Attualita

 

 Un libro dedicato da Luciana Baruzzi ai bambini di ieri e di oggi, con l’augurio di giorni sereni

La “direttrice” Luciana Baruzzi presenterà la sera del 22 Aprile, nella sala Biagi Nolasco, il suo ultimo libro: “La Giulietta rossa”. L’abbiamo affettuosamente chiamata “direttrice” perché è con questo nome che noi Casolani  solitamente la indichiamo in ricordo della sua lunga attività di dirigente del plesso scolastico di Casola e Riolo.

Luciana Baruzzi, come sappiamo, quasi ogni anno dà alle stampe un suo libro di racconti su personaggi e ricordi della vita passata della nostra vallata e quest’anno, proprio in virtù del ruolo ricoperto in tanti anni di professione, ha voluto dedicare questa sua nuova fatica (o … piacere) , al mondo della scuola di un tempo.

Le prime due sezioni del libro “La mia scuola narrata dai bambini”  e “ La mia scuola narrata dai maestri “ con la collaborazione di bambini e maestri di allora ha fatto emergere un quadro  caratterizzato da un grande desiderio degli alunni di apprendere, dal forte interesse delle famiglie per la scuola e dal modo di sentire da parte dei maestri il proprio lavoro come una missione ancor prima che una professione.

Nella terza sezione “Sguardo sul territorio” si susseguono i racconti della vita di un tempo dove il tema della scuola si affaccia per sfumare poi in altri argomenti  in cui sono protagonisti bambini e la vita e le attività, essenzialmente agricole  ed a volte  quasi primitive della nostra vallata.

Nella quarta sezione “La guerra non si dimentica” viene lasciato spazio ai ricordi di un’epoca cruciale per la nostra vallata: la guerra ed il passaggio del fronte, con tutto quanto di tragico ma anche di coraggio e forza d’animo con cui le nostre famiglie affrontarono quei terribili momenti.

La “Giulietta rossa” - come viene sintetizzato in una nota di copertina - fa rivivere la scuola di un tempo, quando  bambini ed   raggiungono la scuola a piedi, a cavallo, in auto o sulla Norton, la moto dalla livrea nera e dal gran rombo. Quando in un fondo sui Gessi il fieno è trasportato in modo primitivo su un grande ramo di quercia, che fa da slitta.

Il mistero della vita è scoperto dai piccoli per intuizione, mentre il ricordo della guerra resta sempre vivo nei grandi.

Il libro, come quelli precedenti, si presta ad una piacevole lettura. Il formato è quello rettangolare a cui Luciana Baruzzi da tempo ci ha abituati e la copertina è “affrescata” da Laura Rondinini.

Alessandro Righini

SISTEMATO IL TETTO DELLA CHIESA DEL “PIO SUFFRAGIO” ( S.TA LUCIA) A fine Dicembre si sono conclusi gli importanti lavori di manutenzione straordinaria del tetto della chiesa del “Pio Suffragio” ( o delle Suore , o di S.ta Lucia che dir si voglia) iniziati in Novembre per iniziativa della Fondazione Card. Giovanni Soglia con la collaborazione della ditta Gentiledile e dello Studio Tecnico Cantagalli-Spada.

Il tetto della chiesa da tempo era sotto osservazione per una serie di segnali di deterioramento del coperto che si manifestavano soprattutto a seguito delle piogge. Ad un certo punto il nuovo Consiglio di Amministrazione, nominato da S.Ecc il Vescovo Mons. Tommaso Ghirelli il 16 Settembre 2015, ha convenuto che non era possibile procrastinare ulteriormente un intervento risanatore ed ha deciso di affrontare il previsto gravoso impegno finanziario e di procedere ai lavori di restauro necessari.

Ottenuti i vari permessi sono iniziati i lavori che, grazie all’efficienza ed alla collaudata esperienza della ditta Gentiledile e della studio Cantagalli-Spada , oltre che alla fortunata e provvidenziale contingenza di una stagione straordinariamente mite ed insolitamente esente da fenomeni atmosferici importanti, sono stati portati a termine con una certa celerita e nel pieno rispetto delle più ottimistiche previsioni.

