Attualita

 

Le riunioni straordinarie della Pro Loco, indette a dicembre e gennaio, avevano messo in evidenza uno stato di crisi che l’associazione stava vivendo, a causa soprattutto di un numero esiguo di componenti del consiglio che portava gli stessi ad assumersi un carico di responsabilità organizzativa molto alto e ad assorbire sulle proprie spalle un peso notevole di lavoro manuale . Così una sorta di ultima chiamata ha riacceso il dibattito e l’interesse verso questa associazione che svolge un ruolo nevralgico nel nostro paese. Dalle animate riunioni, segnate anche da uno scambio di opinioni franco e pungente, sono quindi emersi vari punti, anzitutto la consapevolezza che la Pro loco è importante, che è un perno per mantenere il paese vivo e attivo, che ha un’importanza strategica per il turismo e per le attività economiche in genere, e di conseguenza che è necessario un gruppo di persone, il più ampio possibile, che contribuisca a portare avanti le attività della Prop-loco per tutto l’anno. Per fortuna alla fine questo gruppo di persone si è formato. Diversi hanno risposto sì alla chiamata ed hanno deciso di spendersi in prima persona per il bene di Casola. Tra queste persone c’è Margherita Pozzi, una delle più giovani del gruppo.

Guardandolo, ci si riempie di un forte senso di vuoto. Come fantasmi persi nell'inconscio di quell'enorme fondale, si vorrebbero estrarre tutti i pezzi e rimetterli lì. Pezzo per pezzo. Succede che il lessico politicamente corretto serve a nascondere la verità. Più spesso, si mascherano i conflitti con infinite, varie e personalissime conclusioni sull'accaduto. Ora il campo sportivo è quello che aspira a diventare qualcosa e non è ancora niente. Lo ricordiamo così, con la speranza e le risate intatte.

r.l.j.s.

La mattina del 25 febbraio Casola è stata “ferita” da una frana che ha sconvolto la sua comunità anzitutto perché le ha usurpato il centro sportivo, luogo che in ogni paese rappresenta speranza come centro di aggregazione dei ragazzi. Alle 8.50 un'enorme massa rocciosa (si stimano circa 400.000-500.000 mc.) si è distaccata in corrispondenza di un tratto della riva sinistra del Fiume Senio, coinvolgendo il centro sportivo Enea Nannini. La frana si è portata via il campo da allenamento ed una estesa porzione del campo da gioco principale, in cui si svolgono le partite di calcio nei fine settimana. Una lunga fenditura, lungitudinale alla scarpata del corso d'acqua, si è improvvisamente aperta lungo il campo da calcio ed in pochi istanti, una porzione del substrato roccioso stratificato è scivolato in direzione Nord, sbarrando temporaneamente il corso del Senio.
Quasi immediatamente, a monte dello sbarramento formatosi, le acque hanno iniziato ad innalzarsi fino a formare una specie di lago che si è esteso fino oltre il ponte del “Cantone”, situato alcune centinaia di metri più a monte.
Solo la Provvidenza ha voluto che questo evento improvviso non si trasformasse in una tragedia dato che, poche ore prima dell'evento, i ragazzi della squadra di calcio si stavano allenando nel piccolo campetto rovinato verso l'alveo del Senio e, solo dopo poche ore i bambini avrebbero tenuto il loro allenamento pomeridiano.

SI E’ CONCLUSA NEL PEGGIORE DEI MODI LA VICENDA DELLA COSTITUZIONE DELLE A.S.P.

Con il primo gennaio 2015 si è conclusa (quasi) la più che decennale questione del cosiddetto “riordino delle Opere Pie” e, a mio avviso, si è conclusa come peggio non era possibile.

