Cultura

Alcuni quotidiani e riviste specializzate, riportando interventi di Beppe Sangiorgi,  hanno dato la notizia che Casola è interessata da un’importante scoperta nel campo della viticoltura. Abbiamo intervistato lo Storico Casolano per un approfondimento.

«Lo studioso Lucio Donati di Solarolo – spiega Beppe Sangiorgi - facendo ricerche sulla famiglia Santandrea del Casone ha portato alla luce un atto notarile del 1672 conservato all’Archivio di Stato di Faenza che cita “tre filari di Sangiovese” nel podere Fontanella di Pagnano; un podere oggi in comune di  Casola Valsenio, ma allora in comune di Brisighella. Normalmente in tale periodo nei documenti si citavano vigne e terre vitate, mai il nome del vitigno, ma in questo caso la proprietaria, Maria Alpi, vedova di Francesco Santandrea, concedendo in affitto la vigna al parroco di Pagnano si riservava “tre filari di Sangiovese” posti verso la casa e pertanto li doveva specificare indicando il vitigno. Donati, conoscendo il mio interesse per la storia locale, mi ha fatto avere una copia di tale atto perchè riferito a Casola, ma mi è bastato poco tempo per accorgermi che si trattava di una scoperta di notevole importanza per la storia della viticoltura romagnola, nazionale e mondiale, essendo il sangiovese il vitigno più diffuso in Italia e uno dei più diffusi nel mondo, ma le cui origini sono ancora misteriose».

Breve intervista al Presidente Antonio Giorgi:
Ci parli un po' dello spettacolo...:
"Il Teatro Sonoro con lo spettacolo “Ferondo e fra' Cipolla in tragicomica novella” ha proposto una rielaborazione personale del "Decamerone" di Giovanni Boccaccio, valorizzando il contesto in cui le singole novelle si collocano.
Nello spettacolo si sono trattati i racconti in maniera sceneggiata alternando lettura dei testi, musica, dialoghi e azioni teatrali."
Lo spettacolo è risultato divertente per il pubblico?
"Al di là del divertimento, gli spettatori hanno l'attualizzazione teatrale, in quei dialoghi che sembrano scritti per essere parlati.
La narrativa ospita dialoghi vivaci e veri, tratti dalla realtà parlata della gente comune."
Avete dovuto ridurre l'opera?
"Delle cento novelle scritte da Boccaccio in questa riduzione ne sono state contemplate tre, ognuna guidata da una logica perfida, tutta giocata sullo scherzo ordito dall'allegra brigata ai danni di un povero disgraziato di turno: il rozzo Ferondo, lo sciocco Calandrino e lo scaltro Fra' Cipolla."

Tra pochi giorni, sabato 10 maggio, saranno inaugurati i lunghi lavori di sistemazione ed allestimento della Grotta del Re Tiberio a Borgo Rivola. Un luogo che dopo molti anni tornerà quindi ad essere uno spazio accessibile, parte importante del patrimonio e della storia della valle del Senio. L'importanza della grotta del Re Tiberio, nella sua vita plurisecolare si è affermata principalmente in relazione alle ricerche che vi sono stati svolti agli albori delle scienze geologiche e dell'archeologia stratigrafica, facendo del luogo un caso di studio nazionale. Ben diversa è stata al contrario la sorte della narrazione che identifica la grotta stessa. Quella storia resistente e mutevole che da sempra ha identificato il luogo come la residenza del Re Tiberio, fuggito da Roma alla ricerca di un luogo sicuro dove poter scappare ai fulmini. Testimoniata per iscritto già negli anni a cavallo tra il '700 e '800, la storia ha da sempre incuriosito gli eruditi e gli aspiranti ricercatori, intenti a decostruirla a cercarne giustificazioni che potessero giustificare l'apparente assurdità di un Re che abita in una grotta. In questo clima d'incredulità, alla ricerca di qualcosa che spiegasse la presenza di quel toponimo, di quel nome Tiberio legato ad una grotta, sono state formulate molteplici ipotesi, tutte capaci d'allontanare la vecchia leggenda dall'antico imperatore Romano, fino all'idea che anche la stessa parola 'Re' altro non sia che la corruzione del termine dialettale per indicare 'Rio'. Inseguendo queste interpretazioni, negli anni il fantastico regno di Tiberio è diventato quindi il luogo di un equivoco, dove la narrazione era solo una favola assurda, una piccola storia narrata in un piccolo paese.

