Attualita

 
La scuola ha iniziato la sua attività nel 1916 come Asilo d’Infanzia per opera dell’Istituto delle Suore Maestre di S.Dorotea, ma è solo nel 1935 che viene riconosciuta come Ente Scolastico.
Per molti anni fu gestita interamente dalle Dorotee, finché verso la fine degli anni ’80,
alcuni genitori favoriti da un’amicizia che era nata nel frattempo, sentirono il desiderio di realizzare assieme alcuni progetti da proporre al paese; inizia così una stretta collaborazione con la Parrocchia, la Pro Loco e altre associazioni.
Il gruppo iniziale dei genitori si arricchisce di volontari esterni ed è in questo periodo che nasce la Compagnia Teatrale “Chiarazula Marazula” che negli anni successivi avrà vita propria pur mantenendo un legame profondo con la scuola; infatti, nel tempo, l’intero ricavato di tutte le rappresentazioni andrà devoluto a sostegno di una missione delle suore Dorotee in Bolivia, con particolare attenzione alle problematiche dell’infanzia.
Gli anni ’90 sono anni particolarmente difficili, si inizia a parlare di una possibile chiusura della comunità delle Dorotee nel nostro paese, con conseguente chiusura della scuola. Il gruppo attivo dei genitori e volontari, che nel frattempo si era rinnovato, fu messo di fronte ad una gravosa scelta: o accettare la chiusura della scuola o farsi carico interamente della sua gestione; le motivazioni erano forti, certamente superiori ai dubbi e ai timori.
Venne in soccorso l’Arciprete don Giancarlo Menetti che, attivando stretti contatti con l’Istituto si adoperò per il passaggio di competenze alla Parrocchia, che si concluse nel 2006 quando la comunità delle suore Dorotee cessa la sua opera a Casola Valsenio.
La fine degli anni ’90 e i primi anni duemila sono anni di grandi rinnovamenti e scelte importanti: la Direzione e la ragione sociale vengono trasferite alla Parrocchia diventando così Scuola Parrocchiale dell’infanzia S.Dorotea, vengono assunti educatori e personale ausiliario che via via hanno sostituito le Suore Maestre, il riconoscimento come scuola Paritaria con conseguente adeguamento dei locali dovuto per legge, le prime convenzioni con l’Amministrazione comunale, la gestione finanziaria sempre piuttosto sofferta, il disbrigo di pratiche burocratiche all’infinito e tantissimi altri onerosi impegni. Nasce così un vero e proprio Comitato di Gestione composto da genitori, educatori e volontari che è impegnato tutt’oggi. Nel 2008 la scuola ottiene l’autorizzazione all’ampliamento dell’offerta formativa: a fianco della Scuola dell’infanzia nasce uno Spazio bambini in grado di accogliere i bimbi più piccoli dai dodici ai trentasei mesi. Si realizza così il passaggio a Centro per l’infanzia che ospita bambini da uno a sei anni.

UNA SERATA ED UN POMERIGGIO PER RICORDARE PECIO - Venerdì 23 – Sabato 24 Ottobre 2015

Il prof. Giuseppe Pittano -  Pecio per i Casolani -  giunto alla docenza cattedra di Latino all’Università di Bologna ed ad una notorietà internazionale, grazie alla tenacia ed all’impegno personale, partendo da una contesto culturale molto modesto, autore di dizionari della lingua latina ed italiana assai diffusi  oltre che di libri di didattica, di storia delle parole e di analisi letteraria, è stato commemorato con una serie di incontri e conferenze tenutesi a Casola nelle giornate di Venerdì  23 e Sabato 24 Ottobre. 

Si è partiti Venerdì sera, nella sala del cinema Senio, con interventi rievocativi  dell’assessore Maurizio Nati, di Giuseppe Sangiorgi  e di Cristiano Cavina, e proiezioni di foto e spezzoni di filmati curati da Paride Ridolfi, che di Pecio  hanno messo in risalto soprattutto le caratteristiche caratteriali, il suo  spirito ironico e scherzoso, la sua  affettuosità ed attaccamento al proprio paese natale.

