Attualita

 

Tra i tanti commenti letti sui giornali o sentiti alla TV in questi giorni, sono frequenti quelli, eccellentissimi e reverendissimi, che considerano come l’unico comportamento eticamente corretto nei confronti del migrante sia l’accoglienza senza alcuna condizione… considerazione nobile, che però trascura due fatti: questa gente è una vera moltitudine ed è facile trovare, tra loro, chi possiede una identità culturale e un senso della legalità addirittura contrapposto al nostro. La percentuale di persone che rispondono a questo ritratto non è trascurabile, ed appartiene in particolar modo ai migranti di religione mussulmana provenienti da Medio Oriente e Africa.  

Nell’attuale condizione delle coste e dei confini italiani, si è venuta a creare una emergenza umanitaria che, nella sua drammaticità, impedisce di valutare la reale portata del fenomeno proiettato nel futuro. L’azione del governo, per tradizione confusa, procede in continuo stato di emergenza senza un progetto d’intervento complessivo. Perseverando in una tale negligenza abbiamo rinviato, già da troppo tempo, l’applicazione del comune buon senso: cos’altro bisogna pensare di fronte alla politica, auspicata e supportata dalla maggior parte delle associazioni caritatevoli e di cooperazione, delle “porte aperte per tutti”? Un tale metodo non incontra la visione dell’insieme: quella cioè di trovarci difronte non ad una migrazione di genti ma di interi popoli. Popoli giovani che, tra l’altro, hanno tassi di natalità straordinariamente più alti di quelli della media europea. I dati raccolti dall’Oxfam, una della maggiori organizzazioni umanitarie internazionali, parlano di oltre 50 milioni di persone intenzionate, nei prossimi anni, a partire dalla sola Africa per raggiungere l’Europa.

 

INAUGURATA LA VIA DELLA CROCE D LUCE

Domenica 5 Giugno, in occasione del tradizionale ed annuale pellegrinaggio alla Croce di Luce, è stata inaugurata la Via Crucis composta da 14 pilastrini che, distribuiti sul sentiero di crinale che conduce dal Cerro al monte Alberino di Albignano,  ricordano le tappe della passione di nostro Signore Gesù Cristo. 

Il progetto per la realizzazione del  percorso sacro era stato lanciato lo scorso anno  quando,  al termine della S.ta Messa  celebrata ai piedi della Croce, Alessandro Righini aveva presentato il modello in polistirolo, di un possibile pilastrino da realizzarsi in cemento e da collocare in 14 esemplari  sul sentiero.

Ogni pilastrino in cemento doveva poi essere completato da una formella in ceramica illustrante il tema della “stazione”

La Via Crucis ideata e proposta da Alessandro Righini in quella occasione è basata su di una scrittura e suddivisione delle 14 “stazioni” della Passione di nostro Sig. Gesù Cristo che, pur rispettando rigorosamente l’impostazione ed il soggetto rituale  tratto dal racconto evangelico, presenta qualche variante rispetto alla tradizionale ed usuale successione ed esposizione delle tappe della via Dolorosa. A tal poposito val la pena di ricordare che  varianti alla tradizionale suddivisione delle cosiddette  stazioni della Via Crucis sono state proposte ed attuate anche negli anni passati in occasione delle celebrazioni  del Venerdì Santo presiedute dal  Pontefice a Roma .

In ogni comunità esistono e si formano nel tempo  dei “logotipi” a cui tutti  i membri  riconoscono una funzione caratterizzante e rappresentativa del proprio  luogo o gruppo di appartenenza. Qualcosa di più immediato ed incisivo di una semplice tradizione: una specie di marchio DOC, di bandiera , di blasone identificativo della propria peculiarità.

Non vi è dubbio che per ogni Casolano questa funzione sia riconosciuta, per unanime consenso, a manifestazioni quali: la sfilata dei “Carri di Mezzaquaresima” ( in tempi moderni “ Carri di Primavera”) ,  alla processione del “Signore Morto” e, a latere, correlate strettamente a queste,  a due marce musicali quali “Piumazzo” e “La marcia funebre n.9”, cavalli di battaglia indiscussi della nostra gloriosa tradizione bandistica.