Eppure forse le cose non sono proprio cosi lineari e forse l'antica favola di Tiberio e della sua fuga dai fulmini, non è propriamente una piccola storia. La grotta di Borgo Rivola non è infatti l'unico luogo in Italia dedicato a Tiberio. Proprio partendo dai nostri gessi è facile trovare già a Tossignano un altra piccola grotta dedicata all'imperatore, e continuando nella valle del Santerno anche a Firenzuola lo scrittore Tito Casini registra all'inizio del secolo scorso un omonimo luogo anch'esso provvisto di una leggenda simile. Ma se per questi due casi si potrebbe pensare ad una facile e recende diffusione della storia, le cose si complicano quando troviamo gole e orridi dedicati a Tiberio tanto in Sicilia quanto in Lombardia.

Una delle vere novità casolane di questi ultimi anni, in ambito internet, è stato sicuramente il sito “Come eravamo. Fotostoria casolana” che raccoglie moltissimo materiale fotografico sulla storia casolana. Intervistiamo il suo autore Gian Paolo Sbarzaglia.

 Quando è nata l’idea del sito?

R: Fotostoria Casolana nasce quasi per gioco un anno fa, dopo aver riscontrato il notevole interesse scaturito dalla pubblicazione su Facebook di una serie di vecchie cartoline. Si trattava di cartoline di Casola Valsenio dal 1900 agli anni ’60  che hanno poi dato vita alla raccolta “60 ANNI DI SALUTI DA CASOLA VALSENIO IN 100 CARTOLINE (1900/ 1960)”. Dal successo delle cartoline nasce l’idea di Fotostoria Casolana, per raccontare il nostro passato attraverso le immagini e lo vuol fare senza pretese, in un modo molto soft, leggero, poco più che un gioco, come abbiamo scritto nella presentazione dei siti.

Siamo in attesa dell’uscita dei biglietti, tensione alle stelle. Un unico sito abilitato che controlla praticamente tutte le vendite di biglietti di qualsiasi genere in Italia. Ripeto unico.
La messa in vendita dei ticket è prevista alle 11 in punto.
Come tiratori scelti si appostano al computer un paio di noi. Io sono molto più tranquillo: impossibile che a San Siro finiscano in un paio d’ore tutti gli ingressi disponibili. -San Siro è grande!- mi son detto.
Ore 11 e 1 secondo.
Biglietti Esauriti.
Ma come.
80.000 biglietti?

“Un imprenditore serio non deve pensare solo all'immediato, ma mettersi in opera guardando al domani, avendo come orizzonte figli e nipoti. Questa mentalità è vincente; chi mi lavora accanto comprende che questa visione positiva del mondo è in grado di generare buoni frutti per il presente e un terreno fertile per il domani”.

Letta fuori contesto potremmo prendere questa frase per la dichiarazione di intenti di un giovane che si va lanciando con entusiasmo e un pizzico di idealismo nel famelico mondo degli affari. L'affermazione si trova invece nelle pagine conclusive del libro Franco Tozzi. Qualcosa abbiamo fatto, pubblicato dalla casa editrice Itaca di Castel Bolognese, in cui il giornalista e scrittore Fabio Cavallari (ma su chi sia l'autore diremo due parole più tardi...) racconta l'avventura imprenditoriale del casolano Franco Tozzi, che di anni ne conta oggi 77 (e quindi giovane, con tutta la buona volontà, giovane non può essere definito) e che quell'aspirazione è riuscito a metterla in pratica e allo stesso tempo a mantenerla come ideale da perseguire, dal momento che continua a guidare la propria azienda con la filosofia della continua ricerca di nuove sfide e nuove soluzioni con cui vincerle. Prova ne sia la bici a idrogeno citata nel titolo del nostro articolo, non una curiosità fine a se stessa ma una delle tante novità che il Gruppo Tozzi sta sperimentando in vista di più ampie applicazioni future.

Il 20 febbraio 2014 il Teatro Sonoro porterà ad Imola un vera perla «Io, Adriano: nessuno» interpretato da Enrico Vagnini.
Lo spettacolo condensa, in 12 quadri o stazioni, l'essenziale del grande affresco storico in cui Marguerite Yourcenar dà voce ad Adriano, romano imperatore del 2° secolo dell'era volgare. Su quell'epoca storica Gustave Flaubert si era così espresso:" Quando gli dei non c'erano più e Cristo non c'era ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, vi è stato un momento in cui è esistito l'uomo, solo." Nel romanzo di Marguerite Yourcenra l'imperatore, ormai prossimo alla conclusione della vita, immagina di scrivere una lettera al suo successore Marco Aurelio il filosofo, nello spettacolo invece Adriano si rivolge direttamente a noi, sui posteri di un 21 secolo in cui, forse più di allora, incombe la fine del mondo, rievocando la propria esistenza attraverso folgoranti riflessioni sul potere e la libertà, sull'azione e la conteplazione, sull'egoismo e sull'amore e in fondo sul senso stesso della vita.
Prossimamente gli artisti del progetto Roaring saranno a Formigine (MO) il 7 febbraio 2014 per una raccolta di fondi in favore delle famiglie colpite dall'alluvione.

