LO SPECCHIO.. QUANTI  RICORDI..STRUGGENTI.. E..RUGGENTI

In occasione delle celebrazioni dei 50 anni de LoSpecchio (che ha visto garantita la sua continuità storica da LoSpekkietto) ecco un raccolta di ricordi e testimonianze dalle prime redazioni

 

I RICORDI DI FABIO PIOLANTI

 

Cinquanta anni fa - io ne avevo venti - nasceva Lo Specchio. Questo lo ricordo bene così come ricordo che quell’anno moriva Don Lorenzo Milani e i tank sovietici entravano a Praga. Tutta roba che segna.

Per una qualche ragione ero a capo del Clan e cercavo di costruire, con la solita  forte passione che aveva alimentato tutta la mia esperienza scout,  momenti di coesione per i dieci-quindici ragazzi che costituivano la punta avanzata del movimento a Casola.

Avevano circa sedici-diciotto anni. Era la prima leva che si affacciava alla vita sociale dalla nostra fondazione e trattenerli nel gruppo e nella Parrocchia non era facile.

Cominciava a sentirsi in giro una voglia di cambiamento che è ben leggibile oggi, ma che in quegli anni si manifestava in una tensione indistinta verso la partecipazione alla vita pubblica, spesso in forme contraddittorie e conflittuali, anche per una comunità di periferia come la nostra.

Sarà stato il ’68 alle porte, sarà stata la nostra idea di servizio da proiettare all’esterno, sarà stato proprio il messaggio recente di don Milani sul primato dell’educazione e della partecipazione, ma a me venne spontaneo pensare a un giornalino che non doveva raccontare solo le attività degli scout e la vita parrocchiale ma riflettere gli accadimenti del paese in tutti i suoi aspetti.

Il nome che proposi, Lo Specchio, doveva essere appunto l’estratto di queste convinzioni, di sicuro un po’ velleitarie e sovradimensionate rispetto ai poveri mezzi a nostra disposizione ma c’è forse qualcuno che può dubitare del coraggio  e dell’entusiasmo dei vent’anni?.

Il giornalino avrebbe dovuto assolvere ad alcune funzioni informative locati in un periodo in cui i mezzi di comunicazione erano per lo più limitati alla dimensione nazionale, mentre erano del tutto assenti a livello locale.

 

 

 

Sembra impossibile da immaginare ma allora sopravvivevamo senza i telefonini, senza internet, non avevamo WhatsApp, non Facebook, non Twitter, le televisioni erano scarse e il segnale sempre ballerino a causa dei Gessi. Il nostro cinema era all’interno della casa parrocchiale.

Era un mondo in bianco e nero, o forse, meglio si potrebbe dire, in bianco e rosso, con fortissime tensioni ideali che spesso scadevano in ideologismi di bassa qualità, ma questa è un’altra storia.

Tutto questo, insomma, per confermare che l’idea di editare un periodico per il paese andava a coprire un bisogno effettivo e che la domanda di un prodotto di quel tipo c’era, eccome.

Da questo punto di vista sono orgoglioso di quell’intuizione ed è l’unico merito che mi attribuisco perché lo sviluppo del lavoro di redazione, dopo il primo anno di avvio, appartiene ad altri, in primo luogo ad Alessandro Righini che ne è stato l’artefice e l’anima, accompagnando il giornale e centinaia di ragazzi in questa lunga cavalcata di cinquanta anni all’interno della comunità casolana.

A chi ama il dettaglio, posso fornire purtroppo, pochi elementi perché la memoria non mi sorregge troppo e non dispongo di documenti. Altri saranno sicuramente più precisi

La decisione di fondare un periodico locale, di chiamarlo Lo Specchio, di dargli una connotazione esterna cioè non limitata alle sole attività dell’ASCI, fu assunta in una route del Clan che si svolse (presumo) su finire del 1966 o gli inizi del 1967.

La marcia ci portò in un podere sopra Palazzuolo sul Senio, di proprietà del giudice Scalini, ospiti di Bruno Scalini, che ci mise a disposizione le stanze per il pernottamento.