Mi è già stato detto che il mio è “un pensiero che fa presto a sfociare nel qualunquismo” e quanto sto per esprimere porterà ulteriore nutrimento a quella tesi, ma non sarà questo a modificare la mia idea che, anche se non condivisa, dovrebbe pur sempre essere considerata legittima. Ho sempre dichiarato, e confermo ancora oggi, la mia contrarietà alla soppressione delle Opere Pie ed alla loro sostituzione con Aziende, ma non ho mancato di dare il mio modestissimo contributo per cercare di ridurre al minimo le negatività che potevano derivarne; ho anche proposto emendamenti (regolarmente non presi in considerazione) allo statuto ed alla convenzione della costituenda A.S.P. della Romagna Faentina che avrebbero mitigato, almeno in parte, lo strapotere del Comune di Faenza nell’Assemblea dell’Azienda stessa. È bene ricordare che l’assetto individuato attribuisce a quel Comune la maggioranza assoluta per cui gli altri cinque Comuni non potranno mai decidere niente se non c’è il consenso del Comune di Faenza il quale rappresenta il 52% delle quote, mentre gli altri cinque Comuni si dividono il restante 48% con queste percentuali: Brisighella 18,34%, Casola 5,63%, Castel Bolognese 15,35%, Riolo 0,26%, Solarolo 8,05%.

Dette quote sono determinate secondo criteri che contemplano, fra altre cose, anche l’ammontare del patrimonio “conferito” (dicono loro, “espropriato” dico io ) dai singoli Comuni.

Dicembre 1961. Stazione scientifica Novolazarevskaya. Continente Antartico.

La rompighiaccio Ovb sbarca un gruppo di esploratori polari. Trascorreranno un intero anno nella nuova base che l’Unione Sovietica sta installando in prossimità della costa del Queen Maud Land. Tra questi uomini, scienziati, meccanici, carpentieri ed elettricisti, c’è anche un medico… ovvio… questa gente, all’arrivo del tremendo inverno antartico, rimarrà isolata e irraggiungibile, immersa in una buia, gelida e ventosa notte lunga qualche mese. Un ambiente estremo anche per chi ha il fisico e la mente allenati.

Il medico è un giovane neo laureato che proviene da Leningrado: il dottor Leonid Rogozov.

L’intrepido gruppo si dà da fare, tanto che a febbraio tutti i lavori programmati per ottimizzare la logistica della base sono ultimati. Giusto in tempo, perché con la prima tempesta di neve arrivano all'istante l’inverno e la sua insuperabile morsa di ghiaccio: da questo momento la base non può essere in alcun modo raggiunta o abbandonata fino al prossimo disgelo.

E qui le cose si complicano a causa di un evento che nessuno ha messo in conto… il dottor Rogozov si ammala di appendicite.

La malattia è in rapido peggioramento e un forte dolore addominale inizia a presentarsi quasi ogni giorno finendo per perseguitare Rogozov di continuo. La diagnosi, tremenda per la circostanza, predice il prossimo sopraggiungere di una perforazione peritoneale, nel qual caso la morte è certa.

Il giovane medico, dopo averci pensato e ripensato, arriva alla conclusione che per salvarsi la vita ha un’unica possibilità: operarsi da solo.

Anche il 2014 è stato un anno strano e anomalo. Forse dovremo abituarci a considerare l’ anomalia una regola e la stranezza del tempo meteorologico come un dato caratteriale di questo pianeta che prova a farci capire il suo malessere per i torti e gli sgarbi subiti dalla nostra civiltà ingrata.

L’anno che ha appena aperto il suo autunno all’insegna di un clima ancora caldo si è distinta per tre caratteri: inverno mite con assenza di neve ( la media delle minime di gennaio è stata +2,4), estate fresca, alta piovosità ma soprattutto concentrata sia come diffusione che come intensità.

L’inverno scorso è passato via con i cieli grigi, l’aria umida e l’ assenza di neve. La circolazione atlantica ha pervaso quasi tutto il periodo anche sulle nostre regioni adriatiche dove invece qualche volta s’affacciano i venti continentali che arrivano da nord. C’era il rischio di non ricaricare le falde perché è solo la neve col suo lento discioglimento a permettere la saturazione del terreno fino alle prime falde freatiche. In realtà le piogge successive hanno scongiurato questo pericolo. Di tutto questo ne hanno tratto vantaggio molti insetti che poi durante la stagione vegetativa delle piante hanno messo a dura prova gli agricoltori nella difesa di alcune colture.