Si dice ad esempio: “Marcia funebre n. 9” e subito il pensiero corre al notturno dispiegarsi del serpentone di fedeli che, la sera del  Venerdì Santo,  con il contorno delle luci, delle fiaccole, dei lumini, delle croci di fuoco e dei quadri viventi , percorre le vie del paese, seguendo la  statua del “Signore Morto” adagiato sul feretro, portato a spalla dagli Alpini, seguito dalla statua della Madre piangente portata a spalla da distinte signore e accompagnato dal suono delle  note lente, solenni, diciamo pure  struggenti,  di questa composizione musicale di autore ignoto, …?

LA VIA CRUCIS DAL CERRO ALLA CROCE DI LUCE

Sta prendendo corpo il progetto di realizzazione di un tracciato stabile della Via Crucis lungo il sentiero che dal Cerro conduce alla Croce di Luce del monte Alberino di Albignano.

Si tratta di collocare lungo il percorso i pilastrini di 14 stazioni narranti la passione e la crocefissione di nostro Signore Gesù Cristo, così da rendere in qualche modo permanente la tradizione della celebrazione del rito che ogni anno si ripete su quel tragitto  da quando,  all’inizio del nuovo millennio,  si inaugurò il collocamento della Croce,

Il progetto fu presentato lo scorso anno al termine della S. Messa celebrata ai piedi della Croce ed ora è pronto il modello di pilastrino in cemento di cui è prevista la  duplicazione nei 14 esemplari necessari.

 Al momento è disponibile solo il pilastrino e si attende che qualche anima “illuminata e caritatevole” dei nostri valenti ceramisti ed artisti casolani si presti a realizzare una tavola  in cotto che illustri un episodio della via dolorosa.

Si stanno anche prendendo contatti con i proprietari dei terreni fiancheggianti il sentiero per ottenere il permesso di collocare i pilastrini  in leggere rientranze rispetto al bordo della strada.

GIA’ IN LAVORAZIONE LA  FORMELLA DEL PRIMO QUADRO DELLA VIA CRUCIS

Nicoletta Cavallari, una delle punte di eccellenza della nutrita pattuglia delle ceramiste casolane, si è già messa al lavoro per realizzare la formella  raffigurante l’immagine di una delle 14 stazioni della Via Crucis progettata per il sentiero che porta dal Cerro alla Croce di Luce di monte Alberino in Albignano. Nicoletta ha scelto di raffigurare la scena della Passione nell’Orto degli Ulivi, prevista come prima stazione. ll progetto della via Crucis, sopra ricordato, è  ormai  noto e l’iniziativa è  già stata annunciata ed avviata pubblicamente dall’ Arciprete  Don Euterio e ricordata anche sul sito del nostro giornale e su Lo Spekkietto appena uscito.

Lungo il tragitto del sentiero di crinale Cerro-Monte Alberino già da 14 anni si celebra il rito della Via Crucis che  si conclude ai piedi della croce di acciaio elevata in quel luogo all’inizio del presente millennio.  Ora si tratta  di realizzare una struttura stabile a supporto del rito, collocando lungo il percorso 14 pilastrini con le immagini dei vari quadri raffiguranti le tappe (stazioni) della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Quest'inverno a seguito della grande e pesante nevicata ci siamo  resi conto ancor di più  della fragilità della rete telefonica che serve Casola e le sue campagne. Molte utenze sono rimaste senza servizio perchè i fili delle linee erano caduti a terra o per guasti vari e anche la telefonia cellulare è stata interessata indirettamente da questi eventi. I disagi sono stati consistenti.

Piove sul bagnato: infatti le nostre reti soffrono di un pesante ritardo non solo a causa di eventi meteorologici ma cronicamente per una mancanza assoluta di manutenzione o perchè semplicemente è roba vecchia che andrebbe sostituita. Quindi collegamenti internet inaffidabili e servizi voce approssimativi. Nel senso che alla conversazione spesso si accompagna il fischio dell'uccellino, la raspa del falegname, il gracidare della rana insomma tutti i suoni armoniosi che sarebbe meglio ascoltare sulla pubblica via e non in una chiacchierata privata. Cavi usurati, fili che scompaiono fra le frasche  o su cui i rami rotti degli alberi,  da chissà  quanto tempo,  incombono fino alla successiva folata di vento che li farà crollare tranciando di netto la linea. Non ho il gusto dell'esagerazione: è la verità che si può facilmente documentare. Tecnicamente questo disagio si chiamadigital divide o più semplicemente divario digitale ed è la distanza non solo fisica che c'è fra chi può accedere alle comunicazioni via internet e chi, per vario motivo, ne è escluso. A Casola questa esclusione è parziale vale cioè per una parte del territorio ma coinvolge anche il servizio voce.