VALZER RAGAZZI! Il grido d’attacco di Giuseppe Cenni il  “Franceso Baracca” Casolano

C’è una via che bordeggia la parte alta del paese, sopra la zona del parco Pertini, è intestata a Giuseppe Cenni, un pluridecorato e coraggioso pilota della Aeronautica Militare Italiana, di origini casolane, caduto in combattimento durante l’ultimo conflitto mondiale nel cielo della Sila calabrese.

Non so quanti Casolani sappiano chi sia esattamente Giuseppe Cenni; forse per sentito dire ma non credo siano molti quelli che conoscono le sue imprese. Recentemente a questo nostro illustre concittadino - le cui gesta (al di là ovviamente dei diversi periodi e contesti militari e politici)  sono degne di competere per temerarietà ed ardimento con quelle del ben più famoso e noto aviatore lughese Francesco Baracca - è stato dedicato, in occasione del 70° anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 4 Settembre 1943 un interessante articolo  rievocativo a firma di Carlo Migliavacca sul mensile “Aeronautica”, edito dall’Associazione Arma Aeronautica.

Questo titolo, così singolare, è un’espressione usata da Papa Giovanni Paolo II nel documento “Familiaris Consortio” uscito a seguito del Sinodo dei Vescovi circa la realtà del matrimonio e della famiglia cristianamente intesa. Inequivocabilmente questo titolo è un richiamo alla realtà dinamica e non statica della famiglia; dalla sua identità ne scaturisce anche la sua missione, i suoi compiti nella storia, il suo cammino, la sua vocazione.
Giovanni Paolo II ci ricorda che: “I compiti, che la famiglia è chiamata da Dio a svolgere nella storia, scaturiscono dal suo stesso essere e ne rappresentano lo sviluppo dinamico ed esistenziale. Ogni famiglia scopre e trova in se stessa l'appello insopprimibile, che definisce ad un tempo la sua dignità e la sua responsabilità: famiglia, «diventa» ciò che «sei»!” FC 17 (Familiaris Consortio). E ancora ci ricorda che: “l'essenza e i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall'amore. Per questo la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa…e ogni compito particolare della famiglia è l'espressione e l'attuazione concreta di tale missione fondamentale.”

Quella di inventare titoli di libri è arte difficile e preziosa. In un mondo editoriale iperaffollato, azzeccare la giusta accoppiata titolo-copertina può essere il colpo decisivo che permette di attirare l'attenzione di lettori frettolosi e quindi di emergere dai traboccanti scaffali delle librerie. Niente di nuovo, nel 1929 Arnoldo Mondadori per questi stessi motivi studiò a tavolino la grafica della sua nuova collana, “I libri gialli”, e ci azzeccò visto che la sua scelta cromatica non solo sopravvive ancora oggi ma è divenuta indicazione di un genere letterario. Non c'è quindi da stupirsi che il titolo scelto da Cristiano Cavina per il suo nuovo libro, Inutile Tentare Istruire Scemi, sia stato cambiato pochi giorni prima della pubblicazione dall'editore Marcos y Marcos in Inutile Tentare Imprigionare Sogni, mantenendo l'acronimo I.T.I.S. ma rinunciando a un po' di “pepe” e a dichiarare fin da subito l'ambiente in cui la storia si svolge, quello della scuola.
Conoscendo questi risvolti, raccontati da Cristiano nell'incontro di presentazione del libro tenutosi a Imola il 12 settembre, ho provato a giocare anche io a giocare con la sigla dell'Istituto Tecnico per provare a dire qualcosa non tanto sul libro ma più in generale sul lavoro di Cristiano. Mi è uscito questo Impossibile Trascurare Identità Scrittore che ho usato come titolo dell'articolo, acronimo che non sarà molto elegante ma esprime il mio pensiero che provo qui a spiegare.

Si è conclusa l’ultimo venerdì di agosto la mostra-concorso dei soci del Circolo Fotografico Casolano.
Il titolo del contest di quest’anno era “Liberi tutti”, per la prima volta dava piena libertà al fotografo senza legarlo ad uno specifico argomento. Sempre per la prima volta dopo tanti anni, i soci non erano suddivisi in squadre, ma gareggiavano singolarmente.
Per la seconda volta invece, dopo lo scorso anno, a vincere la gara è stato il socio più giovane; dopo Acerbi Greta, quest’anno è stata la volta di Cantoni Filippo che con 56 preferenze e un distacco di ben oltre 20 voti dal secondo classificato, si è prepotentemente guadagnato il primo posto con la foto presente in questo articolo.
I voti utili sono stati in tutto 489, il C.F.C. può veramente considerarsi soddisfatto della partecipazione da parte del pubblico.
Ricordiamo che al secondo posto si è classificato Montefiori Michele con 33 preferenze, e al terzo posto Guernelli Federico con 30 preferenze.
Ringraziamo il Circolo Fotografico Casolano per averci fornito le suddette informazioni e rimaniamo in attesa dei numerosi eventi in programma per l’inverno!