Eravamo una dozzina, qualcuno lo ricordo qualcuno no, così non nomino nessuno per opportunità. in ogni caso i nominativi dei redattori dei primi numeri corrispondono al nucleo che partecipò alle giornate di fondazione.

Per quanto ricordi, la discussione sul giornale da costruire fu risolta abbastanza velocemente sulla natura dell’informazione, che doveva essere generalista, quasi unanime sul nome da adottare, ma molto puntigliosa sui mezzi e sulle specifiche tecniche di cui eravamo tutti a digiuno. Sapevamo che si sarebbe usato il ciclostile, ma molto oltre non si andava.

Chi non ha mai usato un ciclostile (ormai sono i più) non può rendersi conto delle fatiche improbe alle quali si sottoposero i ragazzi del Clan in quel 1967. Le matrici da ciclostile sono strumenti infidi e fragili, soggette a perdite di inchiostrazione, a strappi, a sbaffi.

Io non l’avrei proprio detto che cinquanta anni dopo avrei tanto rimpianto una matrice da ciclostile.

Non l’avrei detto, ma quello era il mio Specchio e lo amavo.

Fabio Piolanti

 

 

 

E PENSARE CHE ALL’INIZIO ERO SCETTICO -  I RICORDI DI ALESSANDRO RIGHINI

 

Dunque sono già passati 50 anni ? … e dire che all’inizio non ci credevo, poi sono rimasto incastrato per buona parte della vita. Pentito? … direi proprio di no! E’ stata, e lo è ancora, una esperienze fra le più  positive,  costruttive , interessanti, formative - a volta esaltante, spesso divertente - che abbia condiviso con tanti amici scouts o quasi scouts.

 A Casola,  Scoutismo e Specchio/Spekkietto sono quasi sinonimi, il compendio di una, oserei dire, “ quasi epopea”  che nell’arco di mezzo secolo ha  caratterizzato ed a suo tempo profondamente cambiato ed innovato il ruolo dei giovani, dei ragazzi e delle ragazze nel nostro paese, rendendoli  protagonisti  positivi, attivi e propositivi della vita sociale.

I Casolani sanno bene cos’è Lo Specchio/Spekkietto e non credo di dover essere io qui a ripetere o a spiegare cosa esso rappresenti o cosa sia stato in questi cinquant’anni per Casola.

Nel 2013 festeggiammo i 50 anni dello Scoutismo ed in quella occasione pubblicammo un numero speciale de Lo Specchio/Spekkietto in cui veniva ripercorsa l’esperienza del gruppo scout e del suo giornale. Rimando alle 12 pagine di testo e foto, che in quella pubblicazione furono dedicate al nostro giornale, per una rievocazione esauriente dell’evoluzione di questa esperienza e della vita della redazione.

Chi non avesse quella pubblicazione potrà sempre ritrovare l’articolo specifico a cui mi riferisco

“ IL PRIMO FU MERCURIO, POI VENNE LO SPECCHIO CHE GENERO’ LO SPEKKIETTO”

sul  nostro sito on line www.lospekkietto.it .

No, quello che voglio fare in questa occasione è semplicemente ringraziare tutti coloro che hanno creduto in questa esperienza, che l’hanno condivisa, che si sono impegnati perché durasse così a lungo e fosse così incisiva per la vita del nostro paese: gli scouts , i redattori, gli stampatori, gli impaginatori, i collaboratori,  i fedeli lettori, i distributori, compresi gli esercenti delle tabaccherie e delle librerie che si sono prestati a sostenere la distribuzione,  i parroci ed i cappellani che hanno permesso a questa attività di trovare i luoghi  dove concretizzarsi materialmente ed anche, ,… udite! …udite!  (a questo punto)  i promotori di quelle testate … diciamo emule  ed antagoniste che negli animati ma felici ed indimenticabili  anni passati,  stimolati da Lo Specchio , fecero la loro comparsa ed animarono il dibattito politico e sociale nel nostro paese. Quegli emuli ed antagonisti sulle cui simboliche tombe, in  occasione della loro scomparsa,  perfidamente abbiamo ironizzato ( ma sempre con implicita stima e simpatia) con alcune terribili vignette.

