Attualita

 

Quest'inverno a seguito della grande e pesante nevicata ci siamo  resi conto ancor di più  della fragilità della rete telefonica che serve Casola e le sue campagne. Molte utenze sono rimaste senza servizio perchè i fili delle linee erano caduti a terra o per guasti vari e anche la telefonia cellulare è stata interessata indirettamente da questi eventi. I disagi sono stati consistenti.

Piove sul bagnato: infatti le nostre reti soffrono di un pesante ritardo non solo a causa di eventi meteorologici ma cronicamente per una mancanza assoluta di manutenzione o perchè semplicemente è roba vecchia che andrebbe sostituita. Quindi collegamenti internet inaffidabili e servizi voce approssimativi. Nel senso che alla conversazione spesso si accompagna il fischio dell'uccellino, la raspa del falegname, il gracidare della rana insomma tutti i suoni armoniosi che sarebbe meglio ascoltare sulla pubblica via e non in una chiacchierata privata. Cavi usurati, fili che scompaiono fra le frasche  o su cui i rami rotti degli alberi,  da chissà  quanto tempo,  incombono fino alla successiva folata di vento che li farà crollare tranciando di netto la linea. Non ho il gusto dell'esagerazione: è la verità che si può facilmente documentare. Tecnicamente questo disagio si chiamadigital divide o più semplicemente divario digitale ed è la distanza non solo fisica che c'è fra chi può accedere alle comunicazioni via internet e chi, per vario motivo, ne è escluso. A Casola questa esclusione è parziale vale cioè per una parte del territorio ma coinvolge anche il servizio voce.

Abbiamo, più volte in questi giorni, avuto l’occasione di ringraziare la Provvidenza per aver preservato l’incolumità fisica dei Casolani nel grave frangente della frana del campo sportivo. 126 anni fa purtroppo un analogo fenomeno , la frana della Valibona, nei pressi del ponte della Soglia sulla sponda destra del Senio, si risolse in modo assai più tragico, con un alto numero di vittime ora ricordate da un cippo nel nostro cimitero.

Facciamo memoria dell’avvenimento dell'anno 1889 riproponendo la pubblicazione del resoconto che, alcuni giorni dopo la disgrazia, ne fece al Vescovo l’allora arciprete di Casola don Raffaele Gardenghi. Il resoconto fu già a suo tempo  pubblicato sul n.161 de Lo Specchio del Febbraio 1989, a cura del nostro “Arci” Mons. Giancarlo Menetti,  nel centenario del tragico evento.

RICORDANDO  DON FRANCESCO GIACOMETTI

Giacomo Giacometti , nel primo anniversario della morte dello zio Mons. Francesco Giacometti, ha voluto ricordarne la figura e farne memoria pubblicando un volumetto con la biografia del sacerdote integrata da articoli, testimonianze e fotografie di famiglia e di vita ecclesiastica.

Ricordiamo che Mons. Francesco Giacometti nacque a Valsenio l’8 Gennaio 1926, fu ordinato sacerdote il 21 Maggio 1949 ed in seguito nominato canonico onorario della basilica cattedrale di Imola. Fu vicario Parrocchiale a San Patrizio di Conselice  una parrocchia della cosidetta “bassa romagnola” - una zona nota per non essere propriamente aperta all’azione pastorale dei sacerdoti.  Tutta buona gente, per carità, ma caratterizzata da un accentuata “laicità” e diciamo pure, a volte, da un professo ateismo ( difficile dire quanto solo proclamato o quanto effettivamente intimamente assimilato)e da  orientamenti politici  tendenzialmente non  favorevoli  all’azione della Chiesa.

Fu poi parroco per 18 anni a Sesto Imolese, anche qui una strada tutt’altro che in discesa, con tanto cammino  da percorrere  fra le coscienze di quel popolo e per gli impegni  anche materiali da affrontare: la ricostruzione della chiesa, del campanile della canonica ed altre opere parrocchiali.