La chiesa del Pio Suffragio dunque potrà assolvere in piena sicurezza alla sua funzione di cappella privilegiata da molti fedeli che, anche grazie alla sua posizione centrale nel paese, la visitano durante la giornata per vivere un breve momento di pausa e di riflessione spirituale. In occasione della sistemazione del tetto si è anche provveduto a riattivare l’uso delle due piccole campane, una delle quali risale all’anno 1816. Per il lavoro di risistemazione delle campane la ditta Gentiledile e la ditta Lasifaber non hanno richiesto alcun compenso ed ha prestato la sua collaborazione gratuita anche Italo Fiorentini. A tutti costoro va il nostro riconoscente ringraziamento. In questa occasione, in relazione al mantenimento delle condizioni di fruibilità della chiesa , è doveroso ricordare anche il preziosissimo, costante, gratuito e silenzioso contributo fornito delle due signore volontarie: Franca Cantoni e Giuseppina Camurani che da anni, con dedizione encomiabile, si impegnano ogni giorno nella gestione della chiesa, unitamente al servizio di raccolta di panni usati nei locali dell’adiacente convento. A loro va il ringraziamento sincero e riconoscente della Fondazione card. Giovanni Soglia e della intera comunità parrocchiale.

La religione ebraica è, tra le religioni monoteiste che esprimono un dio personale, quella più stimolante per l’intelletto. La continua rilettura dei testi sacri, di per sé, non è un pratica nel solo ebraismo, tuttavia è solo nell’ebraismo che, di volta in volta, viene accompagnata dalla rielaborazione interpretativa dal credente. Lo scopo di questo esercizio è trovare la “matematica del creato”. Il devoto è infatti convinto che la chiave per la comprensione del significato profondo del Verbo Divino, quello che oltrepassa la lettura esplicita del testo sacro, si trova nella scienza dei numeri. Pertanto si impegna costantemente ad elaborare, all'interno della parola, della frase, della pagina, dell’intera Torah, un algoritmo in grado di restituire “…il nucleo, la vera essenza dell’universo”.

Contemporaneamente a tutto questo, è cresciuta una particolare tradizione educativa, intrinsecamente legata ad uno specifico stile di vita, che nei secoli parrebbe aver portato ad una selezione elitaria basata sulla capacità del pensiero. La tesi ha un aspetto in qualche modo misurabile prendendo come metro di osservazione l’analisi statistica dei dati riguardanti il Premio Nobel. 

Il popolo ebraico, tra residenti in Israele e le varie comunità sparse in giro per il mondo, è composto da circa 13 milioni di persone; sostanzialmente lo 0,2% dell’intera popolazione mondiale. Ebbene si deve constatare come nelle materie scientifiche come fisica, chimica e medicina, gli scienziati ebrei che hanno ricevuto il premio Nobel sono quasi il 25% del totale. Se poi prendiamo in considerazione il dato riguardante l’economia, la percentuale balza al 40%.

 
Gian Franco Donattini si è spento nel giugno dello scorso anno. Ha lasciato un caro e profondo ricordo nei suoi famigliari ma ha anche lasciato a noi suoi compaesani un libro dal titolo: “sessant’anni d’osservazioni e considerazioni sugli uccelli presenti nell’alta valle del fiume Senio”. In copertina c’è la stretta di Borgo Rivola e il crinale della vena del Gesso con in fondo uno spicchio di pianura. Donattini stava alla Tana di Mongardino, quasi sotto alla cresta del gesso, il podere che ha coltivato per anni e dove adesso risiedono ancora la moglie Ardea e i figli Adriano e Graziano che mi hanno aiutato a scrivere queste righe. Ha fatto anche il camionista per anni su lunghi percorsi in tutt’Italia, mestiere che però esercitava dal 7 di gennaio al 14 di agosto di ogni anno. Come mai un impiego così a calendario? Chiedo ai figli che mi sorridono: semplice, stava a casa quando era aperta la caccia cui dedicava tutto il suo tempo. Donattini è stato uno dei cacciatori più militanti del paese e sicuramente un cacciatore che ha saputo guardare al mondo degli uccelli con occhio curioso, attento, indagatore per lasciarci una testimonianza scritta lucida e appassionata.
Un cacciatore particolare non solo perché, fino a che le norme lo hanno consentito, catturava uccelli vivi come fanelli, lucherini, zigoli, strillozzi, ecc. ma anche perché, oltre all’entusiasmo, dietro ogni cattura o dietro ogni fucilata c’era una curiosità intellettuale inusuale. Sono i figli a spiegarmi il perché. Nato da una famiglia mezzadrile povera e terzo di tre figli venne cresciuto a latte materno e pane secco imbevuto in acqua e vino. I suoi genitori, consapevoli che così non potevano crescerlo, all’età di tre anni lo affidarono allo zio paterno che aveva più risorse in quanto possedeva tre poderini e una pensione come ferito di guerra ma che non aveva figli. Venne a stare alla Tana e si innamorò della caccia. Dice Gian Franco nel suo libro: «nel primo mezzo secolo del ‘900 la gente in valle si divideva in due categorie: i ricchi e i poveri. Questi ultimi, mezzadri che dividevano il frutto del lavoro col padrone, avevano la miseria e cercavano nella caccia l’unico sostentamento della famiglia. Mentre i ricchi avevano il paretaio e cacciavano per svago durante il passo migratorio il mezzadro cacciava o uccellava tutto l’anno: così sono stati loro a tramandarci questa passione che allora era una necessità, ora è un divertimento». Ma la mamma adottiva non condivideva questa scelta così esclusiva. Voleva farlo studiare e dopo le scuole elementari lo mandò a Imola a frequentare il ginnasio a dozzina da Monsignor Poggi. Lo studio però non era proprio la sua vocazione almeno per le materie umanistiche. Adriano si alza e mi porge sulla tavola un atlante geografico su cui studiava il babbo. Volto la pagina e dietro le cartine dell’Europa politica, fisica, ecc. compaiono le sagome di tutti i passeriformi e i silvidi della nostra zona disegnati dalla sua mano con cura di dettagli e precisione di segno: era l’ornitologia la sua vera materia di studio e il libro che ci ha lasciato, oltre ai racconti coloriti dei fatti venatori e ai suoi racconti personali, è proprio un piccolo trattato. Donattini riporta le memorie di cacciatori attivi all’inizio del secolo scorso e considerando che l’ultima sua osservazione sistematica sugli uccelli della nostra zona risale al 2004 si può ben dire che nel libro è raccolta la storia ornitologica di un secolo. Un periodo che ha mutato radicalmente il tessuto economico, il paesaggio e gli ambienti nonché il modo di fare agricoltura tanto da sconvolgere le popolazioni degli abitanti pennuti non solo della nostra valle ma per lo meno di tutta Europa.
 

