Premetto che lo spirito solidale espresso nella bella poesia di Riccardo è condivisibile e meritoria. Vorrei però sottolineare che scappare dalla guerra attraversando il mare, tra l’altro prendendosi il rischio di finire annegati, non è l’unica opzione. “Al di la dal mare”, parlo dal nostro punto di vista, non tutto è inferno. Esistono nazioni come la Turchia, la Tunisia, l’Algeria e addirittura il Sud Africa per i profughi etiopi e somali, che sono molto più accessibili dell’Italia e dove è possibile trovare un rifugio sicuro per la propria vita e per la propria dignità. L’intenzione espressa da chi preferisce invece “attraversare il mare” è chiara. Non interessa sfollare in attesa che la pace trionfi e sia finalmente possibile il ritorno, interessa piuttosto fare una scelta definitiva: quella di stabilirsi per sempre in Europa. Dunque, una migrazione dove prevale la l’opzione economica. Se così non fosse non si spiega come mai il campo allestito in Turchia tra Bozuyuk e Kutahya, esteso su un territorio che potrebbe comodamente contenere  parecchie volte l’abitato di Casola, territorio pieno di casette prefabbricate allineate con una precisione quasi teutonica, sia completamente vuoto. Sono passato li davanti non più di 15 giorni fa e ho chiesto all’autista di fare una sosta per vedere da vicino questa meraviglia che magari farebbe comodo anche da noi per alloggiare i nostri terremotati del centro Italia. Struttura nuova, bella, comoda, attrezzata e… inesorabilmente vuota. Non si tratta quindi di “…brandire bastoni e ricacciare quelle mani da dove sono venute.”, per fortuna la stragrande maggioranza degli europei non pensa a questo.

 

 

Vedi Riccardo, per rimanere nel nostro piccolo, non ho alcun dubbio che Casola possa alloggiare e mantenere 40 profughi. Ti dirò di più, non ho alcun dubbio ne possa alloggiare e mantenere il doppio senza che questo ci crei grossi disagi. Con qualche sforzo potremmo arrivare anche a numeri maggiori ma…

…qual è il limite? Perché al ritmo attuale, oltre 5000 sbarchi nel primo mese dell’anno, o presto o tardi questa domanda saremo costretti a farcela. Volenti o nolenti e in barba alle nostre priorità etiche. Tieni presente che la previsione Oxfam, nota organizzazioni umanitaria internazionale, parla di oltre 50 milioni di persone intenzionate, nei prossimi anni, a partire dalla sola Africa per raggiungere l’Europa. Si tratta in maggioranza di giovani tra i quali le coppie, sposate e non, hanno tassi di natalità straordinariamente più alti di quelli della media europea. Se la pratica delle “porte aperte per tutti” non verrà presto sostituita con la politica dell’ “aiuto per tutti al di la del mare”, attivando le opzioni che possono e devono essere attivate, passeremo alla storia non solo come una generazione nobilmente generosa, ma anche come una generazione nobilmente suicida.

E potrei finirla qui, ma ho ancora una cosa mi preme rivendicare.

Quando scrivi  “Noi abbiamo la fortuna di esserci nati, di esserci approdati, di esserci arrivati”…

…sei così sicuro sia solo fortuna? Non pensi sia anche il risultato della nostra capacita di costruire? Non pensi sia anche la conseguenza di una attitudine alla cooperazione che noi sappiamo esprimere e altri no?  

È possibile e legittimo sottolineare i nostri difetti, per carità, nessuno lo deve impedire e nessuno li deve ignorare, ma non ti sembra di esagerare un po’ individuando la ragione del nostro benessere nella sola fortuna? Per quanto mi riguarda, Ti potrei dire che io lavoro in un’azienda bellissima, leader nel mondo nel settore merceologico che rappresenta. Una azienda che produce benessere. Francamente, guardando negli occhi i miei colleghi non penso mai siano fortunati, sono semplicemente bravi.

Un saluto cordiale

Pier Ugo Acerbi

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