Un nuovo apporto  alla memoria di cio' e  di chi eravamo.

E’ uscita già da più di qualche mese “La minestra matta” l’ultima pubblicazione di Luciana Baruzzi (per i Casolani “La Direttrice”) che ci ha ormai piacevolmente abituati,  con scadenza quasi annuale,  ai suoi racconti di personaggi e storie del passato della nostra vallata. . Alcuni problemi alla gestione del sito de Lo Spekkietto però hanno ritardato la pubblicazione della presente breve recensione. Speriamo ora di riuscire ad inserire questo pezzo, meglio tardi che mai e ci scusiamo per l’intempestività.

“Mostri di gesso” , “Il cammello nero del sonno”, “Carezze d’aglio”, “Il solista”, “La medaglia di pane”  sono le pubblicazioni uscite dalla penna  dalla “Direttrice” negli anni precedenti , tutte opere finalizzate al recupero della memoria, come sinteticamente viene ricordato in quarta di copertina di questa sua ultima fatica, presentata nella sala Biagi Nolasco,  giovedì 23 Maggio, alla presenza dei  numerosi ed interessati  intervenuti,  con la dotta e stimolante conduzione del  dr.  Andrea Ferri, direttore del settimanale diocesano “Il Nuovo Diario Messaggero”.

 

 

Registriamo l’evento con un po’ di ritardo perché gli impegni  delle celebrazioni del  50° dello Scoutismo Casolano, portati felicemente a termine il mese scorso, ci hanno lasciato leggermente frastornati, ma ora abbiamo tempo per  piacevolmente rimediare.

La “minestra matta”, un titolo che si rifà ad un  bullirone, un rustico concentrato energetico , di quadri di sfoglia, bolliti in acqua con pomodori e pezzi di pancetta rosolata, dal sapore rancido e forte, piacevole per il palato robusto di certi adulti, odiato in genere dai bambini, che viene preso a simbolo di un epoca e di un periodo difficile in cui sulle tavole delle case del nostro territorio, per molti, c’era solo l’essenziale per vivere e a volte mancava anche quello.

L’ambiente descritto nel libro è quello dei nostri monti, delle parrocchie e delle famiglie dei contadini che abitavano le  nostre campagne, nel periodo intorno all’ultima guerra mondiale - prima, durante e dopo - con tutta l’epopea e le vicende dure, crude, ma anche fantasiose e leggendarie del  passaggio del fronte.

Gli occhi che raccolgono e restituiscono le memorie di quell’epoca alla penna della Baruzzi sono quelli di Amelia  Benedetti  (presente alla presentazione del libro) , ai tempi  rievocati una bambina curiosa,  intraprendente, sveglia,  che osserva gli eventi, ascolta i racconti, li rielabora con la sua fantasia e sensibilità di bambina,  riuscendo anche  a superare momenti particolarmente difficili e dolorosi, quali ad esempio la morte del fratellino più amato.

Sono i tempi i cui i bambini oltre ad andare a scuola - quando va bene - si rendono utili anche in casa, vivono molto da vicino le vicende della propria famiglia e danno una mano a sbrigare diverse incombenze compresa la gestione degli animali che spesso accompagnano  da soli nei prati al pascolo. Sono in genere bambini  che godono di una certa libertà ed autonomia, inventano giochi con pochi accessori e molta fantasia, giochi che, nel caso dei ritrovamenti dei reperti bellici, sfiorano inconsapevolmente l’ incoscienza.

La “Minestra matta” è un lungo racconto, fatto di tanti racconti che rievocano, come ormai ha già dimostrato di saper ottimamente fare Luciana Baruzzi, con vivezza e sensibilità straordinaria, un periodo cruciale della nostra storia recente ( anche se ai ragazzi delle nuovissime generazioni  certe situazioni potranno appartenere ad un mondo lontanissimo e quasi fantastico ) e che a tutti farebbe bene lo scorrerli:  agli adulti – i più adulti - per non dimenticare e ai meno adulti ed ai più giovani per  imparare cosa ci siamo appena lasciati alle spalle.

Secondo lo stile già sperimentato  nelle  pubblicazioni  precedenti,  il volumetto “La minestra matta” è arricchito dalle illustrazioni ad affresco di  Laura Rondinini .

Alessandro Righini

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