Il ricordo del prof. Pittano è poi proseguito nel pomeriggio del sabato 24 Ottobre nella sala Pifferi del Cardello con interventi del sindaco Nicola Iseppi, di  Maria Luisa Martinez, Rosanna Bonafede che ha presentato il libro “Storia di parole” scritto a due mani con Pittano ed illustrato da Alessandro Sana,  di Alessandro Luparini e concluso con il recital romagnolo di Rudy Gatta. Un aperitivo curato dal gruppo della biblioteca comunale ha chiuso la rievocazione.

Mi collego ad una delle ipotesi che ho letto nell’articolo di Alessandro Righini: “tentare con un intervento strutturale importante, quale quello della costruzione di un muro di contenimento e di sicurezza che parta dal livello del fiume e giunga all’altezza dell’area di gioco del Nannini, di recuperare la funzionalità della struttura“. Su questa stessa linea, quella del recupero di tutte le importanti infrastrutture, esiste un’altra possibile opzione, che ho malamente tentato di abbozzare nel disegno allegato. In pratica, invece di tornare in alto costruendo un “Muraglione”, si potrebbe andare in basso realizzando due (o più) piani con una struttura tipo gradoni. Il risultato finale, come si può vedere nel disegno, darebbe in disponibilità:

- il piano residuo 1, sopra il quale si potrebbe tracciare un campo da tennis e/o da pallavolo.

- il piano 3, attrezzabile a verde pubblico,

- il piano 5, sopra il quale si potrebbero tracciare il campo principale ed un campetto per gli allenamenti.

La prima riva 2 scenderebbe dal piano attuale al piano 3 con un angolo fra i 30 e i 40 gradi. La seconda riva 4, scenderebbe dal piano 3 con un angolo fra i 30 e i 40 gradi per collegandosi infine al terrapieno 5. Le due rive annullerebbero l’attuale dislivello a precipizio tra i piani. Le rive 6 sono di collegamento ai piani. Il muro di contenimento del fiume, tracciato in rosso, sarebbe sì più lungo dell’eventuale “muraglione”, ma la sua altezza varierebbe probabilmente entro pochi metri, contenendo quindi la dimensione portante.

Si potrebbe anche valutare la possibilità di progettare il muro di contenimento in modo tale che possa  creare un minimo bacino idrico; questo verrebbe poi sfruttato per produrre energia idroelettrica con una turbina di piccola dimensione.

Ovviamente, stimate da esperti, potrei aver detto un mare di sciocchezze…

…oppure no.

Un saluto e soprattutto “forza Casola per sempre!”

