I fenomeni geologici collegati alle fuoriuscite di gas naturale hanno da sempre catturato la fantasia, suscitando in passato non poche paure. Acque che gorgogliano senza apparente motivo o fiamme che si sprigionano dalla roccia non potevano che far pensare a mostri nascosti nel sottosuolo. Gli antichi greci, proprio per spiegare questo fenomeno avevano immaginato un mostro mitologico: la Chimera. Un essere che vomitava fuoco nella Licia, lungo le coste dell'attuale Turchia: «…Era il mostro di origine divina, leone la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco..." Cosi Omero nell'Iliade descrive l'aspetto del mostro che verrà vinto dell'eroe Bellerofonte. Una vittoria che non impedisce però alle fiamme prodotte dalle fuoriuscite di metano di continuare a bruciare ancora oggi, migliaia di anni dopo la nascita del mito. Anche il nostro appennino è stata terra di fenomeni misteriosi: i viaggiatori che scendevano verso Firenze dal settentrione citavano continuamente i fuochi di Pietramala. Consistenti emissioni di metano incendiato, che illuminavano le colline verso il passo della Raticosa spaventando fino all'età dell'illuminismo passanti e locali tanto da battezzare la zona 'bocca dell'inferno'. Bisognerà aspettare fino al 1780, quando Alessandro Volta riconobbe un parallelo con l'aria delle paludi' perché il fenomeno potesse essere in parte spiegato. Oggi sappiamo che in una ampia fascia pedecollinare tra il parmense ed il forlivese sono presenti fenomeni di questo genere. Fuochi, vulcanelli, salse e bollitori, dovuti a manifestazioni superficiali di idrocarburi, principalmente gassosi, che tendono a risalire all'interno delle rocce che li contengono e li sovrastano. Quando le bolle di gas fuoriescono attraverso terreni di tipo argilloso si hanno delle eruzioni fangose chiamata salse o bollitori che sono composte da emulsioni fredde di acqua, gas metano e argilla. Il più famoso dei quali è sicuramente il buldur di Bergullo, presso Imola, descritto dal finire del '700 e studiato dallo Scarabelli.

 

Ma anche il meno noto Dragone di Sassuno nella valle del Sillaro o il vulcano di Monte Busca, la cui fiamma perenne illumina le colline vicino a Tredozio. Nella vallata del Senio, ufficialmente non si era a conoscenza fino ad ora della presenza di fenomeni simili. Localmente si sapeva della presenza di piccole emissioni di gas lungo il fiume presso la confluenza con la Cestina, dove nelle vicinanze era nota anche l'esistenza in passato della fiammella. Probabilmente una piccola emissione costante di metano che bruciava nel mezzo di un campo. Fenomeni che con il passare del tempo sembrano essersi esauriti. Del tutto nuovo o almeno sconosciuto, sembra essere al contrario il fenomeno delle numerose risalite di gas nel tratto di fiume proprio a monte del paese di Casola, in corrispondenza del ponte del Cantone. Ovvero in quella zona di fiume che due anni fa fu interessata dalla grande frana del campo sportivo, e dove la stessa frana ha creato un ampio lago perenne il cui limite arriva proprio presso il ponte. Il gas, probabilmente una miscela di metano, anidride carbonica e idrogeno solforato, risale gorgogliando da decine di piccole bocche che si aprono sul fondo e se acceso brucia e scoppietta in vampe rossastre. Non è chiaro se sia stata la presenza delle acque calme e costanti del lago ad aver reso maggiormente visibili oggi queste emissioni, oppure se le stesse siano aumentate. Non è escluso che le stesse possano essere messe in relazione proprio con la presenza del nuovo bacino o con i fenomeni sismici che precedettero di alcuni mesi la frana stessa. L'origine di questi fenomeni in generale non è ancora del tutto chiara. Spesso si hanno risalite di gas e fluidi lungo allineamenti strutturali come le faglie. L'attività delle salse e dei bollitori non è sempre regolare ma alterna fasi di maggiore o minore crescita senza una cadenza precisa. Nel caso delle salse di Bergullo per esempio pare che l'attività sia collegata con le oscillazioni della falda freatica, diminuendo con la siccità. Gli studi attuali indicano che l'origine di tali fenomeni sarebbe da collegare con quelle situazioni geodinamiche che causano l'instaurarsi nel sottosuolo di pressioni interstiziali di fluidi. Pressioni generate potenzialmente sia da movimenti di faglia che da mutate condizioni idrogeologiche. Quale che sia la spiegazione e l'origine, navigare in canoa attorno a questi piccoli gorgogli che increspano l'acqua, ha un fascino tutto particolare. Trasportati in un clima di mistero non è difficile immaginare che anche nelle profondità sotto il Senio possa dormire un qualche mostro mitologico, magari se non un Dragone o una Chimera almeno un piccolo Basilisco.

Andrea Benassi   

 

 

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