In tutte  queste due esperienze pastorali  l’azione di don Francesco  fu sempre caratterizzata  dalla grande apertura verso il proprio popolo, dall’impegno, dallo spirito di carità e dalla capacità di dialogo con tutti, compresi i più lontani dall’esperienza religiosa. A Sesto Imolese don Francesco rimase sempre molto vicino ed affezionato, anche quando fu richiamato in Curia a Imola per svolgere incarichi molto impegnativi, tant’è che ha Sesto ha voluto essere sepolto.

Abbiamo accennato agli incarichi in Diocesi: insegnante di religione, Vicario generale della Diocesi, direttore del settimanale “Il Nuovo Diario Messaggero”, di nuovo parroco a Chiusura.

Mons. Giacometti è sempre rimasto molto legato anche alla parrocchia di Valsenio ed è in questa abbazia che ha voluto celebrare la S.ta Messa del 50° di sacerdozio.

Mons. Francesco Giacometti è morto il 16 Gennaio 2014 lasciando di se una immagine limpida, coraggiosa, caritatevole, aperta al mondo ed è per onorarne il ricordo che il nipote Giacomo ha composto questo agile volumetto, di facile, interessante e scorrevole consultazione.

Chi fosse interessato a reperirne copia potrà rivolgersi direttamente a Giacomo Giacometti o chiedere informazioni presso le cartolerie.

Alessandro Righini  

Le riunioni straordinarie della Pro Loco, indette a dicembre e gennaio, avevano messo in evidenza uno stato di crisi che l’associazione stava vivendo, a causa soprattutto di un numero esiguo di componenti del consiglio che portava gli stessi ad assumersi un carico di responsabilità organizzativa molto alto e ad assorbire sulle proprie spalle un peso notevole di lavoro manuale . Così una sorta di ultima chiamata ha riacceso il dibattito e l’interesse verso questa associazione che svolge un ruolo nevralgico nel nostro paese. Dalle animate riunioni, segnate anche da uno scambio di opinioni franco e pungente, sono quindi emersi vari punti, anzitutto la consapevolezza che la Pro loco è importante, che è un perno per mantenere il paese vivo e attivo, che ha un’importanza strategica per il turismo e per le attività economiche in genere, e di conseguenza che è necessario un gruppo di persone, il più ampio possibile, che contribuisca a portare avanti le attività della Prop-loco per tutto l’anno. Per fortuna alla fine questo gruppo di persone si è formato. Diversi hanno risposto sì alla chiamata ed hanno deciso di spendersi in prima persona per il bene di Casola. Tra queste persone c’è Margherita Pozzi, una delle più giovani del gruppo.

Guardandolo, ci si riempie di un forte senso di vuoto. Come fantasmi persi nell'inconscio di quell'enorme fondale, si vorrebbero estrarre tutti i pezzi e rimetterli lì. Pezzo per pezzo. Succede che il lessico politicamente corretto serve a nascondere la verità. Più spesso, si mascherano i conflitti con infinite, varie e personalissime conclusioni sull'accaduto. Ora il campo sportivo è quello che aspira a diventare qualcosa e non è ancora niente. Lo ricordiamo così, con la speranza e le risate intatte.

r.l.j.s.