Bene, dicevo  che all’inizio di questa esperienza ero scettico. Stavo vivendo una fase complicata ed evolutiva della mia vita.  Ero di ritorno dai militari, dove avevo svolto il ruolo del  rude sergente in una scuola di truppe meccanizzate e corazzate  a Lecce ,  ed avevo lasciato il lavoro per riprendere gli studi interrotti dopo la terza media.

Ristabiliti i contatti (per altro mai abbandonati nonostante la lontananza ) con il gruppo scout che avevo contribuito a fondare agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso, dovetti lentamente riadattarmi  al rapporto con  i ragazzi più giovani. Cosa non facilissima ne’ immediata, tanto più che anche alla scuola che avevo ripreso a frequentare (dopo sette anni di lavoro e di vita militare), i miei compagni di classe - essendo una scuola pubblica normale- erano ragazzini molto più giovani di me alle cui esperienze, pur nell’ambito di ottimi rapporti,  non sempre  mi riusciva facile avvicinarmi e rapportarmi.

Erano anni di fermento, immediatamente precedenti  lo “scoppio”  del ’68 e l’animosità ed a volte il fervore velleitario dei giovani studenti , essendo uscito da poco dall’esperienza militare, mi lasciavano molto perplesso.  Proprio in quell’anno poi era scoppiato a Milano il caso del giornale studentesco “La Zanzara”  che aveva affrontato temi allora ritenuti scottanti (ora, anche se non ricordo bene di cosa si trattasse, penso  farebbero ridere) sollevando un grande polverone ed una accesa reazione. Questo fatto mi rese ancora più dubbioso. Fu così che quando in una riunione di clan, dopo una uscita del Noviziato a Bibbiana, saltò fuori la proposta di dare vita ad un giornale la cosa mi suscitò molte perplessità e per un paio di numeri  rimasi a guardare dubbioso.

Avevo comunque dovuto incarnare il ruolo di direttore, essendo l’unico maggiorenne del gruppo scout e  dunque l’unico idoneo a venire iscritto come responsabile presso il Tribunale di Ravenna e  nell’ elenco speciale dell’Ordine dei Giornalisti di Bologna,  presupposto indispensabile per poter  iniziare la pubblicazione. L’iscrizione agli organi competenti l’ottenemmo con l’aiuto dell’Amico Bruno Scalini e del giudice, suo padre.

Passarono dunque due o tre numeri e ben presto però mi feci prendere, complice l’entusiasmo dei ragazzi. Il giornale cominciò a sfornare regolarmente numeri su numeri  e io non ho più saputo distaccarmi. Da allora sono usciti, con quest’ultimo, 246 numeri.

Durante questo lungo periodo ci fu un attimo di pausa, diciamo una piccola parentesi di riflessione, legata anche alle vicende del gruppo scout. Una breve pausa da cui, in seguito anche ad una fase di rinnovamento del gruppo scout, il giornale riuscì  rinnovato e rinfrescato, assumendo un sottotitolo che è a sua volta un nuovo nome nella continuità :  “Lo Spekkietto” , che oggi connatura la nostra attuale identità.

In questo numero compaiono i ricordi e riflessioni dei vecchi e dei  nuovi collaboratori ed è a loro che lascio il piacere di ricordare i tempi e gli aspetti di questa felice esperienza.  Io mi riservo solo l’ultimo angolino per ricordare due “personaggi” che a diverso titolo  mi sono cari e che non vogliono o non possono rinverdire le emozioni  della loro esperienza in redazione.

 Una è mia moglie Rita, che non vuole, per naturale ritrosia, ricordare gli anni e le notti trascorse  a battere a macchina in redazione, nonostante gli impegni  ed i carichi derivanti dalla gestione di una numerosa, ancorchè meravigliosa figliolanza.