ERAVAMO  2671 ED ORA SIAMO 2617

( i dati  sono quelli ufficiali risultanti all’anagrafe del comune di Casola V,)

All’inizio del 2015 a Casola  Valsenio,  secondo l’anagrafe,  eravamo  2671 ; a fine anno siamo rimasti in 2617 e pertanto registriamo un calo della popolazione residente di 54 cittadini.

 

(nota:  M = Maschi ; F = Femmine) N.B. Tutti  i nuovi nati  sono venuti alla luce nei centri sanitari dei distretti: Nessun  bimbo è nato nel territorio del comune.

Popolazione residente

Al 1 Gennaio 2015 : Tot. 2.671          di cui   M.  1.349        F.  1.322

Al 31 Dicembre 2015: Tot. 2.617      di cui   M.  1.323        F.  1.294

Differenza : -54                                  di cui  M.      -26        F.      -28

Nati e morti  nell’anno 2015

Nati:  Tot.  13                                      di cui  M.  6               F.  7

Morti: Tot. 38                                     di cui  M.  23             F.  15

Diff.   fra nati e morti: Tot. 25         di cui   M.  -17                        F.  -8

 

 

Iscritti e cancellati  dall’anagrafe

 

Iscritti / immigrati da altro comune: Tot. 33                       di cui  M.  13              F.  20

Iscritti/immigrati da estero o altro:   Tot. 28                       di cui  M.  26              F.    2

Totale iscritti /immigrati o altro : 61                     di cui  M.  39              F.  22                          

 

Cancellati/emigrati ad altro comune:   Tot. 78        di cui  M.  42              F.  36

Cancellati/emigrati all’estero  o altro:  Tot.  12      di cui  M.    6              F.    6

Totale cancellati/emigrati o altro:  Tot.  90                      di cui  M.  48              F.  42

Differenza fra iscritti e cancellati: Tot.  -29                       di cui  M.   -9             F. -20

Cittadini stranieri iscritti all’anagrafe al 31/12/2015

Belgio             M.  1               F.  1                 Tot.  2

Germania       M.  0               F.  1                 Tot.  1

Polonia            M.  0               F.  3                 Tot.  3

Slovacchia       M.  0               F.  1                 Tot.  1

Bulgaria          M.  0               F.  1                 Tot.  1

Paesi Bassi      M.  1               F.  0                 Tot.  1

Romania         M. 21              F. 46                Tot. 67

Albania           M. 35              F. 27                Tot. 62

Moldova         M.  0               F.  1                 Tot.  1

Rep. Di Serbia M.  3               F.  2                 Tot.  5

Kosovo            M.  0               F.  1                 Tot.  1

Macedonia     M.  1               F.  1                 Tot.  2

Ucraina           M.  4               F.  7                 Tot. 11

Gambia           M.  2               F.  0                 Tot.  2

Marocco         M. 10              F. 10                Tot. 20

Mali                M.  4               F.  0                 Tot.  4

Tunisia                        M.  3               F.  1                 Tot.  4

Brasile            M.  1               F.  1                 Tot.  2

Filippine          M.  1               F.  0                 Tot.  1

Pakistan          M. 17              F.  0                 Tot. 17

India                M.  5               F.  1                 Tot.  6

Rep. P. Cina    M.  0               F.  1                 Tot.  1

TOTALI            M. 109                        F. 106              M+F.  215

Negli Ahadith, si può leggere la seguente frase:

“Tra i mussulmani ci saranno certamente persone che commetteranno adulterio, indosseranno vesti di seta, berranno alcool e si diletteranno al suono di strumenti musicali…”

Questa constatazione del Profeta nei riguardi della debolezza umana, è associata ad una semplice lista che vuole essere esemplificativa dei comportamenti e delle cose esecrabili. Come si può notare, tra adulterio e alcool, compaiono anche vesti di seta e musica. Il richiamo non è marginale perché, a proposito dell’etica di comportamento, appare in altri numerosi decreti, tali sono considerate le asserzioni attribuite al profeta.

Alla stessa maniera, se ispirate alla raffigurazione del mondo naturale, l’Islam condanna la scultura e la pittura. Infatti, all’artista non è concesso copiare ciò che Dio ha fatto, e deve, ricacciando la propria eventuale originalità, associarsi ad un’arte condivisa che contempla, non copia, il divino espresso nella natura. Parrebbe niente più di una pura speculazione filosofica, ma fa la differenza se consideriamo come l’individualismo e l’originalità  siano la ragione stessa dell’arte in Occidente. Al contrario, l’arte che l’Islam ha espresso nei secoli, la sola ed unica ammissibile per questa religione, è riconducibile all’intera ummah mussulmana. Questo non significa che l’arte islamica è priva di talento, tutt’altro, basti pensare all’architettura delle moschee, ai bellissimi decori geometrici dei palazzi arabi, alla magistrale tecnica calligrafica, alle incredibili sonorità vocali del muezzin che chiama i fedeli alla preghiera… tutte opere di pregio assoluto che anche un osservatore occidentale può ammirare e amare. Attenzione però, il contrario non è consentito: l’arte occidentale non può essere ammirata dal credente mussulmano. Il motivo è semplice: contrasta il Corano. Per questa ragione l’Islam non l’apprezza, anzi l’annulla.

Infatti, se la figura dell’artista, così come noi occidentali la concepiamo, è condannata in quanto espressione di quella individualità che l’Islam si sforza di costringere, il gesto artistico che nasce dalla proiezione dell’individuo non ammissibile. L’artista non deve esibire la propria singolarità perché la singolarità è interamente contenuta in Dio e gli appartiene. Dunque, ogni forma artistica va indirizzata esclusivamente all’esaltazione di quanto, dettato da Dio, è stato scritto nel Corano. Da questo punto di vista è inevitabile il paradosso, e la distinzione occidentale tra arte religiosa e arte secolare non ha più alcun senso perché viene addirittura superata: l’arte secolare è inconcepibile, mentre l’arte sacra occidentale, non essendo ispirata dal Corano, è inammissibile… dunque, l’arte occidentale nel suo complesso, semplicemente non esiste.

In definitiva, per l’Islam, la forma d’arte più pura e meritevole, che l’uomo possa esprimere, è  la lettura salmodiante del Corano. Per conseguenza diretta, l’arte calligrafica è suprema perché comunica, visualizzandola, la parola divina. Non a caso, il mondo mussulmano considera la propria calligrafia incomparabile a qualsiasi altra, superiore per bellezza, eleganza ed espressività.

Ma questo, cosa avrebbe significato per noi? Cosa sarebbe l’Europa se fosse cresciuta alimentandosi non da radici cristiane ma da radici Islamiche?

Beh… valide le premesse, non è possibile conoscere quali opere artistiche avrebbero sostituito quelle che la nostra cultura ha prodotto, ma è di certo possibile dire cosa in Europa non sarebbe mai nato.

Non sarebbe mai nata la musica di Verdi e di Beethoven, non avremmo avuto le sinfonie di Tchaikovsky,  i notturni di Chopin, le musiche di Rossini, ne quelle di Bach e Wagner. Non avremmo il David di Donatello e la Cappella Sistina, e non sarebbero diventati ciò che sono diventati Michelangelo, Leonardo da Vinci, Bruges, Velasquez, Renoir, Modigliani, Picasso e Cortes. Per tempi più vicini a noi… via i Beatles, Lucio Battisti, Vasco Rossi, David Bowie e Pavarotti. Via Armani e Yves Saint Lauren. Via il Sangiovese, il Riesling, l’Albana, la Grappa, il Cognac  e l’amaro Petrus. Non ci sarebbero mai stati i romanzi di Simenon, di Camilleri e la poesia di Leopardi. E a proposito di scrittori e poeti… non ci sarebbe stata, così come la conosciamo ora, neppure la lingua italiana, considerato che Dante non avrebbe scritto la Divina Commedia. Chiudo in velocità: via la Ducati e Valentino Rossi. Via la Ferrari la Porsche e la Lamborghini…

…insomma, via a un bel pezzo di quello che ci circonda e ben venuti in un nuovo mondo: l’Islam.