E' in edicola LoSpekkietto nr. 57
 
 
Voi cosa facevate venti anni fa?
È una domanda che viene immediata, ascoltando in questi giorni i resoconti giornalistici della missione Rosetta, lanciata nello spazio verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.  La cometa "agganciata" col lander Philae dopo un viaggio di ben 10 anni, concluso con solo 52 secondi di ritardo sulla tabella di marcia, offre, al di là di qualsiasi considerazione scientifica, una buona scusa per fare un bilancio personale di questo lungo periodo. 
Mentre la sonda viaggiava nel cosmo, compiendo carambole tra Terra e Marte per milioni  di chilometri, noi cosa abbiamo fatto? 
Un bilancio ogni tanto, può essere salutare e utile anche per guardare al futuro con spirito nuovo. Il fatto che questa volta l'input venga da una straordinaria missione spaziale, ha in se qualcosa di intrigante, di giusto; perché non c'è modo migliore di coniugare passato e futuro che studiare l'universo. 
Ma a proposito di passato e futuro, traendo umilmente spunto dalla suddetta impresa spaziale, in questo nuovo numero de "Lo Spekkietto", periodico che ha le proprie origini nell'esperienza scout, non possiamo non chiederci:
"E noi, cosa facevamo vent'anni fa?"

La coltura del castagno è da qualche anno in grave crisi dopo l’avvento della vespa cinese nel 2002 ma i castanicoltori non si sono pianti addosso e hanno preso iniziative per contrastare le avversità e per rilanciare questa coltura che è l’unico raccolto da reddito della media e alta collina.

Già da qualche anno si sono eseguiti lanci del parassitoide della vespa ( Torymus sinensis) per tentare di limitarne la diffusione con costi non indifferenti sostenuti dagli stessi agricoltori. L’Associazione castanicoltori della valle del Senio è molto attiva in questo senso e ha provveduto ad acquisti collettivi di questo insetto utile per poter abbassare il costo dei lanci.

Da quest’anno l’associazione ha in cantiere un paio di iniziative che vanno sempre nel senso di salvaguardare questa coltura dai suoi numerosi nemici. Abbiamo parlato con il presidente Giuseppe Pifferi che ci ha fatto una scheda sintetica delle iniziative. Intanto già da quest’annata si sono eseguiti monitoraggi per capire l’entità dei danni da “bacato” e per individuarne il responsabile. Sono quattro infatti gli insetti che provocano questo grave danno sui frutti con erosioni anche profonde e caduta anticipata dei ricci. Tre di questi sono farfalline minuscole chiamate tortrici del castagno e più precisamente Cydia fagiglandana, Cydia splendana e Pammene fasciana. Siccome hanno una biologia un po’ differente fra di loro s’è cercato di monitorare i marroni bacati aprendoli uno ad uno per individuare il responsabile principale. Il risultato è che Pammene fasciana è il tortrice più diffuso nei castagneti della nostra valle. L’attività ha coinvolto una decina di aziende rappresentative dei due comuni di Casola e Palazzuolo poiché l’associazione opera su entrambi. In secondo luogo si è sperimentato un metodo di lotta biologico che non prevede l’uso di sostanze chimiche. Si impiegano nematodi entomopatogeni cioè organismi minuscoli che uccidono la larva del nostro insetto quando ne vengono a contatto. La settimana scorsa in alcune aziende pilota sono stati irrorati i tronchi dei castagni ,nelle cui screpolature sverna la larva di questa piccola farfalla, utilizzando una soluzione che contiene milioni di nematodi con l’obiettivo appunto di ridurre la popolazione della Pammene.

Salve a tutti, noi dell’alta squadriglia vogliamo raccontarvi del  campo estivo appena passato!