L’altro  é il carissimo ed indimenticabile “Arci” Mons. Giancarlo Menetti,  il quale purtroppo  non può intervenire in quanto impegnato in altri “cieli” ed in altri ed alti “orizzonti”. L’ Arci, una colonna del nostro giornale, alla cui vita partecipava con passione, costanza dedizione. Ricordiamo le sue ricerche storiche, le sue cronache del quotidiano e del passato, la sua trepida attesa dell’uscita di ogni nuovo numero e la sua soddisfazione nello sfogliare l’ultima creatura appena stampata. Grazie Arci da lassù non dimenticarci.

Un sincero e commosso ricordo voglio infine riservare anche agli amici Ermanno Ravagli e Pierluigi Isola collaboratori che ci hanno lasciato prematuramente.

Altri numerosi collaboratori, fortunatamente ancora fra noi , hanno condiviso per anni la vita di redazione ma  non compariranno, per motivi diversi,  con un loro contributo scritto. Anche a loro il nostro grazie più sincero e riconoscente.

Alessandro Righini

IL RICORDO DI GIORDANO RIGHINI

 

Sono già trascorsi 50 anni dalla nascita dello Specchio.

Quando me lo hanno ricordato la prima reazione è stata  di disorientamento : accidenti già 50 anni, Giordano sei vecchio!

Poi , passata la tristezza , come spesso accade,  sono rimbalzati i ricordi, non tanto sul cosa è stato fatto  ma sul perché Lo Specchio venne fondato.

Ovviamente sono opinioni personali  ma che spero siano condivise .

In quel periodo,50 anni fa, le cose stavano cambiando velocemente e soprattutto i giovani volevano essere protagonisti del cambiamento. I giovani volevano contare e pretendevano giustamente di non delegare come da tradizione il proprio futuro   ai soliti “ matusa”.  Volevano restare al timone.

E lo Specchio fu uno strumento che un gruppo di  giovani casolani adottarono responsabilmente e con coraggio  per  fare sentire la propria voce .

E per chiudere, perché ho già superato le 15 righe che mi sono state imposte, vorrei condividere con voi alcuni brani (andatela però a cercare su Internet e leggetela tutta, è bellissima) di una poesia di Martha Meideros  perché rappresenta bene lo spirito di quei tempi  e dello Specchio che li interpretava.

- Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

- Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti .

E lo Specchio voleva far cambiare la marcia .

Giordano Righini

I RICORDI DI SANDRA LANDI

 

Sono passati cinquant’anni, non mi sembra vero!

 La ricorrenza del 50° dalla nascita dello Specchio, poi diventato Spekkietto, ha riportato la mia mente a rivivere l’avventura intrapresa nel lontano 1967.

Quante notti trascorse con le mani macchiate di inchiostro a girare attorno alla stampante: prima in quel rumoroso ciclostile poi alla Rotaprint- (ed ora non ci si sporca più, i tempi e la tecnologia è cambiata tutto in via telematico) Non nascondo che la fatica e il tempo che si dedica ora, è molto meno, ma quello che si creava e ci si guadagnava nei rapporti, in quel girotondo intorno al tavolo non è nemmeno paragonabile allo stare soli davanti ad uno schermo. Vedevi nascere il giornale dall’inizio alla fine e lo facevi davvero insieme e tuo.

Lo Specchio espressione di un gruppo di giovani appartenenti allo Scautismo (CLAN) ci permetteva di

discutere, approfondire, esprimere le nostre opinioni sui fatti del nostro paese creando una forte coalizione e collaborazione fra noi.

Sono stati anni vissuti intensamente lasciando dentro un profondo senso di appartenenza perché la condivisione e l’amicizia ci ha legati e ancora oggi, quando il tempo e la salute ce lo permettono ci avventuriamo in grandi imprese come allora condivise.

Mentre sto scrivendo, mi arriva un messaggio tramite WhatsApp dove mi si rammenta che oggi è l’ultimo giorno per la consegna degli articoli.