Pier Ugo Acerbi

40 RICHIEDENTI ASILO A CASOLA VALSENIO

 

 Come è noto in Maggio  4 profughi  richiedenti asilo provenienti dal Mali sono  stati accolti a cura del l’ASP in  due mini appartamenti , tra loro adiacenti, nel complesso delle ex Opere Pie, di fianco alla chiesa parrocchiale.

Successivamente, Il 22 Luglio, sono arrivati a Casola altri profughi  esteri,  richiedenti asilo, facenti  parte di un altro contingente i cui componenti  sono stati  alloggiati ed accolti nella struttura dell’ex albergo “Antica Corona”.

Quest’ultimo contingente è stato destinato a Casola Valsenio in seguito alla partecipazione del gestore della struttura dell’ex albergo “Antica Corona” ,  Antonio Norrito,  ad una gara di appalto indetta dalla Prefettura di Ravenna per  l’accoglienza  dei richiedenti  asilo

 La gara è stata attivata nell’ambito delle operazioni di “Protezione internazionale dei rifugiati” messia in atto dal nostro Governo per far fronte all’emergenza dei rifugiati provenienti da varie parti del mondo  afflitte da  guerre, calamità o emergenze di vario tipo. Il nostro Governo infatti  ultimamente sta cercando di distribuire i profughi in arrivo in tutto il territorio nazionale.

19 sono stati  gli aspiranti gestori  che hanno  partecipato alla gara di appalto sopra citata e 14 quelli, fra cui il sig. Norrito, che hanno vinto ed a cui è stato assegnato il servizio di accoglienza.

Il contingente destinato a Casola ed alla struttura dell’ex albergo Antica Corona è di 40 richiedenti asilo.

In un primo tempo sono giunti 6 ragazzi pakistani, poi, per alcuni giorni, sono state ospitate anche alcune famiglie con i rispettivi figli  che successivamente sono stati trasferite a Lugo. Infine sono arrivati altri giovani, tutti maschi, sino a completare il contingente.  Al momento in cui scriviamo gli ospiti sono 40, di cui 27 sono Pakistani, 2 Bengalesi e 11 Gambiani. Alcuni di questi ospiti sono già in regola per quanto riguarda il permesso di soggiorno, gli altri attendono la maturazione dei tempi e della verifica delle condizioni necessarie

All’inizio la notizia dell’arrivo di un così significativo numero di rifugiati  (in rapporto alla popolazione del nostro comune) ha messo in agitazione una parte dell’opinione pubblica  ed ha provocato una certa reazione ( sorpresa e perplessità ) anche nella Amministrazione Comunale. Una petizione di attivata nell’immediatezza dell’evento da alcuni concittadini  contrari all’accettazione dei richiedenti asilo,  ha raccolto poco più di 130 firme  ma alla fine,  con il passare del tempo, e con la constatazione della  sostanziale correttezza e della tranquillità che sino ad ora ha caratterizzato la permanenza degli ospiti,  ci pare di poter dire che  la situazione si è normalizzata e  che le perplessità  ed i timori  dei primi giorni si sono in gran parte  dissipati.

In base alle clausole dell’appalto il gestore deve fornire agli ospiti l’alloggio, il vitto, il vestiario, assicurare il necessario per l’igiene personale e curare quella della struttura di accoglienza. Inoltre deve provvedere alla corresponsione di  una piccola somma di 2,5 euro giornaliere a ogni ospite  per le piccole spese.

Il gestore per far fronte ai propri impegni ha dovuto assumere alle proprie dipendenze  un cuoco per il servizio di cucina, una governante per il controllo ed il mantenimento dell’igiene dei locali, ed un operatore (presente  in struttura 24 ore su 24) per la gestione e l’eventuale accompagnamento degli ospiti.

Oltre a ciò una professoressa alle dipendenze della cooperativa “Global  solidarietà” di Ravenna tiene, tre volte alla settimana, delle lezioni di lingua italiana al fine di una maggior integrazione dei profughi fra cui vi sono ragazzi con diversi  livelli di cultura. Un altro dipendente della medesima cooperativa funge da supporto e da collegamento con le strutture e gli enti del territorio impegnati in queste operazioni.

Gli ospiti, che per l’assistenza medica  sono integrati nel servizio sanitario nazionale, una volta alla settimana ricevono anche la visita di un infermiere ed un paramedico che operano come volontari.