La mattina del 25 febbraio Casola è stata “ferita” da una frana che ha sconvolto la sua comunità anzitutto perché le ha usurpato il centro sportivo, luogo che in ogni paese rappresenta speranza come centro di aggregazione dei ragazzi. Alle 8.50 un'enorme massa rocciosa (si stimano circa 400.000-500.000 mc.) si è distaccata in corrispondenza di un tratto della riva sinistra del Fiume Senio, coinvolgendo il centro sportivo Enea Nannini. La frana si è portata via il campo da allenamento ed una estesa porzione del campo da gioco principale, in cui si svolgono le partite di calcio nei fine settimana. Una lunga fenditura, lungitudinale alla scarpata del corso d'acqua, si è improvvisamente aperta lungo il campo da calcio ed in pochi istanti, una porzione del substrato roccioso stratificato è scivolato in direzione Nord, sbarrando temporaneamente il corso del Senio.
Quasi immediatamente, a monte dello sbarramento formatosi, le acque hanno iniziato ad innalzarsi fino a formare una specie di lago che si è esteso fino oltre il ponte del “Cantone”, situato alcune centinaia di metri più a monte.
Solo la Provvidenza ha voluto che questo evento improvviso non si trasformasse in una tragedia dato che, poche ore prima dell'evento, i ragazzi della squadra di calcio si stavano allenando nel piccolo campetto rovinato verso l'alveo del Senio e, solo dopo poche ore i bambini avrebbero tenuto il loro allenamento pomeridiano.

SI E’ CONCLUSA NEL PEGGIORE DEI MODI LA VICENDA DELLA COSTITUZIONE DELLE A.S.P.

Con il primo gennaio 2015 si è conclusa (quasi) la più che decennale questione del cosiddetto “riordino delle Opere Pie” e, a mio avviso, si è conclusa come peggio non era possibile.

Mi è già stato detto che il mio è “un pensiero che fa presto a sfociare nel qualunquismo” e quanto sto per esprimere porterà ulteriore nutrimento a quella tesi, ma non sarà questo a modificare la mia idea che, anche se non condivisa, dovrebbe pur sempre essere considerata legittima. Ho sempre dichiarato, e confermo ancora oggi, la mia contrarietà alla soppressione delle Opere Pie ed alla loro sostituzione con Aziende, ma non ho mancato di dare il mio modestissimo contributo per cercare di ridurre al minimo le negatività che potevano derivarne; ho anche proposto emendamenti (regolarmente non presi in considerazione) allo statuto ed alla convenzione della costituenda A.S.P. della Romagna Faentina che avrebbero mitigato, almeno in parte, lo strapotere del Comune di Faenza nell’Assemblea dell’Azienda stessa. È bene ricordare che l’assetto individuato attribuisce a quel Comune la maggioranza assoluta per cui gli altri cinque Comuni non potranno mai decidere niente se non c’è il consenso del Comune di Faenza il quale rappresenta il 52% delle quote, mentre gli altri cinque Comuni si dividono il restante 48% con queste percentuali: Brisighella 18,34%, Casola 5,63%, Castel Bolognese 15,35%, Riolo 0,26%, Solarolo 8,05%.

Dette quote sono determinate secondo criteri che contemplano, fra altre cose, anche l’ammontare del patrimonio “conferito” (dicono loro, “espropriato” dico io ) dai singoli Comuni.

Dicembre 1961. Stazione scientifica Novolazarevskaya. Continente Antartico.

La rompighiaccio Ovb sbarca un gruppo di esploratori polari. Trascorreranno un intero anno nella nuova base che l’Unione Sovietica sta installando in prossimità della costa del Queen Maud Land. Tra questi uomini, scienziati, meccanici, carpentieri ed elettricisti, c’è anche un medico… ovvio… questa gente, all’arrivo del tremendo inverno antartico, rimarrà isolata e irraggiungibile, immersa in una buia, gelida e ventosa notte lunga qualche mese. Un ambiente estremo anche per chi ha il fisico e la mente allenati.

Il medico è un giovane neo laureato che proviene da Leningrado: il dottor Leonid Rogozov.

L’intrepido gruppo si dà da fare, tanto che a febbraio tutti i lavori programmati per ottimizzare la logistica della base sono ultimati. Giusto in tempo, perché con la prima tempesta di neve arrivano all'istante l’inverno e la sua insuperabile morsa di ghiaccio: da questo momento la base non può essere in alcun modo raggiunta o abbandonata fino al prossimo disgelo.

