Una vertigine, una danza circolare sull'abisso, la mistica degli oggetti, il sogno e la vita di un uomo, un giardino di pensieri pensati, uno spazio altro dove gli oggetti si snaturano e si sublimano in qualcosa di ignoto, dove l'immaginazione si perde. Questo e molto altro appartiene al Museo Guatelli, il Bosco delle cose.
La porta per questo mondo onirico ha le sembianze innocue di una grande cascina rossa della bassa, un podere di Ozzano Taro a pochi minuti da Parma. Un museo del pensiero ellittico, un inno all'ethos del lavoro e dell'umano ingegno, un museo che sebbene rientri in quel vasto movimento di museografia spontanea che ha investito l'Italia dagli anni '60, non ha in questo caso prodotto niente di simile al prototipico museo della civiltà contadina, ma al contrario qualcosa da leggere in modo assolutamente ermeneutico. Qualcosa che ci trascina nel profondo, che rompe l'armonica pace degli oggetti riconsegnandoceli con tuttA la loro carica di ambiguità, l'ambiguità che fa dell'animale uomo un demiurgo, un creatore, di attrezzi, storie, soluzioni tecniche e creazioni artistiche, in un processo dove tutto si trasforma e rimanda a qualcos'altro, un mondo analogico, che prende in prestito gli oggetti della vita e del lavoro appartenenti al passato e dell'ultimo presente conducendoci però per mano a riflettere sulla materia tutta, sulla sua vita, sul suo nascere come somma di putrescente, sul suo vivere infinite vite, legate tra loro da assonanze di forma, colori, storie, pensieri, sul mondo come somma non risolvibile di ordine e caotico. Chiuso dalla morte del suo creatore e fondatore Ettore Guatelli, appassionato ed assiduo collezionista, opera di una vita votata alla formazione di una raccolta che oggi conta più di 60000 oggetti, il museo ha riaperto sabato 17 aprile, all'interno di una manifestazione che ne ha sancito il battesimo a patrimonio pubblico, sotto forma di Fondazione dotata di un qualificato comitato scientifico e con l'auspicio di un fecondo dialogo con enti pubblici e privati. Una riapertura che rende onore alla provincia di Parma, all'IBC ed a tutti i promotori, per la dimostrazione di una reale attenzione al pluralismo museografico ed artistico, che ci permette di godere di questa creatura anche dopo la morte di Ettore, un museo organismo, macchina sensoriale per stimolarci a parlare di assonanze di colori, forme, storie, per parlare agli oggetti ed a noi stessi.

Dal documento di Missione del museo:

'&#8230,in questo senso il museo è un museo antropologico più che del mondo contadino o etnografico, perché è al tempo stesso storia delle cose e storia di vita, documento d'epoca e di democrazia dei linguaggi e delle iniziative, invenzione controcorrente e tempio degli antenati. Luogo di comunicazione tra vivi e morti, antenati, contadini, padri gente dell'ultima guerra, poveri diventati benestanti. Luogo di smentita della ovvietà dell'ovvio: i creativi del pezzo di legno, del sasso, del rattoppo. Luogo della comunicazioni che si fa con forme semplici e dell'arte che si fa con oggetti usati.&#8221,

Per informazioni e visite: Fondazione Museo Ettore Guatelli, Ozzano Taro (Collecchio, PR), tel. 0521 333601, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , www.museoguatelli.it

Andrea Benassi
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