Quest’anno è stato breve ma intenso , purtroppo però , la meta era molto vicina . I nostri propositi iniziali riguardo a questo campo erano negativi in parte per il luogo e in parte perché i componenti non erano gli stessi degli anni precedenti ; i nostri presentimenti erano del tutto sbagliati : abbiamo passato una splendida e divertente settimana nonché molto impegnativa. Il campo si è tenuto a Piedimonte dal 18-08 al 25-08 . Il tema del campo  era Pocahontas e in tutta la settimana ci siamo immedesimati nei personaggi di questa favola facendo giochi divertenti e scenette emozionanti,  anche con l’aiuto di capi provenienti  dalla vallata del Santerno : tre imolesi simpatici con tanta voglia di fare e con la partecipazione di una nostra concittadina : Ilaria.

Durante il corso del campo abbiamo perso , giorno dopo giorno , componenti del gruppo come fossero “brillantini” , a parte gli scherzi ci siamo decimati ma , nonostante lo sconforto , con un  po’ di fatica ci siamo ripresi e il divertimento non è venuto a mancare .

Il bel tempo ci permesso di passare un’intera giornata con i lupetti e di andare in hike  ( uscita di squadriglia ); inoltre abbiamo avuto delle compagne di avventura fantastiche : le mucche , le quali , per tutta la settimana , ci hanno vegliato, pascolando tra le nostre tende.

A fine settimana si è svolta  la cerimonia dei totem , durante la quale a noi dell’alta squadriglia sono stati assegnati  nomi di animali insieme ad un aggettivo che ci caratterizza.; non possiamo svelarli però perché sono segreti!!

Non mancano neanche le  sorprese : con un colpo di scena il campo è stato vinto dalla sq. delle tigri le quali da cinque erano rimaste solo in tre tra cui due infortunate!!

E’  stata una settimana stupenda e piena di belle e nuove esperienze, proprio per questo volevamo ringraziare tutti i capi per l’impegno che hanno messo, nell’organizzazione del campo ma anche per tutte le attività che svolgiamo durante l’anno.

Questo sarà il nostro ultimo anno di reparto e speriamo di aver lasciato qualcosa di positivo all’interno del gruppo!!

Un saluto da Alice , Laura e Aurora.

L’estate quest’anno è sul banco degli imputati. Infatti sulla nostra penisola il tempo è stato decisamente variabile e caratterizzato da frequenti piogge torrenziali e trombe d’aria. Le zone più colpite sono state la Toscana e la Liguria soprattutto in provincia di Genova. Le precipitazioni sono state il doppio della media normale ed il mese di Luglio è stato il più piovoso dal 1800 ad oggi. In linea generale il tempo si sta estremizzando con freddi intensi in inverno e caldo afoso d’estate accompagnato da piogge torrenziali. Le cause di questo fenomeno possono essere diverse e la più probabile sembra essere l’assenza del “El Nino” che si manifesta sull’oceano Pacifico e che ha influenza anche sull’Europa perché impedisce l’arrivo dell’Anticiclone sul Mediterraneo e quindi del bel tempo che quest’anno è stato il grande assente. Questa  fra le tante ipotesi è la più probabile. Inoltre è comparso all’orizzonte il nuovo fenomeno delle così dette “bombe d’acqua” ovvero una forte concentrazione di pioggia, determinata da un forte accumulo di acqua di cui è difficile prevedere la localizzazione, che si scarica  a terra violentemente in un tempo assai breve.

Il Sacro Corano è considerato dal fervente musulmano “il libro definitivo”. Non perfettibile perché perfetto. Immutabile nei tempi perché direttamente dettato da Dio e come tale legge assoluta. Di conseguenza i precetti del Libro vanno seguiti con scrupolo e attenzione, giorno dopo giorno, chiamando a testimonianza della propria fede l’intera comunità: la rettitudine del credente deve essere assiduamente esibita. Il perseguimento ultimo, di cui ogni buon musulmano è responsabile e risponde a Dio, è l’estensione della “Legge” dal singolo alla famiglia, da questa alla comunità di quartiere, alla comunità cittadina, a tutta la nazione, a tutte le nazioni. L’ordinamento sociale che inevitabilmente evolve da una simile progressione è di natura teocratica, incompatibile quindi con l’ordinamento sociale laico a cui si ispira il liberismo. Una figura, fra tutte, rende difficile immaginare una società pluralista e pacificata che comprenda anche i musulmani: quella del Mhadì.