E qui le cose si complicano a causa di un evento che nessuno ha messo in conto… il dottor Rogozov si ammala di appendicite.

La malattia è in rapido peggioramento e un forte dolore addominale inizia a presentarsi quasi ogni giorno finendo per perseguitare Rogozov di continuo. La diagnosi, tremenda per la circostanza, predice il prossimo sopraggiungere di una perforazione peritoneale, nel qual caso la morte è certa.

Il giovane medico, dopo averci pensato e ripensato, arriva alla conclusione che per salvarsi la vita ha un’unica possibilità: operarsi da solo.

Anche il 2014 è stato un anno strano e anomalo. Forse dovremo abituarci a considerare l’ anomalia una regola e la stranezza del tempo meteorologico come un dato caratteriale di questo pianeta che prova a farci capire il suo malessere per i torti e gli sgarbi subiti dalla nostra civiltà ingrata.

L’anno che ha appena aperto il suo autunno all’insegna di un clima ancora caldo si è distinta per tre caratteri: inverno mite con assenza di neve ( la media delle minime di gennaio è stata +2,4), estate fresca, alta piovosità ma soprattutto concentrata sia come diffusione che come intensità.

L’inverno scorso è passato via con i cieli grigi, l’aria umida e l’ assenza di neve. La circolazione atlantica ha pervaso quasi tutto il periodo anche sulle nostre regioni adriatiche dove invece qualche volta s’affacciano i venti continentali che arrivano da nord. C’era il rischio di non ricaricare le falde perché è solo la neve col suo lento discioglimento a permettere la saturazione del terreno fino alle prime falde freatiche. In realtà le piogge successive hanno scongiurato questo pericolo. Di tutto questo ne hanno tratto vantaggio molti insetti che poi durante la stagione vegetativa delle piante hanno messo a dura prova gli agricoltori nella difesa di alcune colture.

E' in edicola LoSpekkietto nr. 57
 
 
Voi cosa facevate venti anni fa?
È una domanda che viene immediata, ascoltando in questi giorni i resoconti giornalistici della missione Rosetta, lanciata nello spazio verso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.  La cometa "agganciata" col lander Philae dopo un viaggio di ben 10 anni, concluso con solo 52 secondi di ritardo sulla tabella di marcia, offre, al di là di qualsiasi considerazione scientifica, una buona scusa per fare un bilancio personale di questo lungo periodo. 
Mentre la sonda viaggiava nel cosmo, compiendo carambole tra Terra e Marte per milioni  di chilometri, noi cosa abbiamo fatto? 
Un bilancio ogni tanto, può essere salutare e utile anche per guardare al futuro con spirito nuovo. Il fatto che questa volta l'input venga da una straordinaria missione spaziale, ha in se qualcosa di intrigante, di giusto; perché non c'è modo migliore di coniugare passato e futuro che studiare l'universo. 
Ma a proposito di passato e futuro, traendo umilmente spunto dalla suddetta impresa spaziale, in questo nuovo numero de "Lo Spekkietto", periodico che ha le proprie origini nell'esperienza scout, non possiamo non chiederci:
"E noi, cosa facevamo vent'anni fa?"

La coltura del castagno è da qualche anno in grave crisi dopo l’avvento della vespa cinese nel 2002 ma i castanicoltori non si sono pianti addosso e hanno preso iniziative per contrastare le avversità e per rilanciare questa coltura che è l’unico raccolto da reddito della media e alta collina.

Già da qualche anno si sono eseguiti lanci del parassitoide della vespa ( Torymus sinensis) per tentare di limitarne la diffusione con costi non indifferenti sostenuti dagli stessi agricoltori. L’Associazione castanicoltori della valle del Senio è molto attiva in questo senso e ha provveduto ad acquisti collettivi di questo insetto utile per poter abbassare il costo dei lanci.