Grazie al gruppo Scaut allo Specchio oggi Spekkietto x questa bella avventura in cui ancora oggi in base alle mie possibilità e tempo disponibile, sono coinvolta e a cui do una mano semplice distribuendo ai nostri fedeli lettori e sostenitori che in questi anni non è mai venuta a mancare per continuare questa bella avventura che rimarrà nella storia Casolana.

 Alessandra

I RICORDI DI DON ANGELO

Alle 21,30 di questo laborioso martedì 21 Febbraio, quando l’ora volge al desio del letto e del riposo, una stentata telefonata mi chiama ad una collaborazione che, anche se scocciante, in fondo mi è molto giovevole al sonno ….e dolce ricordare i furori giovanili.

Dunque ricordare “Lo Specchio” ?.  Quel sabato sera, all’incontro con il CLAN, in quella sede, che da cucina della canonica era diventato baretto (mai provvisto di una Koca) il vulcanico capo Fabio Piolanti, capo Clan, buttò l’idea di un “giornalino”.

Per otto giorni si rincorse l’idea di un nome con cui titolarlo: “Notizie Casolane” , “Voce degli scouts”, “ La Parrocchia”, “Il Senio”, poi lo spunto finale venne dalla Germania “Der Spiegel” ovvero italianizzato “Lo Specchio”.

Un vecchio ciclostile c’era già, c’era pure una disegnatrice (Anna Mu) ma tutti dovevano trasformarsi e farsi giornalisti.

Per ricordare i primi vagiti mi occorrerebbe avere sott’occhio tutta la collezione dei giornali. Non ho onorato il primo numero, mi trovarono però impastocchiato a fare di tutto. Coi miei soldi firmai una Gestetner nuova (mettendo nei pensieri l’Arcipreta don Elviro) con il corredo di normografi, carta, matrici e inchiostro.

Di vari numeri ero praticamente redattore, scrittore assieme a liceali che il sabato pomeriggio arrivavano con articoli frutto di iniziative intelligenti ….. oh! Le “TU LA CA PA VI” (  TUrrini, LAsi, CAvina ,PAganini, VIsani - le dive della moda e dell’estetica al femminile) . Quante volte ho rincorso disegnatori per la copertina ( Don Leo, Califfo, Cassiano ecc.).

Notti lunghe ai tasti della Olivetti, improperi per l’inchiostrazione infelice, fogli stracciati da qualche registro manomesso. Eppure, puntualmente, mese dopo mese, (molto sofferto)  il bel “Lo Specchio” usciva.

La domenica mattina dell’uscita, dopo la S.ta Messa, nel fumo dei primi caffè, Loris, Maria Rosa, Annamaria e altri offrivono ai ben pensanti del primo mattino

(loro che avevano allungato il sabato fino allla domenica) il profumato di stampa, sudato Lo Specchio. Glorioso foglio di vita, storia, chiacchere, progetti, fiaschi.

E le botte? Una volta ne ebbe da orbi, si minacciava di adire alla avvocatura, Palazzuolo non lo digerì,  il Senio se lo voleva mangiare,  la base spesso rovinava. Ebbe anche un figlio naturale: il Sing Hout, ormai morto da tempo ma rimasto vivo nella memoria di molti.

Don Angelo Figna

I RICORDI DI MORENA VISANI

 

Rivivo con una certa emozione alcuni ricordi.

Sento il profumo pastoso dell’inchiostro e la “magia” della vecchia Rotaprint che, sbuffando e cigolando ,  restituiva fogli palpitanti di voci e immagini di un paese.

Risento la voce del Capo Redattore di turno: “forza ragazzi! Non facciamo le 2 (di notte) che domattina dobbiamo anche distribuirlo.”

Il grazie dell’abbonato cancellava   la fatica e restituiva l’entusiasmo per lavorare al numero successivo.

Ricordo gli anni in cui noi “le Guide di Marinella”, oramai giunte in età di Noviziato, siamo entrate in Redazione.