La dottrina islamica, nella sua predizione, anticipa il giorno del giudizio universale con il ritorno del Mhadì, il profeta vendicatore che dichiarerà la guerra santa per stabilire la vittoria definitiva dell'islam su tutta la terra. Chi non si sottomette verrà annientato… una cancellazione tanto completa che termine stesso “infedele” perderà di significato. Questo assoluto comporta la precedenza dell'islam rispetto alle ragioni della convivenza plurireligiosa perché, qualunque sia la situazione in questo momento, un giorno il “nemico da combattere” verrà “sconfitto” l’utilizzo stesso di questi termini è incompatibile con un progetto di sincera pacificazione.

Se i tempi  previsti dalla normativa regionale vengono rispettati , nel Faentino dovremmo essere nella fase conclusiva per l'attuazione  della fusione delle due Aziende di servizio alla persona  .  Le ASP  “PRENDERSI CURA e SOLIDARIETA’ INSIEME, si trasformeranno in una Azienda Unica del Distretto Socio Sanitario che gestirà , per conto dei Comuni ,  tutti i Servizi alla persona del territorio. E' una scelta  dettata da una normativa regionale  stringente che , come è noto , ha destato tante perplessità per  il centralismo decisionale che introduce nella gestione dei servizi e per non avere valutato a fondo i risultati in molti casi positivi ottenuti dalle  varie ASP nate anni fa dalla trasformazione delle ex OPERE PIE . Ci saranno stati ,da qualche parte ,  anche casi di malfunzionamento di Asp , ma per quanto riguarda il Faentino , le "nostre " due entità  hanno dato prove di efficacia  trovando , tra l'altro, loro intese e sinergie per operazioni di interesse comune.

Non è facile scrivere qualcosa di accattivante, come ci si aspetterebbe da un editoriale, mentre si sta tentando di smaltire la delusione per l'eliminazione dell'Italia dal Mondiale brasiliano. Diceva Churchill: "Italians lose wars as if they were football matches and football matches as if they were wars".    "Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre". Il che è abbastanza vero, almeno in certe circostanze. E i dieci minuti post partita sono  una di quelle. All'undicesimo, ci si rende conto che insomma, ci sono cose più importanti e la vita va avanti. E la priorità immediata, viste le sollecitazioni dei redattori che stanno terminando l'impaginazione, è scrivere qualcosa che assomigli il più possibile a un editoriale. Perché, se i nostri azzurri sono (com'era prevedibile, visti i giocatori a disposizione di Prandelli) fuori, Lo Spekkietto è ancora in pista, o meglio in edicola, col suo numero 56.