Considerando che questa iniziativa ha permesso di assicurare una nuova funzionalità ad una struttura importante (l’albergo) che per la maggior parte dell’anno se ne restava malinconicamente inerte ed inutilizzata al centro del paese, ci pare di poter affermare, al di là di tutte le perplessità suscitate, e dopo la verifica di questo primo periodo  di attività, che l’esperienza può essere valutata positivamente  soprattutto se si considera che ha dato una risposta concreta  ai bisogni immediati di persone assai provate da atroci e drammatiche esperienze personali.

Alessandro Righini

VERRANNO ESPOSTE A FAENZA,  NEL  “PALAZZO FERNIANI” ,  LE FORMELLE DI CERAMICA CON I BASSORILIEVI DELLE STAZIONI DELLA “VIA DELLA CROCE DI LUCE”

A Faenza, nel l’antico e prestigioso “Palazzo Ferniani”,  è stata allestita una mostra in cui vengono esposte 12  formelle in ceramica -  con  i relativi disegni preparatori - che  andranno a completare altrettante stazioni della “Via della Croce di Luce” -  la via crucis casolana che porta dal Cerro al monte Alberino, i cui 14 pilastrini sono stati montati  questa estate.

L’ allestimento della via crucis, realizzata grazie al lavoro di tanti volontari Casolani  e delle offerte dei parrocchiani, come già precisato in altre occasioni, attende di essere portato a compimento  con il montaggio delle varie formelle  la cui creazione è stata affidata  a diversi artisti  che hanno accettato di collaborare.

Per ora solo il primo pilastrino, è stato completato con il montaggio della formella modellata dalla ceramista casolana  Nicoletta Cavallari. Un’altra formella,  composta  con pasta di cemento ed altri materiali, è stata realizzata da un’altra casolana , Luisa Sangiorgi,  è disponibile  e sta per essere montata sul suo supporto.

 

In seguito alle diverse domande agli esponenti che si erano presentati subito dopo il crollo del campo sportivo ho inviato mail a giornali e politici.Ho ricevuto risposte da diversi consiglieri regionali di tutti gli schieramenti, e dopo esserci sentiti diverse volte, alcuni consiglieri Regionali di Forza Italia e Lega hanno presentato interrogazioni alla Giunta Regionale. Ieri mi hanno fatto avere la risposta che riporto in questo post.

Ciao, e ancora Forza Casola !!

Silvano Dardi

 

RegioneEmilia-Romagna 
IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA 
Ai Consiglieri regionali Andrea Liverani Massimiliano Pompignoli

p.c. alla Presidente dell'Assemblea Legislativa Simonetta Saliera


Oggetto: risposta all'interrogazione oggetto n. 1449 circa la situazione venutasi a creare a seguito del crollo di parte del campo sportivo "Nannini" di Casola Valsenio, le relative responsabilità e gli interventi da porre in essere a seguito dell'evento franoso verificatosi.


La Giunta regionale è a conoscenza della portata dell'evento in oggetto ed è in contatto costante con l'amministrazione comunale di Casola Valsenio per seguirne l'evoluzione, in particolare sul versante delle attività finalizzate alla messa in sicurezza dell'area. 

La scuola ha iniziato la sua attività nel 1916 come Asilo d’Infanzia per opera dell’Istituto delle Suore Maestre di S.Dorotea, ma è solo nel 1935 che viene riconosciuta come Ente Scolastico.
Per molti anni fu gestita interamente dalle Dorotee, finché verso la fine degli anni ’80,
alcuni genitori favoriti da un’amicizia che era nata nel frattempo, sentirono il desiderio di realizzare assieme alcuni progetti da proporre al paese; inizia così una stretta collaborazione con la Parrocchia, la Pro Loco e altre associazioni.
Il gruppo iniziale dei genitori si arricchisce di volontari esterni ed è in questo periodo che nasce la Compagnia Teatrale “Chiarazula Marazula” che negli anni successivi avrà vita propria pur mantenendo un legame profondo con la scuola; infatti, nel tempo, l’intero ricavato di tutte le rappresentazioni andrà devoluto a sostegno di una missione delle suore Dorotee in Bolivia, con particolare attenzione alle problematiche dell’infanzia.
Gli anni ’90 sono anni particolarmente difficili, si inizia a parlare di una possibile chiusura della comunità delle Dorotee nel nostro paese, con conseguente chiusura della scuola. Il gruppo attivo dei genitori e volontari, che nel frattempo si era rinnovato, fu messo di fronte ad una gravosa scelta: o accettare la chiusura della scuola o farsi carico interamente della sua gestione; le motivazioni erano forti, certamente superiori ai dubbi e ai timori.
Venne in soccorso l’Arciprete don Giancarlo Menetti che, attivando stretti contatti con l’Istituto si adoperò per il passaggio di competenze alla Parrocchia, che si concluse nel 2006 quando la comunità delle suore Dorotee cessa la sua opera a Casola Valsenio.
La fine degli anni ’90 e i primi anni duemila sono anni di grandi rinnovamenti e scelte importanti: la Direzione e la ragione sociale vengono trasferite alla Parrocchia diventando così Scuola Parrocchiale dell’infanzia S.Dorotea, vengono assunti educatori e personale ausiliario che via via hanno sostituito le Suore Maestre, il riconoscimento come scuola Paritaria con conseguente adeguamento dei locali dovuto per legge, le prime convenzioni con l’Amministrazione comunale, la gestione finanziaria sempre piuttosto sofferta, il disbrigo di pratiche burocratiche all’infinito e tantissimi altri onerosi impegni. Nasce così un vero e proprio Comitato di Gestione composto da genitori, educatori e volontari che è impegnato tutt’oggi. Nel 2008 la scuola ottiene l’autorizzazione all’ampliamento dell’offerta formativa: a fianco della Scuola dell’infanzia nasce uno Spazio bambini in grado di accogliere i bimbi più piccoli dai dodici ai trentasei mesi. Si realizza così il passaggio a Centro per l’infanzia che ospita bambini da uno a sei anni.