Da quest’anno l’associazione ha in cantiere un paio di iniziative che vanno sempre nel senso di salvaguardare questa coltura dai suoi numerosi nemici. Abbiamo parlato con il presidente Giuseppe Pifferi che ci ha fatto una scheda sintetica delle iniziative. Intanto già da quest’annata si sono eseguiti monitoraggi per capire l’entità dei danni da “bacato” e per individuarne il responsabile. Sono quattro infatti gli insetti che provocano questo grave danno sui frutti con erosioni anche profonde e caduta anticipata dei ricci. Tre di questi sono farfalline minuscole chiamate tortrici del castagno e più precisamente Cydia fagiglandana, Cydia splendana e Pammene fasciana. Siccome hanno una biologia un po’ differente fra di loro s’è cercato di monitorare i marroni bacati aprendoli uno ad uno per individuare il responsabile principale. Il risultato è che Pammene fasciana è il tortrice più diffuso nei castagneti della nostra valle. L’attività ha coinvolto una decina di aziende rappresentative dei due comuni di Casola e Palazzuolo poiché l’associazione opera su entrambi. In secondo luogo si è sperimentato un metodo di lotta biologico che non prevede l’uso di sostanze chimiche. Si impiegano nematodi entomopatogeni cioè organismi minuscoli che uccidono la larva del nostro insetto quando ne vengono a contatto. La settimana scorsa in alcune aziende pilota sono stati irrorati i tronchi dei castagni ,nelle cui screpolature sverna la larva di questa piccola farfalla, utilizzando una soluzione che contiene milioni di nematodi con l’obiettivo appunto di ridurre la popolazione della Pammene.

Salve a tutti, noi dell’alta squadriglia vogliamo raccontarvi del  campo estivo appena passato!

Quest’anno è stato breve ma intenso , purtroppo però , la meta era molto vicina . I nostri propositi iniziali riguardo a questo campo erano negativi in parte per il luogo e in parte perché i componenti non erano gli stessi degli anni precedenti ; i nostri presentimenti erano del tutto sbagliati : abbiamo passato una splendida e divertente settimana nonché molto impegnativa. Il campo si è tenuto a Piedimonte dal 18-08 al 25-08 . Il tema del campo  era Pocahontas e in tutta la settimana ci siamo immedesimati nei personaggi di questa favola facendo giochi divertenti e scenette emozionanti,  anche con l’aiuto di capi provenienti  dalla vallata del Santerno : tre imolesi simpatici con tanta voglia di fare e con la partecipazione di una nostra concittadina : Ilaria.

Durante il corso del campo abbiamo perso , giorno dopo giorno , componenti del gruppo come fossero “brillantini” , a parte gli scherzi ci siamo decimati ma , nonostante lo sconforto , con un  po’ di fatica ci siamo ripresi e il divertimento non è venuto a mancare .

Il bel tempo ci permesso di passare un’intera giornata con i lupetti e di andare in hike  ( uscita di squadriglia ); inoltre abbiamo avuto delle compagne di avventura fantastiche : le mucche , le quali , per tutta la settimana , ci hanno vegliato, pascolando tra le nostre tende.

A fine settimana si è svolta  la cerimonia dei totem , durante la quale a noi dell’alta squadriglia sono stati assegnati  nomi di animali insieme ad un aggettivo che ci caratterizza.; non possiamo svelarli però perché sono segreti!!

Non mancano neanche le  sorprese : con un colpo di scena il campo è stato vinto dalla sq. delle tigri le quali da cinque erano rimaste solo in tre tra cui due infortunate!!

E’  stata una settimana stupenda e piena di belle e nuove esperienze, proprio per questo volevamo ringraziare tutti i capi per l’impegno che hanno messo, nell’organizzazione del campo ma anche per tutte le attività che svolgiamo durante l’anno.

Questo sarà il nostro ultimo anno di reparto e speriamo di aver lasciato qualcosa di positivo all’interno del gruppo!!

Un saluto da Alice , Laura e Aurora.

