Al termine del ponte del Cantone, a sinistra sulla vecchia strada che portava alla chiesa di Pagnano, c’è un pilastrino in condizioni ormai precarie, eretto da Pio Monti a ricordo di tre casolani (uno era    suo figlio), che qui furono fucilati dai tedeschi alla fine dell’ultima guerra.

I fatti  avvennero nei primi giorni di novembre del 1944 e mentre un gruppo di militari tedeschi si era insediato al Cantone tre di loro furono mandati al Cantoncello.

Bruna Monti che all’epoca aveva 17 anni, fatta oggetto di attenzioni da parte dei tre soldati, fu mandata al Molinaccio dove già si erano rifugiati oltre al fratello Augusto anche altri contadini del Cantone.

Purtroppo verso sera furono avvertiti dell’arrivo di alcuni tedeschi che risalivano il Senio.

Spaventati, perché Augusto e Alfredo del Cantone avrebbero dovuto trovarsi al fronte, fu deciso di nasconderli in cantina cercando di coprire la porta con una coperta.

Quando arrivarono i tedeschi sembrava non avessero cattive intenzioni ma si accorsero della porta coperta. Entrando scoprirono Alfredo e Augusto che scambiati per partigiani, vennero subito arrestati.

Nel percorso lungo il fiume incrociarono casualmente anche Gabrì della Breta che non riuscendo ad essere convincente sul motivo della sua presenza lì, venne a sua volta arrestato.

Portati tutti tre sulla vecchia strada di Pagnano furono fucilati sul bordo della riva e spinti nel burrone sottostante.

 

 

 

Mentre due morirono sul colpo, Augusto, malgrado gli fosse stato sparato in faccia e quindi sfigurato, riuscì a trascinarsi lungo il fiume e a risalire fino alla chiesa di Pagnano dove, in quel momento, si stava svolgendo una funzione religiosa.

Spinto il portone della chiesa i presenti lo riconobbero unicamente perché riuscì a scrivere il proprio nome su un foglio.

Portato a Imola da una camionetta tedesca di passaggio vi giunse moribondo e quindi lì fu sepolto. Ecco perché nella lapide sono indicati solamente i nomi di Alfredo Monti e Gabriele  Santandrea.

Questo è il racconto più volte fattomi da mio padre e recentemente confermato dalla Sig.ra Bruna Monti ormai novantenne ma che ancora ricorda perfettamente quanto avvenuto nel casolano durante l’ultima guerra.

 

A cura di Giovanni Rinaldi Ceroni

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