Pier Ugo Acerbi

Nuovo appuntamento con l' alta squadriglia del Reparto Mafeking di Casola Valsenio 1 che questa volta, accompagnato dal Clan Ombre Mobili e dal gruppo scout di Riolo Terme 1, abbiamo partecipato all'incontro con Papa Francesco in Piazza Vaticano, insieme ad altre migliaia di scout arrivati da tutta Italia. Come ci siamo arrivati? Del tutto non lo sappiamo perché, siamo partiti così tardi e così stanchi che buona parte del viaggio verso Roma si è svolta nel silenzio più totale, ma nella notte del 13 giugno 2015 siamo partiti con la corriera proprio da Casola per arrivare puntuali la mattina all'appuntamento con il Papa, che si sarebbe tenuto qualche ora più tardi. Sicuro è, che noi del Reparto così tanti scout riuniti in una sola piazza non li avevamo mai visti, ma ciò che certamente ha colpito tutte le persone che hanno partecipato è stato il messaggio che il Papa ci ha trasmesso e la provocazione con cui ci ha salutato: i giovani come attivi partecipanti alla creazione di un mondo migliore e, forse, reale e concreta speranza per risolvere i problemi che caratterizzano il mondo di oggi. I giovani che possono fare la differenza in un mondo di avarizia e corruzione, che non permette ai più bisognosi di essere aiutati, né a chi si rende disponibile di aiutarli. Un mondo che ha certamente bisogno di rinascere e rifiorire, e noi, i giovani, possiamo farlo, possiamo riuscirci. Questo è ciò che il Papa ci ha trasmesso ed è ciò che ci accompagna da quell'incontro, un messaggio di speranza così importante da non poterlo scordare; e vedere poi tutti quei fazzolettoni di mille colori agitarsi in aria al ritmo di bellissime canzoni che caratterizzano il gruppo dell'A.G.E.S.C.I., è stata solo la conferma che insieme possiamo fare tutto. Linda Drei
Salve a tutti!! E’ bello poter dedicare parte del nostro tempo a scavare in alcuni dei ricordi più intensi della nostra estate, purtroppo appena conclusa. Beh oltre agli amici, al mare, alle feste, un posto sicuramente importante è occupato dal campo estivo , sempre tanto atteso. Ogni estate, solitamente ad agosto, si svolge l’indimenticabile campo che ti regala emozioni uniche e particolari che porterai sempre con te, nel tuo bagaglio di vita. Quest’anno ci hanno portato a Piancaldoli, in un “campo”, nel vero senso della parola in cui ci siamo dovuti arrangiare, ovviamente sempre con l’aiuto dei capi e non solo, a costruire una sorta di accampamento scout, attrezzandoci di tende, tavoli, fuochi e tanto altro ancora per sopravvivere dieci giorni completamente immersi nella natura, fuori dal mondo tecnologico che ci circonda. Tutte e quattro le squadriglie, cariche fin dai preparativi, siamo finalmente partite per l’avventura tanto attesa, dalla quale siamo rientrati come da una battaglia: stanchi, ’feriti’ e tristi di dover lasciarci alle spalle un campo condiviso come in una grande famiglia. Sono passati in fretta quei dieci giorni di agosto, pieni di impegno, sudore, pianti ma anche di tanti momenti intensi e felici che abbiamo passato tutti assieme, noi membri del reparto, perché non è facile dover affrontare una tipica giornata da campo scout in cui devi procurarti la legna per accendere i fuochi e cucinarti il pranzo e la cena, riordinare l’angolo, svolgere gli incarichi che ti vengono affidati di squadriglia.. Anche se non mancano tanti giochi divertenti! Beh sono stati momenti unici ed emozionanti per tutti, soprattutto per noi tre dell’alta squadriglia, che abbiamo concluso i nostri quattro anni di reparto proprio quest’anno con un po’ di nostalgia. Vorremmo inoltre approfittare per ringraziare veramente di cuore i nostri capi scout che, oltre ad aver portato tanta pazienza si sono sempre impegnati per garantire a tutti noi “reppartari” momenti magici e coinvolgenti, dalle poche ore di attività ai lunghi giorni di campo. Vi lasciamo con un po’ di malinconia, ma tanta felicità perché ci portiamo con noi e per sempre queste esperienze che ci hanno insegnato tanto e aiutato a crescere. Sempre cariche e pronte all’avventura,un immenso saluto! Estote Parati! L’alta squadriglia. Alice,Laura e Aurora

A CHE PUNTO SIAMO CON IL  CAMPO SPORTIVO?

Una lettera di Silvano Dardi , pubblicata sul sito de Lo Spekkietto, che fa seguito ad una lettera inviata dal medesimo, tempo fa, ad alcuni amministratori e consiglieri regionali, mette in luce interrogativi  che immaginiamo siano condivisi da molti casolani.

L’argomento è la situazione creatasi a Casola, per ciò che concerne l’attività calcistica dei nostri ragazzi, in seguito al crollo di una parte del campo sportivo Enea Nannini  e soprattutto la domanda:  - A che punto stanno le cose, dopo 8 mesi dall’evento della frana, per ciò che riguarda l’auspicata ricostruzione di una nuova struttura ? -

Tutti sappiamo quanto sia stata partecipata e sentita la mobilitazione cittadina seguita al disastroso evento; in primo luogo da parte dei responsabili delle organizzazioni sportive interessate e della Amministrazione comunale, ma anche dell’associazionismo in genere e di numerosi singoli privati. Una mobilitazione che ha portato alla costituzione del comitato “Forza Casola” e che ha permesso, anche con l’aiuto determinante di alcune realtà imprenditoriali del nostro territorio - quali ad esempio la Coop. Montana -, di realizzare un campetto per le partite di calcetto e per gli allenamenti e di mettere insieme un plafond di oltre 30.000 euro per sostenere l’attività ordinaria dell’associazione sportiva A.C.Casola. A questo si sono poi aggiunte altre iniziative quali, ad esempio, la raccolta fondi on-line messa in campo da Cristiano Cavina "Un'altra stagione da esordienti" che per ora ha raggiunto la quota di 3.665 euro.