L’estate quest’anno è sul banco degli imputati. Infatti sulla nostra penisola il tempo è stato decisamente variabile e caratterizzato da frequenti piogge torrenziali e trombe d’aria. Le zone più colpite sono state la Toscana e la Liguria soprattutto in provincia di Genova. Le precipitazioni sono state il doppio della media normale ed il mese di Luglio è stato il più piovoso dal 1800 ad oggi. In linea generale il tempo si sta estremizzando con freddi intensi in inverno e caldo afoso d’estate accompagnato da piogge torrenziali. Le cause di questo fenomeno possono essere diverse e la più probabile sembra essere l’assenza del “El Nino” che si manifesta sull’oceano Pacifico e che ha influenza anche sull’Europa perché impedisce l’arrivo dell’Anticiclone sul Mediterraneo e quindi del bel tempo che quest’anno è stato il grande assente. Questa  fra le tante ipotesi è la più probabile. Inoltre è comparso all’orizzonte il nuovo fenomeno delle così dette “bombe d’acqua” ovvero una forte concentrazione di pioggia, determinata da un forte accumulo di acqua di cui è difficile prevedere la localizzazione, che si scarica  a terra violentemente in un tempo assai breve.

Il Sacro Corano è considerato dal fervente musulmano “il libro definitivo”. Non perfettibile perché perfetto. Immutabile nei tempi perché direttamente dettato da Dio e come tale legge assoluta. Di conseguenza i precetti del Libro vanno seguiti con scrupolo e attenzione, giorno dopo giorno, chiamando a testimonianza della propria fede l’intera comunità: la rettitudine del credente deve essere assiduamente esibita. Il perseguimento ultimo, di cui ogni buon musulmano è responsabile e risponde a Dio, è l’estensione della “Legge” dal singolo alla famiglia, da questa alla comunità di quartiere, alla comunità cittadina, a tutta la nazione, a tutte le nazioni. L’ordinamento sociale che inevitabilmente evolve da una simile progressione è di natura teocratica, incompatibile quindi con l’ordinamento sociale laico a cui si ispira il liberismo. Una figura, fra tutte, rende difficile immaginare una società pluralista e pacificata che comprenda anche i musulmani: quella del Mhadì.

La dottrina islamica, nella sua predizione, anticipa il giorno del giudizio universale con il ritorno del Mhadì, il profeta vendicatore che dichiarerà la guerra santa per stabilire la vittoria definitiva dell'islam su tutta la terra. Chi non si sottomette verrà annientato… una cancellazione tanto completa che termine stesso “infedele” perderà di significato. Questo assoluto comporta la precedenza dell'islam rispetto alle ragioni della convivenza plurireligiosa perché, qualunque sia la situazione in questo momento, un giorno il “nemico da combattere” verrà “sconfitto” l’utilizzo stesso di questi termini è incompatibile con un progetto di sincera pacificazione.

Se i tempi  previsti dalla normativa regionale vengono rispettati , nel Faentino dovremmo essere nella fase conclusiva per l'attuazione  della fusione delle due Aziende di servizio alla persona  .  Le ASP  “PRENDERSI CURA e SOLIDARIETA’ INSIEME, si trasformeranno in una Azienda Unica del Distretto Socio Sanitario che gestirà , per conto dei Comuni ,  tutti i Servizi alla persona del territorio. E' una scelta  dettata da una normativa regionale  stringente che , come è noto , ha destato tante perplessità per  il centralismo decisionale che introduce nella gestione dei servizi e per non avere valutato a fondo i risultati in molti casi positivi ottenuti dalle  varie ASP nate anni fa dalla trasformazione delle ex OPERE PIE . Ci saranno stati ,da qualche parte ,  anche casi di malfunzionamento di Asp , ma per quanto riguarda il Faentino , le "nostre " due entità  hanno dato prove di efficacia  trovando , tra l'altro, loro intese e sinergie per operazioni di interesse comune.