UNA SERATA ED UN POMERIGGIO PER RICORDARE PECIO - Venerdì 23 – Sabato 24 Ottobre 2015

Il prof. Giuseppe Pittano -  Pecio per i Casolani -  giunto alla docenza cattedra di Latino all’Università di Bologna ed ad una notorietà internazionale, grazie alla tenacia ed all’impegno personale, partendo da una contesto culturale molto modesto, autore di dizionari della lingua latina ed italiana assai diffusi  oltre che di libri di didattica, di storia delle parole e di analisi letteraria, è stato commemorato con una serie di incontri e conferenze tenutesi a Casola nelle giornate di Venerdì  23 e Sabato 24 Ottobre. 

Si è partiti Venerdì sera, nella sala del cinema Senio, con interventi rievocativi  dell’assessore Maurizio Nati, di Giuseppe Sangiorgi  e di Cristiano Cavina, e proiezioni di foto e spezzoni di filmati curati da Paride Ridolfi, che di Pecio  hanno messo in risalto soprattutto le caratteristiche caratteriali, il suo  spirito ironico e scherzoso, la sua  affettuosità ed attaccamento al proprio paese natale.

Il ricordo del prof. Pittano è poi proseguito nel pomeriggio del sabato 24 Ottobre nella sala Pifferi del Cardello con interventi del sindaco Nicola Iseppi, di  Maria Luisa Martinez, Rosanna Bonafede che ha presentato il libro “Storia di parole” scritto a due mani con Pittano ed illustrato da Alessandro Sana,  di Alessandro Luparini e concluso con il recital romagnolo di Rudy Gatta. Un aperitivo curato dal gruppo della biblioteca comunale ha chiuso la rievocazione.

Mi collego ad una delle ipotesi che ho letto nell’articolo di Alessandro Righini: “tentare con un intervento strutturale importante, quale quello della costruzione di un muro di contenimento e di sicurezza che parta dal livello del fiume e giunga all’altezza dell’area di gioco del Nannini, di recuperare la funzionalità della struttura“. Su questa stessa linea, quella del recupero di tutte le importanti infrastrutture, esiste un’altra possibile opzione, che ho malamente tentato di abbozzare nel disegno allegato. In pratica, invece di tornare in alto costruendo un “Muraglione”, si potrebbe andare in basso realizzando due (o più) piani con una struttura tipo gradoni. Il risultato finale, come si può vedere nel disegno, darebbe in disponibilità:

- il piano residuo 1, sopra il quale si potrebbe tracciare un campo da tennis e/o da pallavolo.

- il piano 3, attrezzabile a verde pubblico,

- il piano 5, sopra il quale si potrebbero tracciare il campo principale ed un campetto per gli allenamenti.

La prima riva 2 scenderebbe dal piano attuale al piano 3 con un angolo fra i 30 e i 40 gradi. La seconda riva 4, scenderebbe dal piano 3 con un angolo fra i 30 e i 40 gradi per collegandosi infine al terrapieno 5. Le due rive annullerebbero l’attuale dislivello a precipizio tra i piani. Le rive 6 sono di collegamento ai piani. Il muro di contenimento del fiume, tracciato in rosso, sarebbe sì più lungo dell’eventuale “muraglione”, ma la sua altezza varierebbe probabilmente entro pochi metri, contenendo quindi la dimensione portante.

Si potrebbe anche valutare la possibilità di progettare il muro di contenimento in modo tale che possa  creare un minimo bacino idrico; questo verrebbe poi sfruttato per produrre energia idroelettrica con una turbina di piccola dimensione.

