cui voglio bene ma che non c'erano. Condividere una serata come questa. Con tanta bella musica, due birrette fresche, tanta bell'aria in giro e bellissime emozioni. Certo, un bel mondo.

Bruce Springsteen è una forza. Una diga che si apre all'improvviso. Il Boss contro la crisi. Non è una folgorazione. Non è un'allucinazione. Non è un delirio. Vicino al suo testone, cantano bambini, suona gente presa dal pubblico, si canta, si balla, si sta insieme. Quella sera, Padova e la sua anonima periferia, hanno alzato gli occhi e sono state sommerse da una bella botta di energia. Anche la pioggia s'è fermata ad ascoltare, nonostante il cielo di quel periodo fosse pieno d'acqua. Credo che la forza del Boss sia la semplicità. Che non è banalizzare, tutt'altro.  Lui che con la sua chitarra, la sua musica, il suo gruppo e i suoi 60 e rotti anni, hanno dato un respiro profondo ad anonime giornate. Quelle in cui si fanno le solite cose, dove non succede mai niente. Quelle giornate in cui se ti chiedono “come va?”, tu rispondi “tutto bene”, sapendo che non va bene niente. E le giornate scivolano via noiose, abitate da scenari vuoti. E i colpi di fulmine e gli amori infelici, continuano a far parte dell'esistenza.

Qualche tempo dopo, tra le quinte disadorne di una vita che l'inerzia trascina sempre verso il basso, c'è qualcosa di brutale e di bello nella musica di Springsteen, che scopri ancora essere viva e che corre vagabonda nel tuo cuore. Quella musica che colma il bisogno di compagnia. Quella forza che ti scuote dentro. Prima che la luna piena, cancelli le ultime tracce di tramonto sui tetti, di noi esseri umani.

r.l.

p.s.

Grazie al mio amico Pierantonio che questa possibilità di non andare, proprio non è piaciuta. E siamo andati, senza che questa, diventasse un “alla prossima”.

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