Non trovo la necessità di spiegare il termine EXPO, anche perché sarebbe inutile. Da più di un anno veniamo continuamente bombardati dai giornali riguardo a questa esposizione universale che dopo lunghi anni è tornata in Italia, più precisamente a Milano, e in procinto di chiudersi. La cosa che probabilmente ricorderemo è soprattutto il tema, ovvero il cibo, espresso con lo slogan: “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.

In ogni caso, ci tengo a precisare che questo termine nacque nel XIX secolo, più precisamente nel 1851 quando il principe Alberto, marito della regina Vittoria d’Inghilterra ordinò un’esposizione universale per celebrare la monarchia inglese e le sue grandi conquiste, tra cui l’Egitto.

Ho pensato di porre l’accento su questo particolare perché, guardando le immagini relative all’esposizione di quell’anno e pensando a ciò che si può vedere all’EXPO di Milano, mi sono resa conto dei cambiamenti subiti da un evento di questa portata.

Bando alle curiosità storiche, EXPO è stata, per me, un’esperienza molto affascinante, nonostante il poco tempo a mia disposizione e i tanti padiglioni da visitare per conoscere le relative culture. Durante la mia visita ho deciso di dare la precedenza alle culture che non conoscevo e a quelle cui mi sento più vicina e che amo di più.

Sabato 12 e domenica 13 Settembre la nostra Fraternita della Misericordia, come ogni anno, ha organizzato alcuni incontri con i Casolani per ravvivare e mantenere attivi i rapporti con la popolazione e presentare le novità della propria attività sociale. Gli incontri si sono concretizzati in un gradito e partecipato appuntamento conviviale con la cittadinanza agli Olmatelli la sera del sabato e con una serie di manifestazioni,  la domenica, nel cortile dell’ex convento dei Cappuccini fra le quali ricordiamo: il combattutissimo torneo di calcetto per ragazzi di varie età nel  nuovo campo allestito in quell’area  dalla parrocchia con l’aiuto di numerosi volontari, il pranzo di mezzogiorno  servito sotto la rinnovata tettoia che precedentemente copriva il pallaio,  vari intrattenimenti per i bambini presenti, la classica tombolata, la benedizione delle auto ed infine la S.ta Messa  sempre nella nuova area coperta dalla tettoia.

In tutto questo contesto, in cui rimane preminente  l’accento posto  sul ruolo strategico e fondamentale che la benemerita Misericordia  ricopre a favore di  tutta la nostra comunità per ciò che concerne i collegamenti con le strutture sanitarie del distretto, della provincia, della nostra regione e delle regioni vicine, è emerso evidentissimo, in questa edizione della festa, l’impegno che la Misericordia negli ultimi anni  sta prodigando tramite i propri volontari a favore dei giovani e delle strutture idonee ad ospitare iniziative pubbliche a favore del nostro paese.

Egregio Giacometti,

sono d’accordo con Lei: il tentativo di dialogo per comprendere le ragioni dell’altro è sempre meritorio. Tuttavia il dialogo ha soprattutto valore quando non è fine a se stesso; ciò significa che una conclusione è desiderabile. E questo è il punto… il giudizio finale non deve essere obbligatoriamente comprensivo, come del resto il comportamento che ne deriva non deve essere necessariamente tollerante. Se così non fosse la ragione sarebbe di tutti, anche di quelli che negano la pari dignità tra uomo e donna, tra credente e infedele.

Per quanto riguarda, come Lei sostiene, la mia negatività eccessiva, vedremo nel tempo, mi auguro che la sua impressione sia quella corretta. In ogni caso riconosca il fatto che, dei miei interventi a proposito dell’escatologia islamica, Lei non ha contestato l’assenza della fonte, oppure un errore di traduzione, o anche solo la posizione di una virgola che modifica il significato della frase… semplicemente Lei vorrebbe non evidenziare questi aspetti, che inevitabilmente palesano il forte precetto aggressivo insito nelle sacre scritture islamiche.

