Sono la band rivelazione dell'anno, la loro musica piace a tutte le fasce d'età senza però essere in alcun modo "commerciale" (inteso nel senso spregiativo che la parola ha assunto da qualche tempo, perché in realtà i loro dischi vendono molto). Non chiedetemi se siano un gruppo rock, pop, hard, hiphop, techno, funk o chissà cos'altro. Sono tutto e niente, un po' di tutto e tutto di niente, pescano nel calderone della musica estraendo personaggi da leggenda insieme a figure terribilmente trash, mescolano il tutto con grande fantasia e un'ottima preparazione musicale, aggiungono il divertimento di suonare su un palco davanti a migliaia di persone. Quello che viene fuori è Bluvertigo, un cibo di cui non riusciresti a descrivere il sapore. Gli ingredienti fondamentali sono quattro ragazzi, compresi trai 24 e i 28 anni, provenienti da Monza ma conosciuti ormai in tutta Italia grazie a pezzi come "Fuori dal tempo", "Il mio mal di testa" o "Altre f. d. v." I Bluvertigo hanno suonato a Riolo. Dopo il concerto ero seduto con gli amici a bere una birra sui tavoli di Frogstock, quando è passato Andy, tastierista e sassofonista della band. Aveva la sua Guinness in mano, così è stato naturale invitarlo a sedere con noi per finire il beveraggio. In realtà noi ci aspettavamo che si sedesse, ci salutasse, si pavoneggiasse un po' perché lui era uno di quei quattro che ci avevano appena fatto impazzire sul palco, e poi se ne andasse il più in fretta possibile. Insomma, ci aspettavamo che adempisse a una sorta di rituale narcisitico e autocelebrativo: la stretta di mano ai fans con firma dell'autografo in caduta libera dall'Olimpo. Invece Andy è sembrato prima un po' sorpreso dal nostro richiamo, poi si è seduto e ha iniziato a raccontare, attaccando la Guinness con sorsi così minimi che quando si è alzato dopo più di un'ora era appena a metà boccale. Sì, avete capito bene, è stato più di un'ora a sedere con noi parlando di tutto, da Sanremo alle lampade che lui costruisce, dall'inizio della sua amicizia con Morgan, cantante e leader della band, alle porcherie che stanno dietro la facciata delle grandi case discografiche. 0.K., non è che stiamo parlando di un Diointerra che ci ha concesso un'ora del suo prezioso tempo, no, non voglio proprio dire questo. Però è stato qualcosa di particolare e molto affascinante, soprattutto per chi come il sottoscritto t suoi amici è abituato a vedere ragazzini strimpellanti montarsi la testa e fare gli snob solo per avere registrato un demo nella cantina sotto casa. Andy invece non si è montato niente, an
che se è a un passo dal Successo. Sarà che ormai lui e Morgan, nonostante la giovane età, sono nel giro da quasi dieci anni, da quando hanno iniziato a suonare insieme. Sarà che già una volta, nel 1990, quando ancora i Bluvertigo non esistevano, hanno "rischiato di diventare famosi", registrando un disco per la Polygram che è finito nel cassetto dopo grandi promesse. Sarà che per anni sono stati snobbati dai capellonimetallarifintipoveri solo perché si truccavano gli occhi. Sarà che i Bluvertigo hanno partecipato a Sanremo Giovani 1994 finendo fuori alla prima votazione popolare. Oppure sarà che solo un anno fa la band rischiava di rotolare nella polvere perché i "capoccia" della casa discografica non volevano girare il video di "Fuori dal tempo" ideato dai quattro musicisti, video che poi ha avuto un successo enorme non solo in Italia. Fatto sta che Andy e i suoi compagni di viaggio ne hanno passate tante e sanno che la fortuna, che ora gli mostra un volto sorridente, può improvvisamente voltarsi e coreggiargli in faccia Quindi perché snobbare quatt r o ragazzi seduti a un tavolo con una birra che credono nella tua musica e vogliono sapere come hai fatto ad arrivare fin lì, che cosa fai nella vita oltre a suonare, che cosa provi mentre sei sul palco? Andy ci ha raccontato tutto questo, con quella voce profonda che interpreta alla perfezione i pezzi dei Oepeche e quella cadenza tranquilla e rilassata che 2otrebbe pure cantarti la ninnananna... Così siamo venuti a sapere tante cose, per esempio che Morgan è il vero deusexmachina del gruppo: compone testi e musica di tutte le canzoni e si sta diplomando in pianoforte al conservatorio. Che suonasse veramente bene e avesse una capacità scenica degna delle star del rock l'avevamo già 
capito da soli durante il concerto. Chiediamo ad Andy alcune cose sul concerto appena finito. Ci dice che ha avuto alcuni problemi perché l'audio sul palco era disturbato, ma che si è divertito molto, anche se è durato troppo poco in quanto da mezzanotte non si poteva più fare casino. Ci racconta di qualche sera prima, quando avevano suonato per due ore e mezzo: nessuno gli diceva di smettere e loro continuavano, perché si divertivano e perché in questo periodo comunicano molto bene fra di loro e quindi tutto riesce più facile. Ecco, il divertimento di suonare, la gioia di creare un oggetto sonoro unico unendo quattro diverse personalità: questo è quello che viene fuori da ogni esibizione dei Bluvertigo. E non è facile, dice Andy, ritrovare tutte le volte la carica giusta, soprattutto ora che suonano così spesso. Si lamenta di gruppi che ha visto in concerto e che sembrava suonassero per puro dovere, senza grinta, come se il pubblico fosse formato da stupidi incapaci di capire se tu credi davvero in ciò che stai facendo sul palco. Andy invece vuole avere rispetto del pubblico, infatti si rammarica del fatto che il loro cachet sia aumentato in seuito all'aumento delle spese che devono sostenere perché lo spettacolo sia valido. Sono gli ingranaggi del mercato, comandato dalle grandi case discografiche "in cui ci sono sempre le stesse persone che si scambiano le sedie fra di loro", ci dice Andy salutando un gruppo di amici venuti a sentire il concerto. Sono ormai le due, le nostre birre sono finite e Andy deve raggiungere i compagni. C'è tempo solo per i saluti, per i complimenti e per i ringraziamenti. Noi ringraziamo lui per la disponibilità, lui ringrazia noi per averlo ascoltato. Rimaniamo noi quattro, pieni di sensazioni difficili da esprimere ma desiderosi di raccontarci l'un l'altro i nostri pensieri. In macchina, sulla via del ritorno, è tutto un accavallarsi di parole sconnesse, scollate, di "non so come dire...", di "è stato come se... boh, strano!", di "aveva una voce...calma..." Finché qualcuno dice: "Parliamone sul giornale!". E qui le voci tacciono, in attesa.

Michele Righini

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