Ovviamente, stimate da esperti, potrei aver detto un mare di sciocchezze…

…oppure no.

Un saluto e soprattutto “forza Casola per sempre!”

Pier Ugo Acerbi

Nuovo appuntamento con l' alta squadriglia del Reparto Mafeking di Casola Valsenio 1 che questa volta, accompagnato dal Clan Ombre Mobili e dal gruppo scout di Riolo Terme 1, abbiamo partecipato all'incontro con Papa Francesco in Piazza Vaticano, insieme ad altre migliaia di scout arrivati da tutta Italia. Come ci siamo arrivati? Del tutto non lo sappiamo perché, siamo partiti così tardi e così stanchi che buona parte del viaggio verso Roma si è svolta nel silenzio più totale, ma nella notte del 13 giugno 2015 siamo partiti con la corriera proprio da Casola per arrivare puntuali la mattina all'appuntamento con il Papa, che si sarebbe tenuto qualche ora più tardi. Sicuro è, che noi del Reparto così tanti scout riuniti in una sola piazza non li avevamo mai visti, ma ciò che certamente ha colpito tutte le persone che hanno partecipato è stato il messaggio che il Papa ci ha trasmesso e la provocazione con cui ci ha salutato: i giovani come attivi partecipanti alla creazione di un mondo migliore e, forse, reale e concreta speranza per risolvere i problemi che caratterizzano il mondo di oggi. I giovani che possono fare la differenza in un mondo di avarizia e corruzione, che non permette ai più bisognosi di essere aiutati, né a chi si rende disponibile di aiutarli. Un mondo che ha certamente bisogno di rinascere e rifiorire, e noi, i giovani, possiamo farlo, possiamo riuscirci. Questo è ciò che il Papa ci ha trasmesso ed è ciò che ci accompagna da quell'incontro, un messaggio di speranza così importante da non poterlo scordare; e vedere poi tutti quei fazzolettoni di mille colori agitarsi in aria al ritmo di bellissime canzoni che caratterizzano il gruppo dell'A.G.E.S.C.I., è stata solo la conferma che insieme possiamo fare tutto. Linda Drei
Salve a tutti!! E’ bello poter dedicare parte del nostro tempo a scavare in alcuni dei ricordi più intensi della nostra estate, purtroppo appena conclusa. Beh oltre agli amici, al mare, alle feste, un posto sicuramente importante è occupato dal campo estivo , sempre tanto atteso. Ogni estate, solitamente ad agosto, si svolge l’indimenticabile campo che ti regala emozioni uniche e particolari che porterai sempre con te, nel tuo bagaglio di vita. Quest’anno ci hanno portato a Piancaldoli, in un “campo”, nel vero senso della parola in cui ci siamo dovuti arrangiare, ovviamente sempre con l’aiuto dei capi e non solo, a costruire una sorta di accampamento scout, attrezzandoci di tende, tavoli, fuochi e tanto altro ancora per sopravvivere dieci giorni completamente immersi nella natura, fuori dal mondo tecnologico che ci circonda. Tutte e quattro le squadriglie, cariche fin dai preparativi, siamo finalmente partite per l’avventura tanto attesa, dalla quale siamo rientrati come da una battaglia: stanchi, ’feriti’ e tristi di dover lasciarci alle spalle un campo condiviso come in una grande famiglia. Sono passati in fretta quei dieci giorni di agosto, pieni di impegno, sudore, pianti ma anche di tanti momenti intensi e felici che abbiamo passato tutti assieme, noi membri del reparto, perché non è facile dover affrontare una tipica giornata da campo scout in cui devi procurarti la legna per accendere i fuochi e cucinarti il pranzo e la cena, riordinare l’angolo, svolgere gli incarichi che ti vengono affidati di squadriglia.. Anche se non mancano tanti giochi divertenti! Beh sono stati momenti unici ed emozionanti per tutti, soprattutto per noi tre dell’alta squadriglia, che abbiamo concluso i nostri quattro anni di reparto proprio quest’anno con un po’ di nostalgia. Vorremmo inoltre approfittare per ringraziare veramente di cuore i nostri capi scout che, oltre ad aver portato tanta pazienza si sono sempre impegnati per garantire a tutti noi “reppartari” momenti magici e coinvolgenti, dalle poche ore di attività ai lunghi giorni di campo. Vi lasciamo con un po’ di malinconia, ma tanta felicità perché ci portiamo con noi e per sempre queste esperienze che ci hanno insegnato tanto e aiutato a crescere. Sempre cariche e pronte all’avventura,un immenso saluto! Estote Parati! L’alta squadriglia. Alice,Laura e Aurora