A tal proposito è interessante notare come, quando si parla di queste cose con persone oggettivamente preparate, spesso si riceve la stessa risposta: la Bibbia giudaico-cristiana è altrettanto violenta, anzi, ancor più, la qual cosa è certamente incontestabile. A questo punto si prospetterebbe l’interruzione del dibattito in quanto, dal punto di vista della logica occidentale, il ragionamento non fa una grinza. Viceversa è giusto contestare l’equazione e procedere nella discussione perché c’è un errore di base che annulla, in questi termini, la possibilità del confronto: infatti, i racconti contenuti nella Bibbia sono descrittivi, inseriti quindi in situazioni e tempi definiti. Viceversa i versetti del Corano e gli Ahadith (i racconti che riguardano la vita del profeta) oltre che descrittivi sono anche prescrittivi, e valgono in ogni tempo e in ogni circostanza. Un eventuale confronto, riguardo al proponimento dei testi, andrebbe fatto sostituendo alla Bibbia il Vangelo, che infatti è testo sacro anche prescrittivo. In altre parole, mentre la Bibbia ha un carattere storico e li si ferma, il Corano trascende, e al significato storico affianca quello teologico.

 

Lettera aperta ad ACERBI
 
Egr. Signor Acerbi,
                              spero  voglia leggermi ancora una volta se lo Spekkietto riterrà di pubblicare queste mie considerazioni su un tema complicato , ma tanto di attualità , come  l' immigrazione, che ci trova non proprio concordi .
Mi consenta però di rassicurarla che non ho mai  inteso considerarla uno sprovveduto . Avendo letto altri suoi scritti ne ho sempre apprezzato la forma e la chiarezza , non sempre il contenuto -
Sul tema immigrazione le contesto  il suo assolutismo tinteggiato di quel fatalismo pericoloso  per gli effetti che può creare in chi si considera già oggi assediato alla presenza di qualche immigrato . Dire che entro pochi anni  gli europei dovranno retrocedere dal loro status attuale a favore delle popolazioni immigrate che...... ci faranno pagare  debito dell'averle illuse , mi consenta , è una tesi un po' esagerata Resta certamente   il problema del come assestare l'esodo e renderlo compatibile con il vivere civile degli occidentali. Questo però è un tema che chiama la politica ed i Governi non a fare barriere o ad alzare  paure , ma a governare  con provvedimenti all'altezza della complessità del fenomeno migratorio. In tale  direzione vanno gli appelli dei “reverendissimi  ed eccellentissimi” della Chiesa Cattolica ,ma non solo di quella. La quale Chiesa , nel  frattempo ,assieme a tante altre Istituzioni religiose e laiche dedica uomini volontari e mezzi per rendere meno difficile l'impatto dell'immigrato con il paese ospitante.

Caro Giacometti,

la superficialità presuppone sprovvedutezza e, può esserne certo, io non sono una persona sprovveduta.

Quanto al fatalismo, è il fatalismo stesso ad essere connaturale all’animo dei mussulmani. A tal proposito le chiedo di leggersi, o rileggersi con maggiora attenzione se già lo ha fatto una prima volta, il mio precedente articolo ”Musulmani: integrazione e limite”: vedrà che straborda di fatalismo. Ma la prego anche di notare come l’articolo sia scritto con una serie di annotazioni che riguardano non opinioni personali ma l’escatologia islamica, come essa stessa viene predicata in moschea (comprese quelle considerate moderate). In effetti un fedele mussulmano avrebbe potuto scrivere quasi le stesse cose… a parte il tema dell’inganno che, ovviamente per sua natura, si presta all’ambiguità.

Non si tratta poi di tirare i dati e parlare a caso del numero di migranti in partenza per l’Europa: i dati che cito sono rintracciabili nel sito della dall’Oxfam, nota organizzazione caritatevole, il cui intendimento non è certo quello di “seminare paure” semplicemente divulga le statistiche raccolte dai suoi esperti.

E veniamo a “ Dire che l'islamismo è religione violenta, è sbagliato”:

SULL’IMMIGRAZIONE commento di Giacomo Giacometti in risposta all'intervento di Acerbi

Sul tema purtroppo di attualità dell'immigrazione leggo un articolo di Acerbi che desta tante perplessità per una parte del suo  contenuto e che ,si distingue , a mio parere , per la superficialità con cui viene trattato il richiamo della Chiesa rivolto ai Governi ed alla politica per chiedere attenzione agli aspetti umanitari e perché si diano  più alte risposte data la complessità del fenomeno .