Eravamo la generazione di “Carosello”… di cosa potevamo occuparci se non della campagna pubblicitaria?

Il dito puntato dello Zio Sam “Abbonati allo specchio!”,  Biancaneve con il suo “Specchio, specchio…”

Molte menti  fervide, molte mani dal tratto magistrale, molto impegno disinteressato, tanto entusiasmo e tanta voglia di stare insieme.

Un vero e proprio  laboratorio, aperto a tutti,  che ha contribuito a forgiare un paese vivace e con una ricca e solida tradizione di impegno politico-sociale.

Morena

I RICORDI DI GIULIANO VISANI

 

Durante il mio lungo periodo di collaborazione con “Lo Specchio” (anni ‘80-’90) due sono state le attività svolte che mi hanno impegnato in modo particolare: La stampa vera e propria del giornale col glorioso “Rotaprint” e la rubrica “Itinerari” che consisteva nell’effettuare escursioni a piedi lungo le nostre colline con la relativa descrizione del percorso. Se quest’ultima attività è stata sempre piacevole in quanto comportava lunghe camminate assieme al Direttore Righini, (cosa che mi ha permesso di conoscere meglio il nostro territorio) altrettanto non posso dire della mia attività di stampatore. C’erano giornate in cui a causa dell’umidità i fogli per la stampa si appiccicavano gli uni agli altri ed allora bisognava ripassarli manualmente ad uno ad uno per togliere quelli rimasti bianchi e quelli venuti stampati male,operazione non da poco visto che allora uscivano 420 copie del giornale. Sul pavimento si accumulava così un consistente strato di fogli di scarto, cosa che contribuiva a far arrabbiare non poco il Direttore. Tuttavia in un modo o nell’altro, spesso con l’aiuto della “veterana” Sandra Landi, sono sempre riuscito a fare in modo che tutto fosse pronto per la sera del sabato destinato alla impaginazione finale, quando assieme a tutti i collaboratori ci si trovava nella sede dalle “Suore” per confezionare il giornale così da recapitarlo agli abbonati e nei punti di vendita il giorno successivo. Era il momento più bello, ancora una volta Lo Specchio era fatto e noi eravamo orgogliosi del risultato e si parlava già del numero successivo. E’ stato comunque un periodo che ricordo con molto piacere ed anche,a volte, con rimpianto. Eravamo un bel gruppo, collaboravamo alla realizzazione di un qualcosa che animava (a volte molto) e per fortuna anima ancora la nostra comunità.

Giuliano Visani

I RICORDI DI MARZIA PIRAZZOLI

 

Non so dire esattamente per quanti anni ho collaborato con “ Lo Specchio “,ma sono stati senz’altro molti. Una bella esperienza che ricordo sempre con grande grande piacere. Se chiudo gli occhi sento il ticchettio dei tasti delle macchine da scrivere,il rumore di stampa della mitica Rotaprint e l’odore forte degl’inchiostri. Io facevo parte della “ manovalanza “ del giornale; non mi sentivo pronta per scrivere articoli per cui collaboravo per tutto il resto,dalla battitura dei testi,alla preparazione dei titoli,dei disegni delle fotografie con la supervisione di Maurizio. Il tutto fatto rigorosamente a mano perche’ allora non esisteva ancora il computer. Mi piaceva molto anche stampare insomma,mi davo da fare. Non e’ stato sempre tutto facile,ci sono stati alti e bassi. Ci sono state discussioni,rotture. Alcuni hanno lasciato,altri sono arrivati,ma sempre nella convinzione che si stava facendo qualcosa di importante per la nostra crescita e,perche’ no,anche per il nostro paese. E allora rivedo quei ragazzi che a notte fonda,stanchissimi,girano attorno ad un grande tavolo e girano e girano e girano per finire di impaginare quel giornale che dovra’ uscire puntuale la domenica mattina. Evvai!!!! Ancora una volta ce l’avevamo fatta!   Grazie di cuore a tutti          

 Marzia

I RICORDI DI BRUNO MENNI

 

Quando uscì il primo numero dello Specchio ero poco più di un bambino,

I tempi  erano propizi, le idee e la voglia di comunicare abbondavano, anche noi giovani esploratori , poi noviziato Hobos,  facevamo il nostro giornale in attesa di poter collaborare a quello dei "grandi".