Abbiamo, più volte in questi giorni, avuto l’occasione di ringraziare la Provvidenza per aver preservato l’incolumità fisica dei Casolani nel grave frangente della frana del campo sportivo. 126 anni fa purtroppo un analogo fenomeno , la frana della Valibona, nei pressi del ponte della Soglia sulla sponda destra del Senio, si risolse in modo assai più tragico, con un alto numero di vittime ora ricordate da un cippo nel nostro cimitero.

Facciamo memoria dell’avvenimento dell'anno 1889 riproponendo la pubblicazione del resoconto che, alcuni giorni dopo la disgrazia, ne fece al Vescovo l’allora arciprete di Casola don Raffaele Gardenghi. Il resoconto fu già a suo tempo  pubblicato sul n.161 de Lo Specchio del Febbraio 1989, a cura del nostro “Arci” Mons. Giancarlo Menetti,  nel centenario del tragico evento.

RICORDANDO  DON FRANCESCO GIACOMETTI

Giacomo Giacometti , nel primo anniversario della morte dello zio Mons. Francesco Giacometti, ha voluto ricordarne la figura e farne memoria pubblicando un volumetto con la biografia del sacerdote integrata da articoli, testimonianze e fotografie di famiglia e di vita ecclesiastica.

Ricordiamo che Mons. Francesco Giacometti nacque a Valsenio l’8 Gennaio 1926, fu ordinato sacerdote il 21 Maggio 1949 ed in seguito nominato canonico onorario della basilica cattedrale di Imola. Fu vicario Parrocchiale a San Patrizio di Conselice  una parrocchia della cosidetta “bassa romagnola” - una zona nota per non essere propriamente aperta all’azione pastorale dei sacerdoti.  Tutta buona gente, per carità, ma caratterizzata da un accentuata “laicità” e diciamo pure, a volte, da un professo ateismo ( difficile dire quanto solo proclamato o quanto effettivamente intimamente assimilato)e da  orientamenti politici  tendenzialmente non  favorevoli  all’azione della Chiesa.

Fu poi parroco per 18 anni a Sesto Imolese, anche qui una strada tutt’altro che in discesa, con tanto cammino  da percorrere  fra le coscienze di quel popolo e per gli impegni  anche materiali da affrontare: la ricostruzione della chiesa, del campanile della canonica ed altre opere parrocchiali.

In tutte  queste due esperienze pastorali  l’azione di don Francesco  fu sempre caratterizzata  dalla grande apertura verso il proprio popolo, dall’impegno, dallo spirito di carità e dalla capacità di dialogo con tutti, compresi i più lontani dall’esperienza religiosa. A Sesto Imolese don Francesco rimase sempre molto vicino ed affezionato, anche quando fu richiamato in Curia a Imola per svolgere incarichi molto impegnativi, tant’è che ha Sesto ha voluto essere sepolto.

Abbiamo accennato agli incarichi in Diocesi: insegnante di religione, Vicario generale della Diocesi, direttore del settimanale “Il Nuovo Diario Messaggero”, di nuovo parroco a Chiusura.

Mons. Giacometti è sempre rimasto molto legato anche alla parrocchia di Valsenio ed è in questa abbazia che ha voluto celebrare la S.ta Messa del 50° di sacerdozio.

Mons. Francesco Giacometti è morto il 16 Gennaio 2014 lasciando di se una immagine limpida, coraggiosa, caritatevole, aperta al mondo ed è per onorarne il ricordo che il nipote Giacomo ha composto questo agile volumetto, di facile, interessante e scorrevole consultazione.

Chi fosse interessato a reperirne copia potrà rivolgersi direttamente a Giacomo Giacometti o chiedere informazioni presso le cartolerie.