L’altro appunto da fare è sul fatalismo con cui nell’articolo si preconizza la sconfitta del Cristianesimo e della civiltà occidentale  in Europa in conseguenza di una invasione  dell'Islamismo    a seguito della immigrazione dei popoli africani  nel nostro continente-

Non sono esperto di migrazioni ,ne lo sono di religioni o di politica estera   ne voglio banalizzare gli effetti  che indubbiamente potrebbe  provocare una immigrazione di massa sul tessuto sociale .

Intendo solo sottolineare il mio dubbio che alcuni milioni di immigrati  nei prossimi anni , peraltro si presume non tutti di religione islamica , possano rivoluzionare la nostra società per assoggettarla al loro giogo , mi sembra una forzatura da evitare se non vogliamo seminare paure e fare di un fenomeno difficile ma inevitabile motivo per alimentare razzismo che già purtroppo viene predicato con dovizia di mezzi  dai tanti interessati per motivi elettorali.

Tra i tanti commenti letti sui giornali o sentiti alla TV in questi giorni, sono frequenti quelli, eccellentissimi e reverendissimi, che considerano come l’unico comportamento eticamente corretto nei confronti del migrante sia l’accoglienza senza alcuna condizione… considerazione nobile, che però trascura due fatti: questa gente è una vera moltitudine ed è facile trovare, tra loro, chi possiede una identità culturale e un senso della legalità addirittura contrapposto al nostro. La percentuale di persone che rispondono a questo ritratto non è trascurabile, ed appartiene in particolar modo ai migranti di religione mussulmana provenienti da Medio Oriente e Africa.  

Nell’attuale condizione delle coste e dei confini italiani, si è venuta a creare una emergenza umanitaria che, nella sua drammaticità, impedisce di valutare la reale portata del fenomeno proiettato nel futuro. L’azione del governo, per tradizione confusa, procede in continuo stato di emergenza senza un progetto d’intervento complessivo. Perseverando in una tale negligenza abbiamo rinviato, già da troppo tempo, l’applicazione del comune buon senso: cos’altro bisogna pensare di fronte alla politica, auspicata e supportata dalla maggior parte delle associazioni caritatevoli e di cooperazione, delle “porte aperte per tutti”? Un tale metodo non incontra la visione dell’insieme: quella cioè di trovarci difronte non ad una migrazione di genti ma di interi popoli. Popoli giovani che, tra l’altro, hanno tassi di natalità straordinariamente più alti di quelli della media europea. I dati raccolti dall’Oxfam, una della maggiori organizzazioni umanitarie internazionali, parlano di oltre 50 milioni di persone intenzionate, nei prossimi anni, a partire dalla sola Africa per raggiungere l’Europa.

 

INAUGURATA LA VIA DELLA CROCE D LUCE

Domenica 5 Giugno, in occasione del tradizionale ed annuale pellegrinaggio alla Croce di Luce, è stata inaugurata la Via Crucis composta da 14 pilastrini che, distribuiti sul sentiero di crinale che conduce dal Cerro al monte Alberino di Albignano,  ricordano le tappe della passione di nostro Signore Gesù Cristo. 

Il progetto per la realizzazione del  percorso sacro era stato lanciato lo scorso anno  quando,  al termine della S.ta Messa  celebrata ai piedi della Croce, Alessandro Righini aveva presentato il modello in polistirolo, di un possibile pilastrino da realizzarsi in cemento e da collocare in 14 esemplari  sul sentiero.

Ogni pilastrino in cemento doveva poi essere completato da una formella in ceramica illustrante il tema della “stazione”

La Via Crucis ideata e proposta da Alessandro Righini in quella occasione è basata su di una scrittura e suddivisione delle 14 “stazioni” della Passione di nostro Sig. Gesù Cristo che, pur rispettando rigorosamente l’impostazione ed il soggetto rituale  tratto dal racconto evangelico, presenta qualche variante rispetto alla tradizionale ed usuale successione ed esposizione delle tappe della via Dolorosa. A tal poposito val la pena di ricordare che  varianti alla tradizionale suddivisione delle cosiddette  stazioni della Via Crucis sono state proposte ed attuate anche negli anni passati in occasione delle celebrazioni  del Venerdì Santo presiedute dal  Pontefice a Roma .