Davamo per scontata  questa  attività che appariva così  aderente  al nostro spirito scoutistico : il piacere di lavorare insieme, il servizio per la nostra comunità, discutere e proporre le nostre idee.

I più grandi avevano maggiore consapevolezza della importanza  del giornale, , la affermazione di una identità,  il valore della cronaca della critica e della memoria , la necessità di autofinanziamento come garanzia di indipendenza.

C'era  (da parte mia) ingenuità ed inesperienza , ricordo alcuni articoli nei quali avrei dovuto affrontare alcuni aspetti amministrativi del comune,  sicuramente poco utili per la diffusione delle conoscenze.

Ci si buttava,  si veniva corretti, si discuteva anche animatamente,  un po' alla volta qualcosa  si imparava.

Ma il grande divertimento arrivava l'ultimo sabato del mese:  dal primo pomeriggio la sede del Clan ribolliva piena di attività, gli articolisti avevano consegnato (abitualmente all'ultimo momento) il loro lavoro, venivano battute a macchina le matrici, i grafici e tecnici della fotocomposizione preparavano la copertina e le fotografie,  si decideva la impaginazione : copertina, sommario, articoli, pubblicità.  Gli addetti alla stampa spingevano il Rotaprint come una squadra di Formula Uno.

 Infine , a tarda notte, il grande rito della impaginazione attorno al tavolo da ping-pong  coperto di fogli, la "puntatura", la divisione delle copie : abbonati, posta, vendita.

Presto, la domenica mattina, divisi per squadre  in giro  per il paese, a distribuire il giornale con la soddisfazione e l'orgoglio, per il buon lavoro fatto.

Bruno Menni  febbraio 2017

I RICORDI DI PATRIZIA ZARABINI

 

Oltrepassato il ponte dei Monteroni, giovane sposa sfuggita dal tetto natio bolognese, un nodo stringeva forte la mia gola: sapevo ciò che lasciavo ma non ciò che mi aspettava in una nuova realtà di moglie, madre, nuora.

Come sarebbe andata? Casola non la conoscevo,  tanto meno i suoi abitanti.

Eppure, negli anni, ho imparato ad apprezzare i luoghi e la gente; in questo ha contribuito largamente l'aver partecipato, negli anni ottanta, alla redazione de Lo Specchio.

Ho scritto vari articoli indagando fra personaggi, strade, piazze, vicoli, avvenimenti.

Cosi piano piano questo sconosciuto paese è diventato un po’ anche mio, è entrato nelle pieghe profonde del cuore e della mente instillando umanità e bellezza

Alle nuove leve della redazione auguro un buon proseguo.

Zarabini Patrizia

IL RICORDO DI CRISTIANO CAVINA

 

Sono stato fiero inviato speciale dello Specchio a 12 anni

A 17 ci pubblicai il mio primo racconto, una storia contro chi guardava troppa TV, di cui ancora oggi mi vergogno

La cosa più bella, era da bambino andare a impaginare il giornale, girando intorno alla tavola.

E guardare ogni volta, nella raccolta dei vecchi numeri, il reportage sulla fuga del toro per Casola.

Quello rimane una delle storie più belle di sempre! Cristiano Cavina

NIVES …DEDICATA  A  “LO SPECCHIO”

Lo Specchio, riflesso di tarde serate

a impaginare vite di paese

e memorie passate

Lo Specchio, sentore d’inchiostro

fruscio di carta nuova

al ritmo sincopato della Rotaprint

Lo Specchio, risate e progetti

e parole e luoghi ormai dimenticati :

Barbiana, Taizè, Tramonti del Friuli:

macerie di ieri

Specchio, Specchio delle mie brame

sei tu il più bello del reame !