Alessandro Righini  

Le riunioni straordinarie della Pro Loco, indette a dicembre e gennaio, avevano messo in evidenza uno stato di crisi che l’associazione stava vivendo, a causa soprattutto di un numero esiguo di componenti del consiglio che portava gli stessi ad assumersi un carico di responsabilità organizzativa molto alto e ad assorbire sulle proprie spalle un peso notevole di lavoro manuale . Così una sorta di ultima chiamata ha riacceso il dibattito e l’interesse verso questa associazione che svolge un ruolo nevralgico nel nostro paese. Dalle animate riunioni, segnate anche da uno scambio di opinioni franco e pungente, sono quindi emersi vari punti, anzitutto la consapevolezza che la Pro loco è importante, che è un perno per mantenere il paese vivo e attivo, che ha un’importanza strategica per il turismo e per le attività economiche in genere, e di conseguenza che è necessario un gruppo di persone, il più ampio possibile, che contribuisca a portare avanti le attività della Prop-loco per tutto l’anno. Per fortuna alla fine questo gruppo di persone si è formato. Diversi hanno risposto sì alla chiamata ed hanno deciso di spendersi in prima persona per il bene di Casola. Tra queste persone c’è Margherita Pozzi, una delle più giovani del gruppo.

Guardandolo, ci si riempie di un forte senso di vuoto. Come fantasmi persi nell'inconscio di quell'enorme fondale, si vorrebbero estrarre tutti i pezzi e rimetterli lì. Pezzo per pezzo. Succede che il lessico politicamente corretto serve a nascondere la verità. Più spesso, si mascherano i conflitti con infinite, varie e personalissime conclusioni sull'accaduto. Ora il campo sportivo è quello che aspira a diventare qualcosa e non è ancora niente. Lo ricordiamo così, con la speranza e le risate intatte.

r.l.j.s.

La mattina del 25 febbraio Casola è stata “ferita” da una frana che ha sconvolto la sua comunità anzitutto perché le ha usurpato il centro sportivo, luogo che in ogni paese rappresenta speranza come centro di aggregazione dei ragazzi. Alle 8.50 un'enorme massa rocciosa (si stimano circa 400.000-500.000 mc.) si è distaccata in corrispondenza di un tratto della riva sinistra del Fiume Senio, coinvolgendo il centro sportivo Enea Nannini. La frana si è portata via il campo da allenamento ed una estesa porzione del campo da gioco principale, in cui si svolgono le partite di calcio nei fine settimana. Una lunga fenditura, lungitudinale alla scarpata del corso d'acqua, si è improvvisamente aperta lungo il campo da calcio ed in pochi istanti, una porzione del substrato roccioso stratificato è scivolato in direzione Nord, sbarrando temporaneamente il corso del Senio.
Quasi immediatamente, a monte dello sbarramento formatosi, le acque hanno iniziato ad innalzarsi fino a formare una specie di lago che si è esteso fino oltre il ponte del “Cantone”, situato alcune centinaia di metri più a monte.
Solo la Provvidenza ha voluto che questo evento improvviso non si trasformasse in una tragedia dato che, poche ore prima dell'evento, i ragazzi della squadra di calcio si stavano allenando nel piccolo campetto rovinato verso l'alveo del Senio e, solo dopo poche ore i bambini avrebbero tenuto il loro allenamento pomeridiano.

SI E’ CONCLUSA NEL PEGGIORE DEI MODI LA VICENDA DELLA COSTITUZIONE DELLE A.S.P.

Con il primo gennaio 2015 si è conclusa (quasi) la più che decennale questione del cosiddetto “riordino delle Opere Pie” e, a mio avviso, si è conclusa come peggio non era possibile.

Mi è già stato detto che il mio è “un pensiero che fa presto a sfociare nel qualunquismo” e quanto sto per esprimere porterà ulteriore nutrimento a quella tesi, ma non sarà questo a modificare la mia idea che, anche se non condivisa, dovrebbe pur sempre essere considerata legittima. Ho sempre dichiarato, e confermo ancora oggi, la mia contrarietà alla soppressione delle Opere Pie ed alla loro sostituzione con Aziende, ma non ho mancato di dare il mio modestissimo contributo per cercare di ridurre al minimo le negatività che potevano derivarne; ho anche proposto emendamenti (regolarmente non presi in considerazione) allo statuto ed alla convenzione della costituenda A.S.P. della Romagna Faentina che avrebbero mitigato, almeno in parte, lo strapotere del Comune di Faenza nell’Assemblea dell’Azienda stessa. È bene ricordare che l’assetto individuato attribuisce a quel Comune la maggioranza assoluta per cui gli altri cinque Comuni non potranno mai decidere niente se non c’è il consenso del Comune di Faenza il quale rappresenta il 52% delle quote, mentre gli altri cinque Comuni si dividono il restante 48% con queste percentuali: Brisighella 18,34%, Casola 5,63%, Castel Bolognese 15,35%, Riolo 0,26%, Solarolo 8,05%.

