Per il Comune di Casola Valsenio e tutto il suo territorio è un bel risultato ottenere i 
finanziamenti del Governo per il nuovo impianto sportivo alla Furina, come annunciato il 20 
febbraio dal Ministro Luca Lotti al Cinema Senio. Peccato che al bell’annuncio non sia 
seguito un pubblico dibattito, che avrebbe consentito vari contributi, compreso il nostro.
Recita un’epigrafe sul Palazzo Castani in Piazza San Sepolcro a Milano (cfr. Giancarlo 
Consonni, “Urbanità e bellezza”, ed. Solfanelli): “ELEGANTIAE PUBLICAE COMMODITATI 
PRIVATAE”. Questa frase condensa il senso del “fare città”: ciò che si va a realizzare sia di 
soddisfazione, per bellezza al pubblico e per comfort al privato.
Questo per noi significa che la scelta di localizzazione dell’impianto, oltre ad essere 
tecnicamente ed economicamente valida, debba essere appropriata alla natura del luogo. 
Perché ogni città è stratificazione storica dei luoghi.
Ci chiediamo se una realtà pedecollinare, morfologicamente propensa alla viticoltura di 
qualità, sia per la bontà del terreno sia per la sua esposizione, circondata da boschi, 
riserve naturali di specie arboree e faunistiche, ed anche una realtà insediativa già in atto, 
possa essere compromessa non tanto dal sedime dell’impianto —che comunque ha 
notevole impatto in estensione ed in altezza (tribune, illuminazione)— quanto 
dall’inquinamento acustico, luminoso e dei rifiuti conseguente ad una notevole 
concentrazione di persone non sempre silenziose e tranquille, nonché di mezzi 
maldestramente dispersi nelle aree limitrofe, oltre che nei parcheggi dedicati.
Stante l’esperienza di situazioni analoghe in aree urbane più vaste, nelle quali gli impianti 
sportivi sono stati spostati nel tempo verso l’esterno, distanti dai centri abitati, sarebbe 
opportuna una riflessione attenta sulla scelta di localizzazione.
Questo non esclude la realizzazione di un piccolo campo di calcio per allenamenti, al 
quale attribuire anche altre valenze: elisoccorso, festa dei frutti antichi e dimenticati, 
mercato delle erbe, legati alle specificità dello splendido Giardino Officinale, di rilevanza 
europea: tutte attività degne della scala urbanistica di Casola.
Questo, lasciando l’impianto calcistico regolamentare ad aree pianeggianti, 
opportunamente distanti dai centri già densamente popolati, viabilisticamente accessibili e 
controllabili, baricentro rispetto agli altri Comuni dell’Unione.
Chi vuol bene a Casola si augura, insieme all’Amministrazione, che il nostro paese possa 
riconfermare sempre di essere “una favola”. Con un occhio attento alla realtà sostenibile.
 
Antonella Cortesi
 
 
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