Tu che duri tenace nel tempo

Negli anni  che sbiadiscono i ricordi

e seminano rughe sui nostri volti

dispersi nei labirinti quotidiani della vita.

Ma altri nuovi volti, altre nuove storie

s’intrecciano e si rinnovano danzando

su quel filo invisibile, quella trama

 che unisce Il passato al presente ….

quel filo ideale che si chiama

Scoutismo

(Nives)

I RICORDI DI TERESA MONTEFIORI

Eccomi,  Anna Teresa Montefiori, all'appello.....dopo tanto tempo....ma il ricordo non si cancella  così facilmente.... Ce ne sono tanti di ricordi legati a questa esperienza...è stato per  me un momento di aggregazione, di crescita....

facevo parte di un equepe con una finalità importante....far uscire in tempo lo Specchio,   “ il giornalino “ che ci rappresentava...allora l'impegno costante per una settimana...scrivere gli articoli, batterli  a macchina  incidendo le matrici,  facendo uno sforzo notevole d'interpretazione calligrafica....la stampante in tilt all'ultimo momento....sempre sul più bello !!!! E l'ultima sera...tutti a raccolta per impaginare a mano, compreso lo sfruttamento minorile, ... saliva in bocca, dito indice pronto...e...partenza.!! ..quanti giri attorno a quei tavoli …..Poi l'evoluzione della Rotraprint,... come un miraggio... l'abbiamo desiderata, siamo andati a vederla, l'abbiamo acquistata, abbiamo imparato a stampare in quadricromia...che soddisfazioni....era bellissimo ed impegnativo....Ma questa è una storia lunga...non bastano 15 righe...

Grazie a tutti per esserci stati, come gruppo, perchè era la cosa che contava di più.

Teresa Montefiori

IL RICORDO DI ALESSANDRO DAL PEZZO

Mi viene a trovare Alessandro Righini per comunicarmi che quest’anno “Lo Specchio” compie cinquant’anni di pubblicazioni.

Ha chiesto a redattori e collaboratori un contributo sulla memoria che fu.

“ Quindi – gli dico – dovrei ripercorrere le fasi di elaborazione del giornale: le prime riunioni di redazione, la scelta dei temi più interessanti per la vita del paese, la distribuzione degli  incarichi, la ricerca di fotografie e documenti, la sollecitazione continua per una più rapida consegna degli articoli e poi le fasi sempre più convulse di battitura di correzione, stampe e infine impaginazione ( a mano con il giro attorno al tavolo).

E questo per quando lo vorresti ?” … “Beh’ – mi fa lui,  come sempre – per ieri ! “

Alessandro Dal Pezzo

I RICORDI DI MARA DARDI

Confesso che la telefonata di Sandro, con la quale mi chiedeva un ricordo della mia esperienza  allo Specchio,  mi ha colto di sorpresa.

Infatti non ho  fatto parte del gruppo che diede vita a questo storico (per Casola) giornale, ma vi ho partecipato per un breve periodo , se rapportato alla vita del giornale  che quest'anno compie 50 anni.

Durante i 5 anni della mia presenza (e questo lo dico per certo in quanto conservo ancora i “legnetti “che vivano dati per ogni anno di partecipazione),. mi occupavo delle cronache consigliari, una rubrica che, seppur in modo sommario, cercava di informare sulla vita della amministrazione comunale.

Di quel periodo ho ricordo piacevole e affettuoso. All'interno del gruppo, benchè disomogeneo ,. si respirava un clima disteso e allegro che metteva in sinergia il lavoro di tutti e aiutava le persone a  svolgere i propri compiti con serenità e tranquillità senza preoccuparci delle ore piccole che inevitabilmente si facevano ad ogni uscita del giornale. (Come non ricordare i “girotondi” attorno al tavolo per la impaginazione del giornale!)

Di quel periodo ricordo con piacere  anche   momenti ludico-aggregativi  e di confronto molto intensi  che  rafforzavano l'impegno e  la coesione tra il gruppo.

Un saluto  affettuoso

Mara Dardi

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