Dette quote sono determinate secondo criteri che contemplano, fra altre cose, anche l’ammontare del patrimonio “conferito” (dicono loro, “espropriato” dico io ) dai singoli Comuni.

Dicembre 1961. Stazione scientifica Novolazarevskaya. Continente Antartico.

La rompighiaccio Ovb sbarca un gruppo di esploratori polari. Trascorreranno un intero anno nella nuova base che l’Unione Sovietica sta installando in prossimità della costa del Queen Maud Land. Tra questi uomini, scienziati, meccanici, carpentieri ed elettricisti, c’è anche un medico… ovvio… questa gente, all’arrivo del tremendo inverno antartico, rimarrà isolata e irraggiungibile, immersa in una buia, gelida e ventosa notte lunga qualche mese. Un ambiente estremo anche per chi ha il fisico e la mente allenati.

Il medico è un giovane neo laureato che proviene da Leningrado: il dottor Leonid Rogozov.

L’intrepido gruppo si dà da fare, tanto che a febbraio tutti i lavori programmati per ottimizzare la logistica della base sono ultimati. Giusto in tempo, perché con la prima tempesta di neve arrivano all'istante l’inverno e la sua insuperabile morsa di ghiaccio: da questo momento la base non può essere in alcun modo raggiunta o abbandonata fino al prossimo disgelo.

E qui le cose si complicano a causa di un evento che nessuno ha messo in conto… il dottor Rogozov si ammala di appendicite.

La malattia è in rapido peggioramento e un forte dolore addominale inizia a presentarsi quasi ogni giorno finendo per perseguitare Rogozov di continuo. La diagnosi, tremenda per la circostanza, predice il prossimo sopraggiungere di una perforazione peritoneale, nel qual caso la morte è certa.

Il giovane medico, dopo averci pensato e ripensato, arriva alla conclusione che per salvarsi la vita ha un’unica possibilità: operarsi da solo.

Anche il 2014 è stato un anno strano e anomalo. Forse dovremo abituarci a considerare l’ anomalia una regola e la stranezza del tempo meteorologico come un dato caratteriale di questo pianeta che prova a farci capire il suo malessere per i torti e gli sgarbi subiti dalla nostra civiltà ingrata.

L’anno che ha appena aperto il suo autunno all’insegna di un clima ancora caldo si è distinta per tre caratteri: inverno mite con assenza di neve ( la media delle minime di gennaio è stata +2,4), estate fresca, alta piovosità ma soprattutto concentrata sia come diffusione che come intensità.

L’inverno scorso è passato via con i cieli grigi, l’aria umida e l’ assenza di neve. La circolazione atlantica ha pervaso quasi tutto il periodo anche sulle nostre regioni adriatiche dove invece qualche volta s’affacciano i venti continentali che arrivano da nord. C’era il rischio di non ricaricare le falde perché è solo la neve col suo lento discioglimento a permettere la saturazione del terreno fino alle prime falde freatiche. In realtà le piogge successive hanno scongiurato questo pericolo. Di tutto questo ne hanno tratto vantaggio molti insetti che poi durante la stagione vegetativa delle piante hanno messo a dura prova gli agricoltori nella difesa di alcune colture.

E' in edicola LoSpekkietto nr. 57
 
 
Voi cosa facevate venti anni fa?
È una domanda che viene immediata, ascoltando in questi giorni i resoconti giornalistici della missione Rosetta, lanciata nello spazio verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.  La cometa "agganciata" col lander Philae dopo un viaggio di ben 10 anni, concluso con solo 52 secondi di ritardo sulla tabella di marcia, offre, al di là di qualsiasi considerazione scientifica, una buona scusa per fare un bilancio personale di questo lungo periodo. 
Mentre la sonda viaggiava nel cosmo, compiendo carambole tra Terra e Marte per milioni  di chilometri, noi cosa abbiamo fatto? 
Un bilancio ogni tanto, può essere salutare e utile anche per guardare al futuro con spirito nuovo. Il fatto che questa volta l'input venga da una straordinaria missione spaziale, ha in se qualcosa di intrigante, di giusto; perché non c'è modo migliore di coniugare passato e futuro che studiare l'universo. 
Ma a proposito di passato e futuro, traendo umilmente spunto dalla suddetta impresa spaziale, in questo nuovo numero de "Lo Spekkietto", periodico che ha le proprie origini nell'esperienza scout, non possiamo non chiederci:
"E noi, cosa facevamo vent'anni fa?"