Sara Acerbi

Qualche giorno dopo, sul giornale mi capitò di leggere queste righe: «Nel mondo ci sono due categorie di persone: chi ha visto Springsteen e chi deve ancora vederlo». E penso che sia vero, se vi piace la musica e fate parte della seconda categoria, dovreste far presto a coprire questa mancanza, perché un concerto del “Boss” è semplicemente un’esperienza che va vissuta.

Tenera è la notte che ci riaccompagnò a casa dopo quella sera. Springsteen a manetta sulla radio della macchina e carichi duri per questo concerto. Springsteen, rock che più rock non ce n'è. Musica da consumo diretto, senza filtri. Come un abbraccio, perchè il modo migliore per viverlo è consumarlo direttamente.

Due righe da rivista specializzata, per capire meglio il personaggio.

Il nonno materno di cognome faceva Zerilli ed era originario di Vico Equense. «Sono sorrentino e prima o poi vorrei vedere quei posti». Non c’è scaletta che tenga. Non rispetta nemmeno quella che consegna allo staff pochi minuti prima di salire sul palco. Springsteen capta l’umore che arriva dalla platea e decide al volo. «Chiamo le canzoni che mi passano per la mente o che la gente mi suggerisce, la band mi legge sulle labbra e via. Se fai uno show con luci e fuochi d’artificio sei costretto a legarti a una scaletta. Noi siamo una bar band, abbiamo iniziato a suonare nei bar dove non hai bisogno di presentarti più di tanto, ma devi saper essere molto flessibile. 

Abbiamo già avuto occasione di parlare sul nostro giornale dei lavori di restauro dell'Abbazia di Valsenio e delle sorprese “archeologiche” che questi hanno riservato. Succede spesso, quando si va a scavare in luoghi ricchi di storia, ma in questo caso sembra davvero che si sia andati oltre ogni aspettativa. Avremo ancora occasione di riparlarne, perché i lavori di scavo sono finiti, ma gli archeologi sono ora impegnati nell'operazione successiva, non meno importante e ardua, cioè dare un ordine, un “senso”, dipanare le trame che legano gli oggetti e gli ambienti rinvenuti. Attendiamo quindi i risultati di questi studi con la curiosità, profana ma intensa, di chi ha sempre avvertito il fascino di quel luogo e ora sa che presto parte di quel fascino verrà “spiegato” ma non diminuito dall'intervento della scienza. Attendiamo cioè non solo l'inaugurazione della “nuova” Abbazia, ma anche il convegno che sicuramente l'accompagnerà per presentare non solo ai cittadini, ma alla comunità scientifica tutta, i risultati di un lavoro che ha trasceso e superato di gran lunga il progetto iniziale. Fin da ora però i lavori svolti a Valsenio hanno ridestato l'interesse per la storia casolana in diversi modi e disparate occasioni.

Un nuovo apporto  alla memoria di cio' e  di chi eravamo.

E’ uscita già da più di qualche mese “La minestra matta” l’ultima pubblicazione di Luciana Baruzzi (per i Casolani “La Direttrice”) che ci ha ormai piacevolmente abituati,  con scadenza quasi annuale,  ai suoi racconti di personaggi e storie del passato della nostra vallata. . Alcuni problemi alla gestione del sito de Lo Spekkietto però hanno ritardato la pubblicazione della presente breve recensione. Speriamo ora di riuscire ad inserire questo pezzo, meglio tardi che mai e ci scusiamo per l’intempestività.

“Mostri di gesso” , “Il cammello nero del sonno”, “Carezze d’aglio”, “Il solista”, “La medaglia di pane”  sono le pubblicazioni uscite dalla penna  dalla “Direttrice” negli anni precedenti , tutte opere finalizzate al recupero della memoria, come sinteticamente viene ricordato in quarta di copertina di questa sua ultima fatica, presentata nella sala Biagi Nolasco,  giovedì 23 Maggio, alla presenza dei  numerosi ed interessati  intervenuti,  con la dotta e stimolante conduzione del  dr.  Andrea Ferri, direttore del settimanale diocesano “Il Nuovo Diario Messaggero”.

 

Quello che accade a Las Medulas è molto più del lavoro di giganti. Le montagne sono perforate da corridoi e gallerie create a lume di lampada (…) Ed il monte rotto cade per se stesso, con grande strepito che non si potrebbe immaginare con mente humana e con grandissimo soffiamento. Ed essi vincitori stanno a guardare la ruina della natura”