Avete presente quella scena di “Chi ha incastrato Roger Rabbit” in cui il coniglio animato si nasconde nel retrobottega di un bar e il giudice cattivone, per farlo uscire allo scoperto, tocchetta col suo bastone sul bancone e canticchia “Am-maz-za la vec-chia…”, ben sapendo che nessun cartone riesce a resistere a concludere l’insensata canzoncina? Infatti, all’ennesimo “Am-maz-za la vec-chia…”,” Roger prorompe in uno spettacolare “…coooool fliiiiiiiiiit!!!!!!!” che lo conduce sull’orlo di un’orribile dissoluzione in un barattolo di salamoia. Ecco, qualunque italiano sopra i 35 anni appena sente le fatidiche parole “Notti magiche…” diventa come il coniglio cinematografico e non può trattenersi dall’aggiungere “…inseguendo un gooool!”. E nel 90% dei casi imita anche lo schitarramento di Edoardo Bennato e la voce roca di Gianna Nannini. Perché, lo dico per quelli che, per loro fortuna, 35 anni ancora non li hanno (e che quindi dovranno anche recuperare su YouTube la scena di Roger Rabbit), quello era l’inno dei Mondiali di calcio svoltisi in Italia del 1990, evento epocale per il nostro paese per vari motivi. Non tutti positivi, dal momento che qualche furbetto si è fatto le budella d’oro con la pioggia di denaro che sempre si riversa su un paese che organizza una manifestazione del genere, ma fermiamoci al bello, alla passione. Anzi a due delle passioni più viscerali, più dirompenti che si possano provare, soprattutto in gioventù: calcio e musica. Io allora avevo 15 anni e, guarda caso, conoscevo a memoria due cose: la scaletta di tutti gli album ufficiali dei Beatles (e anche quella di alcuni loro “Best of…” comprati in audiocassetta – in audiocassetta! – da Sangiorgi a Faenza) e tutti i marcatori di tutte le partite di quel Mondiale. Ma proprio tutti, anche i nomi impossibili degli Emirati Arabi Uniti (c’erano, c’erano gli Emirati, ma ho dovuto controllare in rete tanto è labile il ricordo). Quintali di neuroni impiegati in questi sforzi di memoria e poi bruciati, volatilizzati, sfumati nelle nebbie degli anni (e Dio solo sa quanto quei neuroni farebbero comodo alle soglie dei 40…). Ma ormai è inutile piangere sul latte versato e mi accontento di ricordare che allora ricordavo queste cose, che confusamente tornano a galla in questi giorni di rinnovato Mondiale (per la cronaca: visti i tempi di pubblicazione dello Spekkietto quando leggerete questo articolo magari Brasile 2014 sarà un ricordo già un po’ annebbiato – a patto che non lo abbiamo vinto – ma oggi è il 18 giugno, siamo freschi di trionfo sulla perfida Albione nella prima partita e ci avviciniamo alla sfida coi “simpatici” costaricani gonfi di quella fiducia e quell’euforia che di solito preludono a catastrofi calcistiche memorabili. A proposito di catastrofi: la Spagna è stata appena eliminata, che gusto…). Dicevamo: calcio e musica, due passioni intrecciate, ricordi (quasi) indelebili. Vogliamo continuare il giochino anche per i giovanotti compresi fra i 15 e i 35?

IL FOLLETTO DEL VASINO

Un grazie sentito agli operatori dell’asilo S.ta Dorotea da parte di un genitore grato e riconoscente

 

E’ una mattina strana, vivo un dormiveglia ancora segnato dai pensieri e dai sogni della notte appena trascorsa. E’ ancora presto, lo percepisco dalla debole luce che oltrepassa le fessure della finestra. D’un tratto un pensiero entra prepotentemente nella mia mente, più che altro un ricordo ….. ”Il folletto del vasino”.

 Sì !! Il Folletto del vasino, un personaggio amichevole che ho incontrato qualche anno fa, in un momento in cui mio figlio, che aveva appena superato i tre anni, viveva una esperienza, comune ai bambini della sua età, quella in cui i bimbi  fanno ancora la “pupù” addosso, anche se  già da un po’ di tempo, si sono svezzati  dal pannolino.

Accadeva che, improvvisamente , si metteva  silenziosamente in disparte, senza farsi vedere da nessuno, e la faceva nei pantaloni. In seguito riprendeva a fare quello che aveva interrotto ma con un’aria imbarazzata, silenziosa. A volte non piangeva ma si commuoveva come si sforzasse di trattenere le lacrime.

Capito quale fosse il problema, sono stati diversi i tentativi di correggerlo e aiutarlo a riprendere una abitudine che credevamo ormai consolidata: cioè quella di utilizzare il water,  ma i diversi tentativi  non approdavano  a risultai soddisfacenti, anzi  a volte peggioravamo la situazione.  A nulla valevano i premi promessi  o peggio ancora  i moniti autoritari.